GUARDIAGRELE – “L’ospedale di Guardiagrele come sede staccata di Chieti non è una soluzione praticabile: lo afferma l’assessore regionale Nicoletta Verì citando fonti del Ministero”

Così l’ex sindaco di Guardiagrele Simone Dal Pozzo in risposta al consigliere Mauro Febbo che, replicando alle sue dichiarazioni, è tornato ad affermare che Guardiagrele sarà uno “stabilimento” del presidio di Chieti.

“Sembra di aver preso la macchina del tempo – prosegue Dal Pozzo – ed essere tornati indietro di almeno dieci anni nel leggere le dichiarazioni con le quali il consigliere di Forza Italia Febbo cerca di giustificare lo stato di più totale confusione sul tema della organizzazione sanitaria regionale e, più in particolare, sull’ospedale di Guardiagrele.

“E infatti – continua – nonostante Febbo si sforzi di difendere quello che ha dichiarato a Guardiagrele in questi 20 mesi, la Verì, appena lo scorso 13 aprile in Consiglio Regionale ha testualmente sostenuto con lapidaria chiarezza che ‘In questo momento il Ministero non sostiene più il discorso dello stabilimento, quindi dobbiamo dare delle identità precise’. Cosa significa questo? Che da Roma hanno già chiarito che il futuro pensato per Guardiagrele propagandato dalla maggioranza di centrodestra è già fallito: niente posti di medicina né di geriatria né pronto soccorso.

Questo è quello che viene dichiarato nelle sedi ufficiali e leggiamo negli atti. Di comunicati stampa ne abbiamo letti a tonnellate ma, purtroppo per i nostri avversari, non ci siamo mai fermati di fronte alle dichiarazioni.   Il dato che appare evidente è, quanto meno, che in maggioranza non si è ben capito chi governa in tema di programmazione sanitaria e che si parla una lingua diversa a seconda degli interlocutori. La prova?  Febbo il 13 aprile dice a Taglieri di stare più attento alle parole della Verì che aveva appena dichiarato che dello stabilimento di Guardiagrele non se ne fa nulla. Oggi, lo stesso Febbo, risponde a “Guardiagrele il bene in comune” riesumando questa soluzione che in Consiglio Regionale è stato detto non essere sostenuta dal Ministero.

“Qual è la verità?  Perché dobbiamo ancora sopportare questo teatro? Perché, anziché giocare con un presidio che ha visto la sorte segnata proprio da Febbo nel 2010, non si dice chiaramente come stanno le cose? E soprattutto – conclude Dal Pozzo – stupisce che ci si impegni tanto a replicare sul nostro presidio e non a considerare come il piano nella sua interezza non segni la svolta verso la tutela della sanità pubblica regionale così gravemente colpita in questi anni, come la pandemia in alcuni difficili passaggi ha dimostrato”.