L’AQUILA – “Finalmente il dibattito politico prende forma in un’idea di ricostruzione dell’Aquila non ‘dov’era e com’era’ ma come dovrà essere, ossia ‘meglio di com’era!'”.

Questo il commento di monsignor Orlando Antonini, attualmente nunzio apostolico a Belgrado, che interviene plaudendo alle dichiarazioni del ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca nel recente vertice aquilano con la governance locale della ricostruzione.

“I propositi del ministro e dunque, felicemente, del governo Monti – spiega Antonini in una nota – corrispondono esattamente a ciò su cui un gruppo di studiosi aquilani, finora ‘vox clamantis in deserto’, stanno insistendo da mesi, a ciò che io ho sostenuto in articoli di stampa e interviste pubblicate dal 2009 a oggi e a ciò che confermerò, esplicitandolo più articolatamente, nel libro dal titolo L’Aquila 2029 negli itinerari del Nunzio che la Onegroup è nell’imminenza di pubblicare”. Tre punti fondamentali.

Secondo Antonini, L’Aquila va “ripensata come città turistica, in una riconversione dell’economia di base del territorio sostanziata sull’unica nostra risorsa ‘strutturale’ odierna: natura-arte-cultura – prosegue – che, assieme ad attività economiche complementari, polo universitario, polo elettronico, eccetera, sarebbe eccellente materia prima per un’idustria turistica di montagna solida, non delocalizzabile e che potenzierebbe la città ma anche l’intero comprensorio montano, anzi, in un’offerta turistica mari/monti, lo stesso asse trasversale Tirreno-Adriatico”.

Inoltre, “ricostruzione del patrimonio edilizio architettonico-artistico religioso e civile – continua il presule – nonché dell’intero centro storico cittadino entro le mura urbiche, che sia di qualità in modo che diventi più attrattivo e competitivo turisticamente: quindi recuperato in base al criterio direttivo della bellezza rimediando a quegli errori architettonici, edilizi e urbanistici del passato, segnalati nel libro dandone idee di soluzione”.

Infine, “governi comunali di larghe intese quale unico strumento politico idoneo a realizzare con determinazione tale storica immane impresa – conclude Antonini – con elementi presi dalle varie forze politiche e dalla società civile in modo da ‘unire’ gli Aquilani come fu nel 1254 alla fondazione stessa della città”.