L’AQUILA – Imprese aquilane sul piede di guerra per le modalità con cui la direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell’Abruzzo sta gestendo alcuni appalti per la ricostruzione.
In particolare le aziende insorgono perché il modello delle gare a invito sta favorendo una “invasione” di ditte romane in più di un lavoro di recupero e messa in sicurezza dei beni culturali dell’Aquila danneggiati dal terremoto del 6 aprile 2009.
Un “caso” smentito ad AbruzzoWeb dal direttore regionale Fabrizio Magani, che però è confermato dalla forza dei numeri.
Per esempio, per la gara di restauro delle mura aquilane ben nove delle dieci aziende edili invitate dalla soprintendenza provengano dalla Capitale: un appalto da mezzo milione di euro che è stato vinto dalla Falpo srl di Riano (Roma).
Percentuale solo leggermente meno sbilanciata per la messa in sicurezza di palazzo Ardinghelli, in piazza Santa Maria Paganica, che ospiterà in futuro la sede della direzione oggi a Bazzano, dove tre ditte su cinque hanno la stessa provenienza geografica.
Anche se, in questo caso, la gara da circa 300 mila euro è stata vinta dalla Rosa Edilizia dell’Aquila che ha superato un’azienda romana, ma, da quanto si è appreso da fonti imprenditoriali, solo perché quest’ultima ha commesso errori nel predisporre la documentazione prevista dall’avviso.
Le scelte fatte dalla struttura del soprintendente Fabrizio Magani in via fiduciaria e senza ricorso all’evidenza pubblica non sono state “digerite” dal mondo produttivo aquilano e, più in generale, abruzzese, che ritiene di avere tutte le carte in regola per recitare un ruolo da protagonista nella ricostruzione del capoluogo e del “cratere”.
“Non pretendiamo certo l’esclusiva sui lavori post-sisma – hanno sottolineato alcuni imprenditori ad AbruzzoWeb – però chiediamo almeno le stesse opportunità concesse alle ditte che provengono da altri territori”.
“Prima ancora che operatori economici – hanno aggiunto – siamo figli di questo territorio, quindi oltre alle competenze tecniche e professionali che tanti di noi hanno, possiamo aggiungere la dose giusta di passione nel ristrutturare un patrimonio che sentiamo anche nostro”.
Intanto, sempre sul fronte dei lavori commissionati dalla direzione regionale, è stata rinviata la seduta della commissione che doveva aprire le buste con le offerte economiche per la realizzazione della sede provvisoria del Museo nazionale d’Abruzzo nell’ex mattatoio dell’Aquila, un’opera da circa 5,5 milioni di euro.
La prima seduta della commissione che deve procedere all’assegnazione dell’appalto si è svolta il 3 e 4 ottobre. Presenti Gennaro Miccio, presidente, e i componenti Salvatore Patamia e Berardino Di Vincenzo, nonché di Luisa De Biasi, verbalizzante, e Lionello Piccinini, funzionario tecnico di supporto.
Sono 17 le ditte che hanno presentato le proprie candidature e hanno superato tutte la fase dell’ammissibilità amministrativa; la commissione ha provveduto ad assegnare a ognuna di loro un punteggio sulla base dei requisiti tecnici, ora manca solo l’ultimo passaggio primo dell’affidamento dei lavori.
In particolare, il sito della direzione abruzzese del ministero per i Beni e le attività culturali (Mibac) avvisava che la commissione si sarebbe riunita lunedì 12, però l’appuntamento è stato rimandato senza che ne venissero esplicitati i motivi sulla sezione del portale dedicata a bandi e gare. (pi.bi.)
LA SOPRINTENDENZA NEGA LO SCONTRO, I DUBBI RESTANO
“Non ci sono malumori a causa della preferenza per le ditte romane rispetto a quelle aquilane da parte della soprintendenza regionale nella ricostruzione dei beni culturali”.
Questa la replica del direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell’Abruzzo, Fabrizio Magani, all’articolo di oggi di AbruzzoWeb, che ha registrato una serie di lamentele da parte di imprenditori del capoluogo, sul piede di guerra contro il modello delle “gare a invito” che sta portando a una vera e propria invasione di aziende provenienti dalla Capitale per i lavori.
Per Magani il caso non esiste, e a conforto il soprintendente cita le rassicurazioni che dice di aver avuto giusto oggi in un incontro dal presidente provinciale dell’Associazione costruttori, Gianni Frattale, a margine di un convegno.
“Proprio nella giornata in cui l’Ance ha ospitato un convegno organizzato anche dalla direzione regionale – afferma Magani – arriva la notizia di uno scontro sul tema della ricostruzione dei beni culturali”.
Secondo il direttore “una vicenda strana, perché oggi che abbiamo offerto alla città e alle imprese in generale un momento di riflessione tecnica importante, l’occasione ha offerto la possibilità di un confronto con il presidente dell’Ance, Gianni Frattale, anche su questo argomento. Il presidente – assicura il soprintendente – mi ha detto che non ha avuto da parte delle imprese associate rappresentazioni di questo scontro e quindi non ha riscontrato malumori”.
AbruzzoWeb prende atto delle rassicurazioni fornite da Magani secondo quanto gli avrebbe detto Frattale, che si limitano a sminuire il caso.
Certo è che una gara per lavori di ricostruzione in cui su dieci ditte invitate nove sono di Roma e una sola aquilana è un esempio emblematico e una delle prove più concrete sul fatto che il mondo imprenditoriale aquilano è contrariato.
Dall’altra parte appare singolare come Frattale, pur presidente provinciale dell’associazione di categoria, solo per questo possa pensare di avere sotto controllo l’umore di tutti i suoi associati e garantire che non ci sono proteste. (alb.or.)



