AMATRICE – Oggi la commemorazione del terremoto del centro Italia, con la visita della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a dieci anni da quel 3.36 della notte del 24 agosto 2016, quando una scossa magnitudo 6 con epicentro tra i comuni di Accumoli (Rieti) e Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) colpì il Centro Italia causando 299 vittime.

Nelle ultime ore si registra in intanto lo scontro, a suon di numeri, sull’andamento della ricostruzione pubblica, tra Actionaid, associazione molto presente ad Amatrice con azioni di volontariato già all’indomani del sisma, che parla di gravi ritardi, soprattutto per quello che riguarda la ricostruzione dei edifici pubblici, dati però contestati dalla Struttura commissariale sisma 2016 del senatore di Fdi Guido Castelli.

“Cosa significa ricostruzione per un territorio colpito da sisma? Significa poter tornare ad abitare una casa stabile, raggiungere una scuola sicura, usufruire di servizi sanitari e sociali adeguati. Significa ritrovare spazi pubblici, luoghi di incontro e presidi istituzionali. E significa, soprattutto, uscire da una condizione di attesa che, per i territori colpiti dal sisma del 2016, dura ormai da dieci anni”, esordisce Actionaid, nell’evidenziare che il 66,3% delle opere si trova ancora nelle fasi che precedono l’inizio materiale dei lavori, mentre solo il 33,6% è in fase esecutiva o conclusiva. Il ritardo – secondo l’organizzazione – non è solo tecnico o amministrativo perché una ricostruzione incompleta indebolisce reti sociali e senso di appartenenza delle comunità.

Di altro avviso la struttura commissariale: “la ricostruzione dell’Appennino centrale non è ferma: si è rimessa in moto con cantieri, numeri e collaudi verificabili”, ribatte in una nota di chiarimento e, in particolare, la tesi secondo cui “due opere pubbliche su tre il cantiere non è ancora partito”.   lascia il tempo che trova, visto che “la fonte ufficiale sui numeri reali – si sottolinea – è il Rapporto sulla ricostruzione 2026 della Struttura commissariale che presenta lo stato dell’arte e, a ben analizzare, una fotografia significativamente diversa”.

Il focus riguarda innanzitutto i dati utilizzati da ActionAid: “pur disponendo dei dati aggiornati al 2026, trasmessi appunto dalla Struttura commissariale nel luglio scorso, l’analisi è stata costruita su un dataset aggiornato al 30 aprile 2025”, si osserva. “Inoltre – si evidenzia – vengono considerate ‘non partite’ anche opere con progetto esecutivo approvato e procedura di gara già avviata. Definirle cantieri mai partiti è una forzatura evidente considerando che la progettazione è la fase più delicata per scelte strategiche e qualità dell’intervento”.

ACTIONAID: “DUE OPERE SU TRE ANCORA SENZA CANTIERE”

Dall’analisi di ActionAid del report ‘Dieci anni dopo”, emerge che a distanza di dieci anni dal terremoto del 24 agosto che colpì il Centro-Italia due interventi pubblici su tre non hanno ancora avviato il cantiere,  , dedicato allo stato della ricostruzione dell’edilizia pubblica nei territori del cratere.

ActionAid ha ottenuto solo di recente, attraverso una richiesta di accesso agli atti, i dati aggiornati al 30 aprile 2026, si legge nel rapporto.

Una fotografia da cui emerge che risultano programmati 3.667 interventi, per un valore complessivo di oltre 4,85 miliardi di euro.

Ma l’avanzamento resta parziale: il 66,3% delle opere si trova ancora nelle fasi che precedono l’inizio materiale dei lavori, mentre solo il 33,6% è in fase esecutiva o conclusiva. Il ritardo – secondo l’organizzazione – non è solo tecnico o amministrativo perché una ricostruzione incompleta indebolisce reti sociali e senso di appartenenza delle comunità.

Nelle Marche sono ancora nelle fasi precedenti l’avvio dei lavori 1.243 interventi, pari al 66,4%; in Abruzzo 446, pari al 61,5%; nel Lazio 365, pari al 69,7%; in Umbria 378, pari al 69,2%.

Il quadro si conferma critico nei 44 Comuni più colpiti dal sisma. Complessivamente, risultano programmati 1.544 interventi, per un valore di circa 2,1 miliardi di euro, pari a circa il 42% delle opere totali.

Eppure, anche nei territori più feriti, circa sette interventi su dieci non hanno ancora raggiunto la fase di cantiere: 1.031 si attestano infatti nelle fasi precedenti all’avvio dei lavori, mentre solo il 18,4% è arrivato alle fasi di fine lavori o collaudo.

“Per chi vive nei territori colpiti, i dati sulla ricostruzione – sottolinea Patrizia Caruso, Responsabile dell’Unità Resilienza di ActionAid Italia – non sono un dettaglio tecnico: una scuola non ricostruita può incidere sulla scelta di una famiglia di restare in un territorio; un municipio non riaperto indebolisce i servizi di prossimità; una struttura sanitaria non disponibile può rendere più fragile la permanenza di persone anziane, vulnerabili. Eppure, oggi queste informazioni sono ancora disperse, frammentate, non sempre aggiornate né complete. A dieci anni dal sisma- conclude – manca uno strumento unico, accessibile e comprensibile”.

CASTELLI, “LA RICOSTRUZIONE AVANZA, LO DICONO I NUMERI”

Per Castelli, in premessa “il rapporto di ActionAid merita attenzione: la richiesta di dati aperti, completi e verificabili è una richiesta giusta, che la Struttura commissariale condivide e alla quale ha dato seguito, da ultimo con la trasmissione del 21 luglio del dataset completo di codici CUP e identificativi, come lo stesso rapporto riconosce”.

E però necessario “ristabilire alcuni fatti”: la tesi di fondo del Rapporto di ActionAid, secondo cui “per due opere pubbliche su tre il cantiere non è ancora partito”, si fonda su due elementi che ne condizionano significativamente la lettura.

In primo luogo, “pur disponendo di dati aggiornati al 2026, trasmessi dalla Struttura commissariale nel luglio 2026 successivamente alla pubblicazione del Rapporto, ActionAid ha costruito la propria analisi su dati obsoleti, ovvero su un dataset aggiornato al 30 aprile 2025 e, dunque, riferito a oltre un anno prima”.

In secondo luogo, “la tesi di ActionAid si fonda su una classificazione che considera “non partiti” anche gli interventi in fase di progettazione e persino quelli per i quali il progetto esecutivo sia già stato approvato e sia stata avviata la procedura di gara per l’affidamento dei lavori”.

Si evidenzia insomma che la realizzazione materiale del cantiere rappresenta infatti una fase di un processo più articolato, preceduta dalla progettazione, dall’approvazione del progetto e dalle procedure di affidamento e seguita dall’esecuzione e dal completamento dei lavori.

La fonte ufficiale, rappresentata dal Rapporto sulla ricostruzione 2026 della Struttura commissariale, aggiornato a maggio, restituisce una fotografia significativamente diversa.

Se nel 2023 la ricostruzione pubblica mostrava una condizione di sostanziale stallo, segnata negli anni precedenti da ritardi e da numerose false partenze, oggi il quadro evidenzia un’accelerazione concreta: nonostante si tratti della componente più complessa e articolata del processo ricostruttivo, circa il 40% degli interventi programmati ha raggiunto la fase di cantiere o risulta già concluso.

Inoltre “la ricostruzione pubblica sta accelerando: in base ai numeri reali al 30 aprile 2026 la programmazione pubblica comprende 3.667 interventi per oltre 4,85 miliardi di euro, 125 interventi e 252 milioni in più rispetto a un anno prima, a fronte di risorse complessivamente disponibili dal 2016 pari a 9,4 miliardi. Gli interventi non ancora avviati sono scesi al 2,5%.

C’è poi il dato del passaggio al cantiere: “le opere con lavori in corso o concluse sono oggi circa il 40% dell’intera programmazione, contro il 34,4% del 2025. È utile osservare che questa accelerazione emerge persino dai dati che ActionAid stessa riporta nella sua appendice 2026, pur senza trarne le conseguenze nel titolo”.

Quanto ai due cantieri non avviati si tre, “la percentuale del 66,3% si ottiene sommando alle opere ancora in progettazione anche quelle in fase 6, cioè con progetto esecutivo approvato e procedura di aggiudicazione dei lavori già avviata: interventi che hanno completato l’intero iter tecnico e attendono solo l’esito della gara”. Definirli “cantieri mai partiti” è dunque “una forzatura evidente”.

Analogamente, “il rapporto cita come prova di opacità il fatto che alcune opere risultino in fase 6 nel dataset mentre i comunicati annunciano la posa della prima pietra: un dataset è una fotografia a una data certa e registra l’avvio formale dei lavori con i tempi amministrativi propri delle stazioni appaltanti; la distanza tra posa della prima pietra e aggiornamento del sistema di monitoraggio non è una contraddizione, è la normale sequenza di un procedimento”.

Per la struttura commissariale, “dai dati estratti dal database ufficiale smentiscono la tesi della paralisi, mostrando un Paese in cantiere avanzato. Sulle scuole, che ActionAid indica giustamente come prioritarie, gli ordini di attivazione sono passati in un anno da 125 a 197 (+57,6%) su un piano di 459 interventi per 1,6 miliardi; le riaperture dell’ITTS “Divini” di San Presidenza del Consiglio dei Ministri di Severino Marche e dell’Istituto comprensivo “Betti” di Camerino (circa 15 milioni ciascuna) mostrano che il metodo dell’affiancamento produce opere consegnate.

A questi si aggiungono cantieri cruciali come il nuovo polo scolastico E. Mestica (8,3 milioni) e la scuola Dante Alighieri (8,4 milioni) a Macerata, entrambi in Fase 9 (Collaudo), o il Polo scolastico di Cittareale (3,1 milioni) in Fase 7 (Inizio Lavori). Anche la rete ospedaliera e sanitaria registra avanzamenti epocali: l’Ospedale di Amandola (13 milioni) è stato restituito alla cittadinanza ed è funzionante, mentre all’Ospedale di Fabriano i lavori per il DH e altri reparti (21,2 milioni) sono in Fase 7 (Inizio Lavori).

Infine per Amatrice, “il quadro descritto da ActionAid trascura un elemento determinante: la ricostruzione del centro storico è oggi governata attraverso un super-cantiere unitario, mentre ancora nel 2023 permanevano macerie e le soluzioni progettuali per lo sviluppo dei sottoservizi risultavano non adeguate alle esigenze della ricostruzione. Lo stesso rapporto ammette che tutti i servizi essenziali censiti nel dataset sono in fase esecutiva o conclusa. I registri del 2026 certificano che l’Ospedale di Amatrice (27,5 milioni), il Centro di formazione professionale Alberghiero (7,3 milioni) e il Municipio Palazzo del Reggimento (2,6 milioni) sono regolarmente in Fase 7 (Inizio Lavori).

Inoltre, i sottoservizi del centro storico (Cunicoli ispezionabili, 6,6 milioni) sono già in Fase 8 (Fine Lavori). L’Istituto R. Capranica (11,6 milioni) è in Fase 9 (Collaudo). Un intervento che ingloba decine di edifici conta come un record solo nel dataset; nella realtà è una ricostruzione urbana integrale, com’è ad Arquata del Tronto, dove il maxi-intervento da 71 milioni sulle opere di stabilizzazione e ricostruzione è in piena esecuzione (Fase 7 – Inizio Lavori), e a Castelluccio di Norcia.

“La ricostruzione va letta nel suo complesso La ricostruzione non è solo quella pubblica. Ridurre il giudizio sul decennale a un sottoinsieme – peraltro quello fisiologicamente più lento in ogni ricostruzione italiana, perché passa attraverso la progettazione e il codice degli appalti – significa tacere la parte più grande del processo”, conclude la replica.