TERAMO – La Asl di Teramo ha trasmesso all’Agenzia sanitaria regionale e agli uffici competenti della Regione Abruzzo la proposta definitiva di atto aziendale.
La Asl, che voleve la Uoc di Malattie infettive nell’ospedale del capoluogo provinciale ha rinunciato, dopo una dura battaglia, scegliendo però di mantenere la Uoc di Chirurgia generale di Sant’Omero nello “status quo ante” di unità operativa semplice dipartimentale.
Questo, nonostante la bocciatura di entrambe le Uoc arrivata dal capodipartimento Sanità, Camillo Odio, dal dirigente del servizio Governance sistema sanitario del dipartimento, Antonio Forese, dal direttore dell’Asr, Pierluigi Cosenza, in base alle linee guida della norma approvata a fine 2023, che ridisegna la geografia sanitaria, con il chi fa cosa e dove, senza doppioni e sovrapposizioni, e sia in base ai bacini di utenza fissati dalla legge Lorenzin, sia per il numero di Uoc presenti, che per la legge regionale per il riordino della rete ospedaliera. Ora si attende la decisione sulla proposta trasmessa.
“Il documento – si legge nella nota della Asl – ha l’obiettivo di mantenere lo ‘status quo ante’ rispetto alla riorganizzazione della rete ospedaliera, tenendo attiva l’attuale organizzazione sanitaria che negli ultimi anni ha dato importanti risultati in termini di qualità dei servizi al cittadino, efficienza delle strutture, efficacia delle cure e riduzione della mobilità passiva. In questo contesto è prevista la Uoc di Chirurgia generale nell’ospedale di Sant’Omero che rappresenta una priorità assoluta in quanto un avamposto di ‘frontiera’ al confine con la regione Marche per il contrasto alla mobilità passiva. Si è registrato nel biennio 2023/2024 un notevole incremento della produzione chirurgica e il trend è positivo anche nel 2025, andamento riportato anche dal Pne (Piano nazionale esiti)”.
La partita incandescente degli atti aziendali propedeutici alla attuazione della riforma della rete ospedaliera si consuma con un centrodestra diventato una polveriera, e con il presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fdi, in panne.
È accaduto infatti che Asl provinciale di Chieti, con il dg, Mauro Palmieri, ha consegnato al dipartimento Sanità della Regione e all’Agenzia sanitaria regionale il suo piano, in cui è stata confermata l’unità operativa complessa (Uoc) di Malattie infettive. Da qui la battaglia della Asl di Teramo, con il dg Maurizio Di Giosia, supportato da un agguerrito fronte politico bipartisan, del tutto intenzionato a fare le orecchie da mercante e andare avanti a testa bassa nello scontro territoriale e politico.
Una situazione che ha creato un cortocircuito in particolare dentro al centrodestra, dove si aprono crepe in base alle appartenenze territoriali, in una situazione esplosiva che il riconfermato presidente, Marsilio fa crescente fatica a gestire.
Nella nota della Asl di Teramo si evidenzia poi che “il territorio teramano è in totale assenza di strutture sanitarie private accreditate e non: quindi, l’unico erogatore di prestazioni in regime di ricovero è quello pubblico. La strutturazione della rete aziendale dell’assistenza chirurgica generale è stata progettata sul presupposto che ai due confini nord e sud (ospedali di Sant’Omero e Atri) del territorio aziendale dovessero permanere due Uoc, riservando alla zona costiera (l’ospedale di Giulianova) l’attività aziendale di day surgery, One Day Surgery e Week Day Surgery nell’apposita Uosd e al presidio hub tutta l’attività di chirurgia di altissima specializzazione e di robotica all’interno dell’Uoc dedicata. L’articolazione organizzativa delle attività chirurgiche in rete aziendale costituisce il più valido baluardo di contrasto della mobilità passiva, come dimostrano gli ultimi dati”.
Una battaglia che si aggiunge alla sfida già tremenda volta ad abbattere il deficit della sanità stimato come tendenziale ai 98 milioni di euro, dopo i 103 del 2024, che ha già imposto tagli al bilancio ordinario della Regione, l’aumento delle tasse, e la consegna all’inflessibile Tavolo di monitoraggio interministeriale della Sanità del Piano operativo per il prossimo triennio per riportare in pareggio i conti nel 2028, con risparmi sulla spesa farmaceutica, le forniture, le consulenze, l’accorpamento delle gare. Entro il 15 febbraio il Tavolo darà il suo eventuale ok, con la facoltà di imporre modifiche non sindacabili.
In questa difficile partita, in termini di efficienza e risparmi, giocherebbe un ruolo anche la nuova rete ospedaliera, con i quattro ospedali, quelli dell’Aquila, Pescara, Chieti e Teramo, con funzioni di hub per le reti tempo dipendenti, quattro ospedali di primo livello ad Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto, sei ospedali di base a Ortona, Popoli, Penne, Atri, Giulianova e Sant’Omero, due presidi di area disagiata, sedi di pronto soccorso, a Castel di Sangro e Atessa. E con funzioni e ruoli ridefiniti, reparto per reparto, per concentrare le risorse economiche e umane dove conviene, dove è più logico, senza doppioni e sovrapposizioni e primariati superflui.
Peccato però che per le resistenze territoriali, l’epocale riforma da oltre due anni è solo sulla carta, ed ora rischia di saltare il non facile puzzle messo a punto dall’Asr, che ha elaborato il documento che le Asl sono tenute a recepire e dettagliare appunto con i loro atti aziendali.
Nella riunione del 20 gennaio convocata dall’assessore Nicoletta Verì a Di Giosia è stato chiesto di ripresentare, entro una settimana, l’atto aziendale, tenendo conto delle “prescrizioni” del dipartimento e dell’Asr, alle altre tre Asl di apportate vari aggiustamenti richiesti.
Le tempistiche strette, imposte dallo stesso Marsilio, per chiudere la partita, sono state però già sforate.
Ed intanto a Teramo sono state issate le barricate, con interventi veementi a difesa delle prerogative della sanità provinciale pressoché da buona parte dei consiglieri regionali e amministratori locali, sia di centrodestra e centrosinistra.
Con l’agguerrito Di Giosia che avuto l’abilità di compattare un fronte trasversale a difesa delle sue istanze.
E così, solo per fare qualche esempio, il consigliere regionale dem Dino Pepe ha accusato il centrodestra di voler depotenziare e smantellare la sanità teramana e in particolare la sua Val Vibrata, Giovanni Cavallari di Abruzzo insieme ha parlato di “pagina nera e vergognosa”, Sugli scudi anche tanti sindaci, a cominciare dal quello di Teramo, Gianguido D’Alberto.
Sull’altro fronte il presidente della quinta commissione sanità in Regione, Paolo Gatti, di Fdi, ha assicurato che “non esisterebbe alcuna bocciatura dell’atto aziendale e l’iter è ancora in corso”. Marilena Rossi di Fdi anche lei ha chiesto l’intervento di Marsilio, a tutela della sanità teramana.
Ad Abruzzoweb il capogruppo di Forza Italia, Emiliano Di Matteo, ha detto chiaro e tondo che la chirurgia generale dell’ospedale Val Vibrata a Sant’Omero va potenziata, essendo presidio di confine, necessario per frenare la mobilità passiva verso le Marche e per quanto riguarda le malattie infettive di Teramo ha evidenziato il ruolo cruciale che essa ha rivestito nella pandemia del covid 19. Annunciando poi che c’era l’ipotesi del passo indietro di “una delle altre tre Asl”, al fine di rispettare comunque i limiti dei bacini di utenza fissati dalla Legge Lorenzin. Con Chieti prima indiziata, che però appunto la sua Uoc vuole ora mantenere, facendo risballare i conti.
Del resto a Chieti si vota a primavera, data ancora da stabilire, e figuriamoci se già in un clima di campagna elettorale si possa consentire il depotenziamento dell’ospedale. Il sindaco Guido Ferrara, medico e possibile ricandidato, ha detto dunque chiaro e tondo, riferendosi alla ipotesi paventata da Di Matteo: “esprimo una forte e chiara preoccupazione per le notizie che stanno emergendo a mezzo stampa sul futuro del reparto teatino. Secondo quanto riportato, nell’ambito della ridefinizione degli atti aziendali e degli equilibri regionali, il nostro presidio rischierebbe di essere indicato come quello ‘sacrificabile’ per consentire ad altri territori di mantenere o rafforzare le proprie strutture”. Una prospettiva, ovviamente “inaccettabile”, incomprensibile e pericolosa”.




