L’AQUILA – “Stiamo sollecitando la firma”.

Questa la sibillina dichiarazione ad AbruzzoWeb del commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, sull’impasse che si è creata in merito alla nuova ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri, attesa per il 30 dicembre ma che non si è ancora materializzata.

Già ribattezzato “miniproroghe” per la valenza di soli tre mesi che avrà, il provvedimento dovrebbe contenere il budget di 30 milioni di euro da impiegare per le spese dell’emergenza e, in particolare, per i contratti dei precari del Comune dell’Aquila e degli altri Comuni del “cratere”, ma anche per contributo di autonoma sistemazione (Cas), alberghi, affitti concordati e fondi immobiliari.

Si tratta del primo provvedimento sulla ricostruzione che avrà la firma di Mario Monti e il ritardo sull’ufficializzazione sta comportando un’impasse tra i cittadini coinvolti.

Oggi il fronte dei precari si è spaccato, alcuni sono andati a lavoro mentre altri no, e il Comune capoluogo ha annunciato che domani non sarà assicurato il front office negli uffici del settore Emergenza e ricostruzione. (alb.or.)

L’ORDINANZA NON C’E’, QUALCUNO NON VA A LAVORO

La firma sulla sospirata ordinanza “mini proroghe” da parte del premier; Mario Monti, per garantire una boccata d’ossigeno per le spese dell’emergenza, 30 milioni in tutto, ancora non arriva e da questa mattina gli 88 lavoratori precari del Comune dell’Aquila, e presumibilmente anche negli altri Municipi del cratere, assunti dopo il sisma per far fronte alla mole di carte e scartoffie legate alla burocrazia per la ricostruzione non hanno preso servizio.

Per domani il Comune ha annunciato che, proprio per l’assenza dal lavoro dei precari, non verrà assicurato il front office con i cittadini nel settore Emergenza e ricostruzione.

“Mi dicono che la firma sull’ordinanza arriverà a breve, speriamo entro  la mattinata – spiega il segretario regionale della Uil-Fp, Fabio Frullo – I lavoratori non possono presentarsi sul posto di lavoro per due ordini di motivi: il primo è che senza contratto si commetterebbe un reato. In secondo luogo, nella malaugurata ipotesi dovesse succedere qualcosa (una caduta per le scale) non ci sarebbe alcuna copertura assicurativa per il dipendente. Anzi, se dovesse accadere qualcosa di ancora più grave il dirigente di turno potrebbe essere accusato di gravi reati”.

Da quanto appreso, invece, i lavoratori precari in servizio presso la Sge si sono recati regolarmente sul posto di lavoro, in attesa che arrivi la firma sulla nuova Opcm.

L’impasse potrebbe sbloccarsi grazie all’ordinanza attesa ormai da tre giorni, al centro dell’incontro romano tra il capo del Governo Monti e il commissario alla ricostruzione, GiannI Chiodi, e il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente il 28 dicembre scorso in virtù della quale verranno prorogati per altri tre mesi i contratti dei lavoratori di Abruzzo Engineering distaccati presso gli Enti locali.

In caso contrario si arriverebbe al temuto blocco degli uffici preoconizzato nei giorni scorsi da Istituzioni e sindacati.

Proroghe in vista, tra le altre cose,  anche per i beneficiari di contributi di autonoma sistemazione, fondi per il personale della Sge e per i Vigili del fuoco. (g.a.)

IL COMUNE CHIUDE GLI SPORTELLI AL PUBBLICO

“A causa della mancata pubblicazione dell’ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri sulla proroga dei fondi per il sisma e dei contratti dei precari, il settore Emergenza e ricostruzione domani, 3 gennaio, non potrà assicurare il servizio di front office per il pubblico”.

Lo ha stabilito il dirigente del settore in questione del Comune dell’Aquila e la circostanza riguarda tanto gli uffici di viale della Stazione quanto quelli che si trovano all’interno della scuola della Guardia di finanza ed è stata assunta proprio per l’impossibilità di poter utilizzare il personale assunto con i contratti post terremoto, scaduti il 31 dicembre.

La decisione, presa in ragione del fatto che, senza i precari, i dipendenti del settore in questione, pur essendo regolarmente a lavoro, non sono in numero sufficiente per poter garantire un adeguato servizio al pubblico, non sarà valido qualora venisse ufficializzata l’Opcm.