L’AQUILA – “Il Consiglio regionale dell’Abruzzo, nei 4 anni e 4 mesi trascorsi dal 6 aprile 2009, non ha mai veramente pensato di affrontare e sollecitare la effettiva ricostruzione del proprio patrimonio abitativo e, di conseguenza, ‘è rimasto sordo e muto’ di fronte ai catastrofici effetti sociali e psicologici della “non ricostruzione”, conseguenze gravi che si sono abbattute sulle migliaia di famiglie ancora sfollate e che, a questo punto, rischiano ‘per davvero’ di non ritornare mai più nella loro abitazione originaria e nel loro quartiere”.

Lo scrive in una nota il presidente di Mia Casa dell’Aquila, Pio Rapagnà.

“Un simile comportamento ‘assente e indifferente’ nei confronti della ricostruzione – si legge nella nota – e messa in sicurezza ‘antisismica’ della Edilizia Residenziale Pubblica, non è più giustificabile per le vie ordinarie e, ancora oggi, resta un mistero insondabile che chiama in causa ognuno dei 45 Consiglieri eletti a ‘rappresentanti’ di tutti i Cittadini abruzzesi e non soltanto di quelli più forti. L’attuale Consiglio regionale, dopo il terremoto del 6 aprile 2009 e sino ad oggi, ha tenuto complessivamente 156 sedute, delle quali: 125 ordinarie, 35 straordinarie, di cui 4 pomeridiane, 4 sedute solenni e 29 di question time, ed ha esaminato, discusso ed approvato, rispettivamente: 27 leggi nel 2009; 62 leggi nel 2010; 44 leggi nel 2011; 72 leggi nel 2012 e 17 leggi nel 2013, per un totale complessivo di 222 leggi puntualmente entrate in vigore”.

“Nonostante queste 222 leggi regionali – continua Rapagnà – la problematica della “ricostruzione pubblica” è ancora tutta da affrontare e risolvere, quantomeno sul piano legislativo, attraverso una Legge Organica Regionale, specifici atti di indirizzo e di controllo, assunzione di responsabilità, assegnazione di competenze e ruoli tassativamente stabiliti dalla Costituzione della Repubblica e dallo Statuto della Regione Abruzzo. In tale desolazione istituzionale, con la conclusione della fase commissariale e di emergenza e con il trasferimento di tutte le competenze, rispettivamente, alla Regione, alla Provincia ed ai Comuni del cratere, la Regione Abruzzo non è nemmeno in grado di rendersi consapevole dello stato di fatto della ricostruzione e messa in sicurezza sismica, e di intervenire con la massima urgenza su un patrimonio abitativo pubblico preziosissimo, che si presenta oggi in una condizione drammatica, di rischio, di abbandono e di degrado”.

“È  noto a tutti che il Mia Casa ha chiesto ripetutamente, con forza e determinazione, al presidente Nazario Pagano e a tutti i Gruppi consiliari la approvazione di una Legge Regionale Organica – prosegue – come atto necessario e prioritario, inserendo tale provvedimento al primo punto all’ordine del giorno della seduta di martedì 30 luglio: ma questa richiesta, come si vede dall’Ordine del Giorno pubblicato sul sito del Consiglio regionale, non è stata accolta neanche questa volta! Per non essere da meno, anche il Presidente della Giunta regionale Gianni Chiodi e l’assessore Angelo Di Paolo, seppure invitati dallo stesso Pagano a convocare un incontro operativo, di verifica della situazione e di stimolo all’avvio della “ricostruzione pubblica” di tutte le Case E, e non solo di alcune, si sono ben guardati dal farlo!”.

“Per questo, le famiglie ancora sfollate, continueranno a sostenere un digiuno a rotazione fino alla prossima Perdonanza, e lì, a seguito del corteo della Bolla Celestiniana, aspetteranno di guardare in faccia quei tanti politici locali, amministratori pubblici e soggetti attuatori della ricostruzione, che di profittare del perdono Celestiniano e della indulgenza plenaria della Porta Santa non ne avrebbero alcun diritto, in quanto manifestamente reticenti e dunque, in tale circostanza, chiaramente imperdonabili”.