PESCARA – “Un sottobosco di appalti selvaggi” nella ricostruzione post-sisma dell’Aquila.
Da Pescara torna a puntare il dito sulla ricostruzione, in particolare quella privata, il procuratore della Repubblica dell’Aquila, Fausto Cardella, e a chiedere che fine abbia fatto la proposta di legge presentata dall’attuale vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, per regolamentare il settore.
Una proposta che prevedeva l’introduzione delle regole rigide degli appalti pubblici per i lavori privati, spesso milionari, che a oggi vengono assegnati ad affidamento diretto dalle assemblee di condominio o dai consorzi, con lo strapotere più volte denunciato da AbruzzoWeb di triadi di amministratori di condominio, tecnici e ditte che manovrano le commesse.
Ma le nuove norme della ricostruzione privata, contenute nel decreto “Enti territoriali”, sono uscite molto più ammorbidite rispetto a quella previsione: di mini-gare con le regole pubbliche non si è più parlato, non contenute neanche nella proposta di legge della senatrice Stefania Pezzopane che ha fatto da “traccia per stilare” le nuove regole.
Inoltre, il ministero dell’Interno si è opposto perfino all’ipotesi “light” di stilare delle white list di imprese scandagliate e valutate come attendibili da cui poi continuare a pescare con i criteri attuali, una prassi che per il Viminale avrebbe congestionato troppo la prefettura del capoluogo.
L’unica, leggerissima, stretta contenuta nelle nuove norme è che ora un’azienda per aggiudicarsi i lavori dovrà dimostrare di saper lavorare con gli enti pubblici mettendo nei contratti privati le proprie certificazioni usate negli appalti stessi.
Ma a margine del Premio Borsellino del quale è stato insignito, Cardella oggi ha riaffermato che “siamo contenti se c’è un certo compiacimento delle istituzioni in Abruzzo quando abbiamo scovato figure colluse. Ma se per le vicende della ricostruzione dei beni pubblici le regole ci sono che funzionano quando si arriva ai privati, ecco lì c’è un sottobosco di appalti selvaggi”.
“La legge di Legnini è rimasta là dov’era, eppure vedo che anche parte della politica abruzzese la reclama”, ha concluso. (alb.or.)



