L’AQUILA – Sulla stesura dell’emendamento sulla ricostruzione approvato oggi in Senato “non si è avuto alcun confronto”.

Lo scrive la responsabile ricostruzione della Cgil, Rita Innocenzi, in una nota che sembra rivolta a chi ha presentato il testo a palazzo Madama, la senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane.

Va bene “prevedere all’atto dell’autorizzazione del pagamento del Sal una certificazione inerente gli avvenuti pagamenti”, ma la sindacalista si chiede se “imprese scorrette o mafiose, alle quali ora l’emendamento affida la responsabilità di autocertificare la propria correttezza, dinanzi al denaro, si lasceranno intimidire dal reato di responsabilità penale legato alle autocertificazioni false”.

Critiche anche sulla scarsa attenzione data ai lavoratori: “Perché l’autocertificazione non è stata riferita anche all’avvenuto pagamento degli stipendi, ossia del salario ai dipendenti impegnati in quel cantiere? Nessuno ne ha tenuto conto, purtroppo”.

LA NOTA COMPLETA

Il percorso che su altri provvedimenti nonché, in particolare sulla vicenda delle tasse, aveva visto  sempre il coinvolgimento delle parti sociali, tutte, ossia di tutte le associazioni datoriali e di tutte le organizzazioni sindacali territoriali si è perso “cammin facendo”.

Ne è prova l’iter di “dialogo” che ha accompagnato la stesura dell’emendamento appena approvato riguardante le procedure legate al pagamento dello Stato di avanzamento lavori (Sal) su cui, come la senatrice Pezzopane sa bene, non si è avuto alcun confronto.

L’intervento attivato diperatamente – con mail e telefonate – negli ultimi giorni, dalla Cgil, una volta appreso per le vie informali del nuovo testo, evidentemente, è risultato tardivo.

Sarebbe utile riprendere quella preziosa modalità che, in tante occasioni, ci ha permesso di ragionare tutti insieme partendo, quindi, da punti di vista diversi ma nell’ottica di tentare, almeno, la ricerca delle soluzioni migliori.

L’emendamento nasce dalla volontà, di certo condivisibile, di porre fine al dramma generatosi a seguito del comportamento assunto da alcune imprese estranee al territorio entrate in crisi – o ormai persino oggetto di procedure concorsuali – che hanno lasciato L’Aquila rendendosi protagoniste di mancati pagamenti delle ditte subappaltatrici e dei fornitori locali (e non solo!).

Prevedere all’atto dell’autorizzazione del pagamento del Sal una certificazione inerente gli avvenuti pagamenti riguardanti l’intero processo di ricostruzione o riparazione dell’immobile è certamente corretto ma c’è da chiedersi se imprese scorrette o mafiose, alle quali ora l’emendamento affida la responsabilità di autocertificare la propria correttezza, dinanzi al denaro, si lasceranno intimidire dal reato di responsabilità penale legato alle autocertificazioni false.

Evidentemente, comunque, si è ritenuto che giuridicamente questa sia la forma corretta della norma e auspichiamo che vi siano gli effetti attesi, che vi siano riscontri e che, in sostanza, la nuova normativa sappia garantire il rispetto della legalità.

Resta, tuttavia, aperto un vulnus rappresentato da un elemento della filiera della ricostruzione di cui, “guarda caso”, non si è tenuto conto: i lavoratori.

Perché l’autocertificazione non è stata riferita anche all’avvenuto pagamento degli stipendi, ossia del salario ai dipendenti impegnati in quel cantiere? Nessuno ne ha tenuto conto, purtroppo.