L’AQUILA –  Non tutte le 20 mila partite Iva, ma solo le aziende che hanno ottenuto benefici superiori ai 200 mila euro, dovranno restituire le tasse prima sospese e poi fissate al 60 per cento come misura per aiutare chi è ‘entrato’ in sofferenza a causa del sisma del 6 aprile 2009 che colpì L’Aquila e un intero territorio. 

La solo apparente buona notizia, che dovrà trasformarsi in certezza, in un clima tesissimo con l’Unione Europea dei tagli e dei salassi, arriva dal vicepresidente della Giunta regionale d’Abruzzo, con delega alle Politiche della ricostruzione, Giovanni Lolli, oggi in riunione all’Auditorium di Palazzo Silone, all’Aquila, con imprenditori associazioni di categoria, in attesa dell’incontro di domani a Roma con il sottosegretario alle Politiche comunitarie, Sandro Gozi.

“L’orientamento, emerso dalle ultime interlocuzioni con il governo – conferma Lolli ad AbruzzoWeb – sembra essere quella di restringere gli effetti della misura, ma ad essere interessate restano molte aziende e la misura è comunque inaccettabile perché dovranno restituire oltre 100 milioni. Molte di loro falliranno o dovranno licenziare e le ripercussioni sull’economia e l’occupazione aquilana e anche abruzzese, resteranno comunque gravissime”.

In teoria interessate alla procedura di infrazione prevista dalla Commissione Europea erano finora 3585 “persone non fisiche iscritte al registro delle imprese”, che hanno beneficiato di 103 milioni di minori tasse, e 17.493 “persone fisiche che esercitano attività d’impresa e attività professionale”, che hanno ricevuto il presunto aiuto di Stato, questo il nodo della questione, per una somma di 75,2 milioni di euro.

E infatti le associazioni categoria sono pronte a fare le barricate contro quella che viene definita un’assurda pretesa dell’Unione Europea, ed anche, si sospetta, del governo di Matteo Renzi, dopo che il sottosegretario Gozi ha inviato al presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, una lettera riservata ma pubblicata da AbruzzoWeb, in cui si chiedeva alla Regione di svolgere entro il 5 novembre prossimo una ricognizione degli aiuti “dando massima priorità alle imprese che hanno ottenuto benefici superiori ai 200 mila euro, al fine di facilitare un rapido iter della procedura di indagine formale da parte della Commissione europea”.

Lettera che è stata interpretata come sintomo di atteggiamento “collaborazionista” del nuovo governo davanti ai diktat dei burocrati di Bruxelles e Strasburgo. 

D’Alfonso la lettera inizialmente lì’aveva tenuta in un cassetto, poi a questa testata ha dichiarato senza mezze misure che la Regione Abruzzo “non farà il cameriere nei confronti della lettera che è arrivata dal sottosegretario Gozi, ma darà battaglia, forte del diritto delle popolazioni abruzzesi e con le motivazioni della politica, per far sì che sia possibile non solo una ricostruzione delle mura distrutte dal terremoto ma anche del tessuto economico”.

“Della procedura di infrazione – aggiunge Lolli – contestiamo il merito: loro sostengono che con queste agevolazioni si è alterata la libera concorrenza. Ma non è vero, ad alterare la concorrenza è stato il terremoto che messo in ginocchio centinaia e centinaia di attività del cratere sismico aquilano. E la riduzione fiscale ha semmai in parte ripristinato un equilibrio di mercato”.

Lolli nonostante tutto si definisce europeista ma aggiunge che “l’Unione Europea, deve avere buon senso, non può più permettersi di applicare le nome con ottuso schematismo, confondendo una misura di sostegno ad aziende piegate da una catastrofe naturale, con un aiuto di Stato e con un’alterazione delle leggi di mercato”. Filippo Tronca