L’AQUILA – “Le 1700 pratiche sospette di ricostruzione post-sisma controllate dalla procura della Repubblica dell’Aquila? A me non risultano”.

Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ora gela il suo vice, Nicola Trifuoggi, autore della stima che tanto ha fatto discutere.

Tra i due, nonostante si affrettino a smentirlo reciprocamente, è in atto un braccio di ferro nato dal protagonismo dell’ex magistrato che non ha fatto mistero di essere interessato ad una candidatura nel 2017

Parlando ad AbruzzoWeb il sindaco ha provato a persuaderlo prospettandogli una candidatura alle primarie del centrosinistra, ma Trifuoggi ha escluso ogni possibilità di entrare nell’alveo dei partiti accarezzando piuttosto l’ipotesi di una candidatura civica.

L’ex magistrato aveva denunciato l’esistenza di un corposo numero di pratiche della ricostruzione private finito nel mirino della procura della Repubblica, che le avrebbe, a questo punto il condizionale è d’obbligo, acquisite negli uffici comunali.

Acquisizione avvenuta proprio mentre sei persone, tra amministratori, progettisti, proprietari e imprenditori, finivano nel registro degli indagati per i lavori di ristrutturazione di Palazzo Ciolina.

Delle 1700 pratiche ritenute sospette si parla da tempo, e fu lo stesso Comune, attraverso il nucleo di polizia edilizia voluto dall’ex comandante dei Vigili Urbani Ernesto Grippo, ad individuarle dopo l’attenta analisi di migliaia di domande. E infatti Cialente dice di non sapere “se queste pratiche siano quelle che noi abbiamo estratto come da legge” o di quali si tratti.

“Sicuramente molte di queste pratiche sospette risulteranno essere state redatte e presentate in buona fede. Vogliamo credere nell’onestà degli aquilani. Invitiamo comunque tutti i cittadini a fare segnalazioni, ben vengano gli esposti che possono aiutarci a svolgere meglio il nostro lavoro” diceva nel maggio scorso ad AbruzzoWeb il maggiore Patrizia Galassi, responsabile degli agenti di polizia giudiziaria della polizia municipale.

Ancora ignota la natura dei presunti illeciti, che infatti hanno destato anche gli scetticismi dell’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano: “I controlli ci sono, spesso anche doppi, e sono di natura preventiva” ha detto a questo giornale, chiedendosi quindi cosa possa emergere dal lavoro dei magistrati.

Oggi, sulla stessa lunghezza d’onda, il sindaco Cialente. “Leggo che mancano i controlli – dice – ma i controlli che possiamo fare li abbiamo previsti per legge”.

“Leggevo che Paolo Tella, imprenditore molto serio – aggiunge Cialente – dice che il Comune deve andare a controllare i verbali e le assemblee dei condomini, ma guardate che questo lo hanno fatto anche i cittadini, non sta scritto da nessuna parte che l’apertura delle buste deve essere fatta pubblicamente”.

“E allora, da difensori della legalità, siamo andati a dire queste cose – ricorda – e cioè che il bue è ormai scappato dalla stalla, ma qualcuno ha voluto farcela pagare per la storia dell’indennizzo-contributo”, dice in riferimento all’iniziale diatriba sull’inquadramento legislativo del finanziamento concesso per la riparazione degli immobili, che avrebbe equiparato la ricostruzione privata a quella pubblica.

“Queste norme – aggiunge Cialente – sarebbero state non costose e più utili. All’Aquila non c’è affatto un magna magna, gli imprenditori dicono che se in Italia c’è un posto in cui si fanno le cose pulite, questo è L’Aquila”. Marco Signori e Roberto Santilli