L’AQUILA – E alla fine, dopo quattro anni di comizi e sit in, scioperi della fame e volantinaggi, il battagliero Pio Rapagnà, presidente dell’associazione Miacasa Abruzzo e candidato alla presidenza della Regione Abruzzo con la lista civica ‘Città per vivere’, ha deciso di ricorrere alle vie legali per reclamare giustizia contro la mancata ricostruzione delle case Ater danneggiate dal terremoto nel cratere sismico aquilano.

Questa mattina di buonora, infatti, Rapagnà è arrivato al tribunale dell’Aquila con una cartellina sotto il braccio e al seguito una fedele rappresentanza di inquilini. E ha consegnato un esposto alla Corte dei Conti e uno alla Procura della Repubblica “sui gravi ritardi nella riparazione e ricostruzione pubblica degli alloggi di proprietà dell’Ater e del Comune dell’Aquila da parte delle istituzioni nazionali e locali preposte e dei soggetti attuatori”.

Rapagnà ha quindi spiegato qualcosa in più in un’improvvisata conferenza stampa in un bar poco distante dal tribunale: “Il nostro è un serio e documentato atto di denuncia, contro una vergogna che deve avere fine. Dall’agosto 2009 sono disponibili 150 milioni di euro stanziati dal Governo, vincolati alla ricostruzione dell’edilizia residenziale pubblica danneggiata dal terremoto. Sono passati cinque anni, questi fondi però sono stati solo in piccolissima parte utilizzati. Ci sono 1.800 abitazioni classificate E per le quali i cantieri non sono ancora partiti. E 4 mila persone che attendono di poter tornare a vivere nelle loro case. Secondo noi c’è qualcuno che non ha fatto il proprio dovere e ipotizziamo un danno erariale gravissimo. Chiediamo così alla Procura e alla Corte dei conti di fare chiarezza una volta per tutte”.

Nell’esposto, a proposito di danno erariale, si sottolinea l’aggravio dei costi di ricostruzione, a causa di un intervento tardivo su strutture che hanno subito nel frattempo l’azione delle intemperie e ulteriori cedimenti strutturali. E i maggiori costi che lo Stato ha dovuto finora sostenere per l’assistenza degli sfollati.

E non basta: il Miacasa è pronto a costituirsi parte civile in un eventuale processo, per chiedere un risarcimento economico a favore dei cittadini beneficiari degli alloggi, che a causa di questi ritardi hanno subito un grave danno psicologico e materiale.

Nell’esposto si chiede di indagare anche “sulle modalità di gestione e di amministrazione degli alloggi provvisori del Progetto C.a.s.e. e M.a.p. e “sui criteri discrezionali e incostituzionali utilizzati dal Comune dell’Aquila, per la determinazione del cosiddetto canone di compartecipazione a carico degli Inquilini e delle famiglie ancora sfollate”.

Rapagnà non perde infine l’occasione per entrare ancora una volta in polemica con l’Ater, l’azienda regionale che gestisce le case popolari, e la sua amministratice unica Francesca Aloisi.

“Ho letto che per la Aloisi gli appartamenti danneggiati dal sisma e sui quali occorre intervenire sono 900. A noi invece risultano essere in tutto 1.800, esattamente il doppio. Perché questa clamorosa discrepanza nei numeri? Non vorrei che stia tradendo un’intenzione neanche troppo velata da parte di governo, Regione e Comune: ricostruire solo la metà delle case popolari, per poter dirottare i soldi altrove, vedi i 6 milioni presi dalle risorse destinate alle case popolari e utilizzati per ristrutturare la residenza per anziani ex-Onpi dell’Aquila. Se va in porto questo disegno, i beneficiari degli alloggi popolari saranno lasciati al progetto C.a.s.e. e M.a.p. Ma noi lo impediremo con fermezza”.

Non è la prima volta che Pio Rapagnà illustra questo presunto disegno occulto. 

E in un’intervista ad Abruzzoweb, la stessa Aloisi aveva escluso categoricamente un cambio di destinazione d’uso del progetto C.a.s.e, ribadendo la fermissima volontà di ricostruire tutto il patrimonio edilizio classificato ‘E’ e di appaltare entro il 2018 tutti i lavori, come previsto da piano triennale concordato con l’Ufficio speciale della ricostruzione e con il governo.

Aveva poi spiegato che, dopo innegabili ritardi, la macchina si è finalmente messa in moto e che per l’estate 2014 sarebbero stati avviati molti cantieri. La Aloisi, inoltre, aveva reso nota la richiesta dell’Ater al governo di 70 milioni di euro per il 2014 e altri 70 milioni per il 2015, per poter ‘cantierare’ i tantissimi progetti già pronti. 

Ma Rapagnà respinge al mittente queste rassicurazioni, liquidandole come propaganda politica: “La Aloisi vuole riflettere quando parla? A noi risulta che è tutto fermo. Sono cinque anni che è tutto fermo. Ma del resto l’amministratrice unica dell’Ater è di nomina politica. Dunque la Aloisi fa politica”.