L’AQUILA – “La circolare del Comune dell’Aquila è un passo avanti, ma restano molti nodi da sciogliere per garantire le piccole e medie ditte locali che lavorano in subappalto nella ricostruzione post-sisma nonché i fornitori, a cominciare dalla possibilità di essere pagati direttamente e non tramite l’appaltatore”.

A spiegare ad AbruzzoWeb che no, l’emergenza subappalti è tutt’altro che chiusa, è Massimiliano Mari Fiamma, direttore di Apindustria, all’indomani della conferenza stampa in cui si è seduto accanto all’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano e al dirigente Vittorio Fabrizi.

I due hanno illustrato i contenuti di una nuova circolare che chiarisce l’applicazione del cosidetto decreto Enti territoriali dell’agosto 2015, che all’articolo 11 ha rinnovato le regole della ricostruzione degli aggregati privati aquilani.

In particolare è stato chiarito, dopo tante proteste delle piccole ditte, che gli uffici non dovranno più richiedere la costosa attestazione Soa per svolgere i lavori pubblici anche alle ditte impegnate nei subappalti, e cambia anche la percentuale di subappalto ammessa, che resta al 30 per cento, limite stabilito dalla legge e quindi non modificabile, ma con il calcolo che potrà essere fatto partendo dall’ammontare complessivo del contributo e non solo in riferimento all’importo della “categoria prevalente”, spesso di valore molto inferiore al contributo.

Più subappalti a beneficio delle ditte aquilane, dunque, ma resta l’impossibilità di subappaltare le opere specialistiche, visto che il decreto dice chiaramente che “è ammesso il subappalto nei limiti della quota parte del 30 per cento per le lavorazioni della categoria prevalente”, ovvero solo per le opere strettamente edilizie e strutturali, e non quelle, per esempio, di elettricisti, idraulici e finiture. Anche se sotto una certa soglia, per piccoli importi, questi lavori non risultano essere subappalti, e dunque sono ammissibili.

Mari Fiamma, a bocce ferme, apprezzando il passo avanti invita comunque a considerare anche gli altri passi necessari che, a suo dire, vanno compiuti rapidamente per tutelare subappaltatori e fornitori, quasi tutte piccole imprese del territorio.

Prima di entrare nel merito della questione del pagamento diretto, Mari Fiamma fa notare che “questa circolare riguarda solo il Comune dell’Aquila, ma la ricostruzione coinvolge anche altri 56 comuni del cratere!”.

L’invito, insomma, è che anche gli altri enti diano, con loro circolari, la stessa interpretazione del decreto Enti territoriali fornita dal capoluogo, perché sarebbe “curioso che in un cantiere dell’Aquila una ditta non abbia più bisogno della Soa mentre in un Comune a pochi chilometri l’attestazione resta obbligatoria”.

Bisogna poi chiedersi che cosa accade, per quanto riguarda il calcolo del 30 per cento subappaltabile calcolato sull’intero valore dell’appalto, “con i progetti già depositati, e in corso di approvazione definitiva, se saranno possibili modifiche visto che in questi progetti sono già state indicate la quota di categoria prevalente e l’entità di lavori subappaltabili”.

Occorre avere, in altri termini, delucidazioni dagli uffici comunali anche per il pregresso e per la retroattività o meno degli effetti della norma.

C’è, poi, il problema irrisolto del pagamento diretto delle fatture dei subappaltatori e dei fornitori. Il dl della questione non si è interessato, nonostante la stessa Apindustria e il suo Comitato della filiera dell’edilizia avessero insistito, e non poco, per inserire un comma ad hoc.

A oggi il contratto è stipulato solo tra il committente e la ditta appaltatrice, con il primo che incassa dal Comune le somme del Sal, lo stato di avanzamento lavori, girando il malloppo al secondo che, a quel punto, paga i fornitori e i subappaltatori. Un meccanismo per il quale più volte le piccole ditte hanno lamentato intollerabili ritardi e anche mancati pagamenti, arrivando a protestare a viva voce davanti al municipio.

“Nella circolare di gennaio del Comune – spiega ancora Mari Fiamma – ci si limitava ad auspicare il pagamento diretto, ora la nuova ordinanza non aggiunge nulla nel merito. In teoria, in effetti, è possibile stipulare un accordo tra committente, appaltatore e subappaltatori, o anche fornitori, che consenta a questi ultimi di incassare direttamente le spettanze, ma questo solo con l’espressa volontà dell’appaltatore. Un accordo che si potrebbe inserire direttamente nel contratto, con tutte le norme di salvaguardia a corredo”.

Ma questo solo in teoria, perché nei fatti raramente avviene.

“L’appaltatore – sottolinea infatti – legittimamente preferisce gestire tutta la contabilità e i soldi del contributo, perché questo gli consente di modulare i pagamenti in base alle sue esigenze. Inoltre, preferisce avere un rapporto esclusivo con il cliente, per ragioni di concorrenza”.

E ancora: “In modo del tutto lecito, l’appaltatore si tiene per sé circa il 10 per cento dell’importo del lavoro fatto dal subappaltatore per i costi sostenuti nell’acquisizione della commessa. Se quest’ultimo fosse pagato direttamente, andrebbe a incassare il 100 per cento e poi dovrebbe versare la quota all’appaltatore, invertendo il rapporto e il flusso contabile. Per l’appaltatore è evidentemente preferibile il primo scenario”.

Questo in rapporti di correttezza, “ma ci sono stati casi – aggiunge Mari Fiamma – in cui, incassando direttamente, l’appaltatore può ritardare i pagamenti, o non pagare affatto, contestando la qualità e le tempistiche dei lavori fatti e dei materiali acquistati, tenendosi stretti i soldi per avere liquidità, usando, insomma, le spettanze dei subappaltatori e dei fornitori come fondo di riserva e come liquidità a sua disposizione”.

Ecco perchè, ribadisce l’esponente di Apindustria, “il pagamento diretto andava reso obbligatorio in caso di ritardi e difficoltà riscontrate dell’appaltatore, con un comma ad hoc nell’articolo 11 del decreto. Del resto – conclude – nel nuovo Codice degli appalti, in iter di approvazione, questo obbligo c’è, ma solo per i lavori pubblici, e non riguarda dunque la ricostruzione privata aquilana, che è uno strano ibrido pubblico-privato, con regole tutte sue”. Filippo Tronca