L’AQUILA – Non si placano le polemiche sulla mozione approvata in Consiglio comunale all’Aquila finalizzata alla ricostruzione in dodici mesi di una porzione del centro storico del capoluogo.
Ieri il commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, ha sonoramente bocciato il provvedimento, bollandolo il termine di un anno per il completamento dei lavori come “illusorio”.
Le reazioni non si fanno attendere e se il presidente del Consiglio comunale dell’Aquila, Carlo Benedetti, che ha proposto la mozione insieme all’ex senatore Enzo Lombardi (Pdl), ha affermato “mi sarei aspettato da chiodi un’altra risposta”, da sindacati e singoli cittadini arrivano segnali di sostegno all’orientamento adottato dall’assise civica.
Per il segretario regionale della Cisl, Gianfranco Giorgi, “non si sa se 12 mesi saranno sufficienti, ma è certo che da qualche parte bisogna pur ripartire”. Dello stesso avviso una cittadina, residente nel centro storico fino al 6 aprile 2009, Roberta Gargano, che in una lettera aperta ha rivolto un accorato appello ai rappresentanti delle istituzioni, invocando l’approvazione di ‘mozioni’ o ‘piani di ricostruzione’: “Fateli per l’intero centro storico, fateli subito, fateli approvare e fateci ricostruire!
BENEDETTI: “MI SAREI ASPETTATO RISPOSTA DIVERSA”
“Da una persona intelligente, che stimo, mi sarei aspettato un altro tipo di risposta e un altr metodo nell’affrontare i problemi”. Replica così il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, al commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, sulla mozione per la ricostruzione a breve in centro storico. “Me l’aspetto da lui sia in qualità di presidente della regione sia in quella di commissario sia perché abruzzese”.
Secondo il presidente del Consiglio comunale: “il processo iniziato con la mozione andrà avanti. Sull’attuazione è molto semplice: l’Ance, associazione dei costruttori edili, ha dichiarato di essere pronta da domani mattina. Cna e Confcommercio hanno dato il loro sostegno: non sono categorie che buttano i soldi dalla finestra”
“La volontà di portare a termine l’intervento in centro credo sia squisitamente politica. Vivendo qui, dormendo qui e non a Teramo o a Roma, so che non verrà dato un seguito alla mozione L’Aquila non ripartirà”. (g.a.)
GIORGI, CISL: “BASTA SCONTRI, RICOSTRUIRE SUBITO”
“A quasi due anni dal sisma che ha distrutto L’Aquila siamo ancora alle prese con sterili e infruttuose polemiche sulle modalità e la tempistica della ricostruzione del centro storico, anima e vita della nostra città”.
Ad affermarlo è il segretario regionale Cisl, Gianfranco Giorgi, che interviene in merito alla diatriba tra il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente e il commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi.
“I nostri rappresentanti politici”, dice Giorgi, “sembrano impegnati più in una sorta di lotteria, dove quotidianamente “si danno i numeri”, piuttosto che in una programmazione seria e puntuale della rinascita della città. La scommessa della ricostruzione in 12 mesi dell’asse centrale del Corso cittadino, tra l’altro approvata e sottoscritta nella mozione comunale bipartisan, è un impegno che, se portato a termine, consentirebbe agli aquilani di riappropriarsi del “cuore” dell’Aquila.
Non sappiamo se 12 mesi saranno sufficienti, ma è certo che da qualche parte bisogna pur ripartire con interventi tempestivi, seppure calati in un progetto complessivo. Chiodi ha parlato di bacchetta magica che il consiglio comunale pensa di avere in tasca per portare a termine i lavori del centro in un anno lungo l’asse che corre da corso Vittorio Emanuele a corso Federico II, piazza Duomo piazza Palazzo. Ebbene”, prosegue Giorgi, “ricordiamo al commissario Chiodi che sono già passati 21 mesi dal terremoto e, in centro, si vedono solo puntellamenti, che continuano ancora oggi, e immobilismo.
Manca, inoltre, un processo condiviso capace di mettere in moto la macchina della ricostruzione della città storica, quella dentro le mura. Siamo allo sbando. Gli aquilani sono stanchi di polemiche e attacchi trasversali. La ricostruzione dell’Aquila non è un “affare politico”, né può essere condizionata dal continuo scontro istituzionale tra il sindaco, Cialente e il commissario per la ricostruzione, Chiodi. Per far rivivere la città è indispensabile partire dal centro, anche concentrando interventi a medio termine su una zona specifica per, poi, allargarsi a macchia d’olio e lavorare organicamente a un progetto complessivo.
’una cosa non esclude l’altra”. La Cisl sottolinea, infine, come “tali riflessioni siano animate da un malcontento generalizzato, da una disagio sociale e da una disgregazione non più tollerabili. Occorre ritrovare un’unità di intenti che si traduca in operatività per una rinascita vera e il più veloce possibile della nostra bella città”.
UNA CITTADINA AQUILANA: “RICOSTRUIRE IN FRETTA”
Pubblichiamo una lettera di una cittadina, Roberta Gargano, sulla querelle relativa alla ricostruzione in centro e l’approvazione della mozione approvata dal Consiglio comunale.
IL TESTO DELLA LETTERA
Evviva! Finalmente alcuni Amministratori della Città martoriata hanno messo per iscritto quello che gli Aquilani già da tempo sommessamente balbettavano: occorre ricostruire il centro storico della Città ed occorre farlo in fretta, partiamo da qualche parte, ma partiamo!
Lo strumento individuato è una “mozione”, un testo, cioè, sottoposto al voto in una assemblea elettiva teso ad indirizzare la politica di governo, nazionale, regionale, provinciale o comunale che sia, nella quale si dice (cito testualmente): “si impegna il Sindaco e la Giunta a compiere entro 10 giorni ogni attività monocratica e deliberativa necessaria a richiedere e promuovere un intervento normativo ed economico-finanziario straordinario del Governo e, se necessario, del Parlamento”, idoneo “per progettare, avviare e completare entro 12 mesi almeno la ristrutturazione della zona del centro storico lungo l’asse fondamentale corso Federico II- corso Vittorio Emanuele, tra la Villa Comunale e la Fontana Luminosa, ovviamente comprensivo dei Portici, di Piazza del Duomo e di Piazza Palazzo con la casa comunale e le vie di congiunzione tra le due piazze nonché la via di San Bernardino”.
La mozione impegna, inoltre, a “dichiarare la zona individuata area a fattibilità immediata, vincolando tutte le entità coinvolte nella determinazione delle normative e nella esecuzione della pianificazione e della progettazione al più assoluto rispetto della volontà consiliare” e verrà presentata con la richiesta di fondi straordinari per l’ammontare di 1 miliardo di euro.
Ora vorrei aprire una riflessione su questo documento : che individua una parte della città come ambito significativo, che gli conferisce carattere di priorità, che vincola le eventuali opere di urbanizzazione primaria e secondaria, che fa una stima degli interventi chiedendo un finanziamento straordinario di 1 miliardo (ben oltre quello che sarebbe riconosciuto ai proprietari di quegli edifici se si dovesse procedere con l’ordinanza 3790) e che quindi inserisce una norma socio-economica in deroga, che impone un limite di tempi, che vuole promuovere la riqualificazione dell’abitato ed il rientro della popolazione nel cuore della città.
Che cosa è questo documento?
E’ un piano di ricostruzione, in embrione, magari, ma è esattamente un piano di ricostruzione così come ai sensi del decreto numero 3 del Commissario per la Ricostruzione attuativo del decreto legge 39.
Questo documento, leggiamo, riscuote numerosi consensi, e allora quale è il problema su questi benedetti “piani di ricostruzione” se sono questi lo strumento per ricostruire tutti gli edifici a prescindere dalla tipologia di proprietà?Non piace il nome?
Li vogliamo chiamare “mozioni”? Chiamateli come vi pare, chiamateli pure “pippo”, ma fateli! Fateli per l’intero centro storico, fateli subito, fateli approvare e fateci ricostruire!”
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