L’AQUILA – Anziana costretta a vivere in un monolocale di fortuna per i ritardi nell’esame della pratica di riparazione dell’immobile inagibile a causa del sisma: Comune dell’Aquila condannato al risarcimento dei danni per 7.500 euro.
Si arrischisce di una nuova puntata la vicenda delle richieste dei contributi di ricostruzione lasciate a prendere polvere sugli scaffali della cosiddetta filiera Fintecna-Cineas-Reluis che ha già comportato diverse sentenze sfavorevoli davanti al Tribunale amministrativo per l’amministrazione del capoluogo.
La novità è che stavolta, oltre al pagamento delle spese processuali, liquidate in 2.500 euro, il Comune si è beccato pure una condanna per danni morali e patrimoniali in favore di un ottuagenaria con casa “E” nella frazione di Pianola.
Secondo i giudici, infatti, la singolarità del caso è rappresentata dal fatto che la proprietaria della casa in attesa di ricostruzione è un’ultra 80enne, Giustina Salmaggi, che è stata obbligata a “frequenti spese supplementari, non solo mediche o farmaceutiche, per far fronte ai crescenti disagi psico-fisici” dovuti da “un tenore di vita degradato”.
A nulla sono valse le giustificazioni del Comune, che si è difeso gettando, come in passato, la croce addosso alla filiera né è servito presentare una nota di sollecito a tali strutture, il Tar ha ribadito per l’ennesima volta che la responsabilità del rilascio del finanziamento resta di “esclusiva competenza dell’ente civico” in quanto Fintecna, Cineas e Reluis assumono “una funzione di mero supporto interno rispetto all’istruttoria e alle conseguenti decisioni”.
I magistrati, inoltre, hanno sottolineato i “gravi disagi” cagionati all’anziana “per una sistemazione emergenziale in un modesto locale di fortuna, in attesa di una ‘normalizzazione’ di vita vanamente agognata da oltre 4 anni”.
Soddisfatto l’avvocato della donna, Roberto Lepidi: “una sentenza decisamente chiara, che segna un precedente importante, perché viene riconosciuto il fatto che la ricostruzione non è solamente un obbligo di natura economico ma anche un dovere morale, soprattutto per le fasce deboli”.
“La signora era veramente disperata – conclude il legale – speriamo che questa decisione possa ridarle un po’ di fiducia”.



