L’AQUILA – Rimandato di una settimana, non senza polemiche e ufficialmente per gli impegni istituzionali del presidente della Regione Luciano d’Alfonso, torna a riunirsi oggi alle 11 il Consiglio regionale.
La seduta si annuncia molto calda, con una maggioranza traballante e in fibrillazione per i dissidi interni da parte dei consiglieri di Abruzzo civico Mario Olivieri e Andrea Gerosolimo, che continuano ad esternare il loro malessere.
All’ordine del giorno era stato annunciato sarebbe potuta approdare la proposta di legge del Movimento 5 stelle per la riduzione delle indennità dei consiglieri che, leggendo il progetto di legge, si scopre essere meno doloroso di quanto annunciato. Ma sarà argomento del prossimo Consiglio, come confermato dal vice presidente, Lucrezio Paolini.
Il taglio delle indennità da consigliere proposto, infatti, non sarà da 11 mila a 5 mila euro lordi secchi, perchè si aggiungono comunque 1.500 euro lordi lordi “modulabili a seconda della funzione svolta in seno al Consiglio regionale”.
Ad Abruzzoweb il sottosegretario di Giunta Camillo D’Alessandro annuncia che la maggioranza è pronta alla contromossa, ovvero a presentare un suo testo che congeli quello grillino, rigettando la palla in Prima commissione.
L’assessore al Bilancio Silvio Paolucci smentisce categoricamente che approderà in aula la variazione di bilancio a cui sta lavorando la Giunta. Unica manovra di carattere finanziario sarà la ricapitalizzazione, già decisa a gennaio, dal valore di 7 milioni di euro della Saga, società che gestisce l’aeroporto d’Abruzzo, posseduta al 95 per cento dalla Regione.
All’ordine del giorno ci sono infine varie interrogazioni: “Auto blu del Presidente della Giunta Luciano D’Alfonso e degli Assessori” di Domenico Pettinari del Movimento 5 stelle, “Verifica azioni e impegna di Giunta su Sir-Chieti Scalo” di Sara Marcozzi, M5S, “Contenimento dei cinghiali in provincia di Teramo” a firma di Mauro Febbo, di Forza Italia, “Servizio di trasporto delle emergenze sanitarie – ospedale di Tagliacozzo” di Gianluca Ranieri, M5S, “Stato di salute delle acque antistanti il litorale vastese” di Pietro Smargiassi, M5S.
Saranno poi discusse due risoluzioni: la prima sulla classificazione dei Comuni di Vasto, Lanciano e Sulmona come “poli d’attrazione”, la seconda sulla riorganizzazione degli uffici regionali dell’agricoltura. Successivamente l’Assemblea passerà all’esame dei progetti di legge in materia di impianti termici, polizia mortuaria e associazioni di promozione sociale. I lavori si concluderanno con alcune nomine di competenza del Consiglio regionale, tra cui quelle dell’Arap, l’Agenzia regionale attività produttive.
LA PARTITA DELLE INDENNITA’
“Ad assicurare con risposta formale e scritta che nella prossima seduta ci sarà la tanto temuta dalla maggioranza discussione sui tagli degli stipendi è il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio”, ha annunciato la consigliera grillina Sara Marcozzi ieri.
Un approdo in aula “forzoso”, hanno ribadito i pentastellati, essendo scaduti a inizio giugno i termini dei 30 giorni per l’esame del provvedimento da parte della prima commissione Bilancio.
Ma al microfono di Abruzzoweb il sottosegretario D’Alessandro conferma che la maggioranza sta elaborando una sua proposta che “fa seguito a quanto abbiamo sostenuto quando eravamo all’opposizione e a quanto sostenuto in campagna elettorale”.
I grillini hanno più volte ricordato a D’Alfonso proprio la promessa elettorale di parificare gli stipendi dei consiglieri regionali a quelli dei sindaci dei comuni capoluogo, ovvero 5.000 euro lordi.
D’Alessandro però aggiunge anche che “prima di tutto va valutato quanto i consiglieri regionali abruzzesi percepiscono rispetto ai consiglieri delle altre regioni italiane, perché anche questo deve rientrare nei criteri che si adotteranno nelle eventuali riduzioni di indennità che non siano demagogiche”.
Una precisazione un po’ bizantina che già fa gridare i grillini a un dietrofront.
COSA PREVEDE LA LEGGE TAGLIA INDENNITA’
La proposta di legge del M5s si presenta come una modifica alla legge regionale numero 40 del 10 Agosto 2010.
E all’articolo 1 si stabilisce che le parole “superare gli importi di 11.100,00 euro per il consigliere che non svolge particolari funzioni e 13.800,00 euro per il presidente di Giunta e di Consiglio regionale” della vecchia legge sono sostituite dalle seguenti: “superare gli importi di 7.500 euro per il consigliere che non svolge particolari funzioni e 9.000,00 euro per il presidente di Giunta e di Consiglio regionale”.
Per quanto riguarda poi i vitalizi, si stabilisce “la fissazione dell’età a 67 anni per la fruizione degli assegni per coloro che hanno svolto il ruolo nelle precedenti legislature e che ancora non hanno i vigenti requisiti anagrafici”.
“In considerazione della grave situazione finanziaria della Regione e dell’economia reale regionale – si legge poi – fino al 31 dicembre 2020 gli assegni vitalizi in pagamento all’entrata in vigore della presente legge e quelli che inizieranno ad essere erogati successivamente a tale termine, sono ridotti del cinque percento se di importo inferiore a mille euro lordi mensili”.
Se di importo superiore, dai mille a 2 mila euro il taglio è del 10 per cento, oltre i 2 mila euro del 15 per cento.
Taglio più pesante in caso di doppi vitalizi, nel caso cioè l’ex consigliere fruisca di altro assegno vitalizio di altra Regione, del Parlamento della Repubblica Italiana e del Parlamento Europeo.
Sotto i 2 mila euro taglio del 15 per cento, dai 2 mila ai 3 mila euro meno 25 per cento, dai 3 mila a 4 mila via il 35 per cento dell’assegno, e meno 45 per cento sull’importo eccedente i 4 mila euro.
Si abroga poi il trattamento di fine mandato per i consiglieri, un istituto che garantisce il pagamento di una mensilità di indennità per ogni anno di legislatura fino al decimo. Ciò al momento della cessazione della carica.
Si abroga anche la norma che garantisce ai consiglieri regionali una polizza, a carico dei contribuenti, per la copertura dei giorni di infortunio o i casi di morte.
Infine il terzo e ultimo articolo prende di mira, ma senza infierire, i dirigenti della Regione e degli Enti strumentali, con una riduzione del fondo dedicato alla remunerazione della posizione e del risultato.
“E’ noto come la Corte dei Conti – si legge nella relazione – nel documento di giudizio di parifica del rendiconto della Regione per l’anno 2012 bacchetta l’amministrazione regionale per un forte disavanzo di oltre 400 milioni di euro.
Dispone anche la necessità di un piano di rientro da tale disavanzo.
“Proprio per tale ragione – si legge ancora – la norma dispone, fino al riequilibrio del bilancio, cioè fino all’azzeramento del disavanzo, una riduzione del fondo di produttività dei dirigenti regionali e di quelli degli enti strumentali nella componente che può essere aggiunta solo se le condizioni finanziarie dell’amministrazione lo consentono”.
“Infatti, l’articolo 26 del contratto collettivo nazionale, applicabile ai dirigenti, del 1999 dispone al secondo comma che “ove nel bilancio sussista la relativa capacità di spesa, gli enti verificano la possibilità di integrare, dall’anno 1999, le risorse economiche (…) sino ad un massimo dell’1,2% (…)”.
“Dunque, come si possono continuare a stanziare risorse facoltative (il contratto parla di “possibilità”, non obbligo) se le condizioni finanziarie della regione sono deficitarie?”, si chiedono i grillini.
La norma non si estende la norma a tutto il personale ma solo ai dirigenti “perchè il contratto bloccato da oltre 5 anni ha fatto perdere molto potere di acquisto a stipendi spesso modesti”
LA SPINA DI ABRUZZO CIVICO
“In un anno questa amministrazione regionale non ha prodotto nulla se non chiacchiere continue. Mi vergogno di andare in giro, incontrare i miei elettori e cittadini”, è arrivato a dire Olivieri alla vigilia del Consiglio, e non è centro un segnale distensivo.
I due minacciano di rompere il patto di maggioranza e difendono a spada tratta gli ospedali dalla chiusura oramai data per certa e imminente dei punti nascita di Sulmona e Ortona, terre di origine, e bacini elettorali, rispettivamente di Gerosolimo e Olivieri.
A vantaggio in particolare del Vastese, “zona derelitta del basso Abruzzo, da troppo tempo lontana dai centri del potere decisionale e priva di riferimenti in grado di salvaguardare il territorio e di determinare lo sviluppo e un futuro decoroso: una terra di emarginazione, di emigrazione e di conquista”.
Del resto c’è chi ipotizza che il rinvio della seduta della scorsa settimana sia stato dovuto più che ai concomitanti incontri ministeriali di D’Alfonso, al rischio di andare sotto con i numeri nella nomina dei componenti dell’Arap. Olivieri, infatti, in un’intervista rilasciata al quotidiano Il Messaggero ha detto chiaro e tondo che “non avremmo dato il nostro placet alle nomine Arap”.
Olivieri e Gerosolimo mettono in discussione con forza gli effetti della riorganizzazione del sistema sanitario in provincia di Chieti, e in particolare nell’area di Vasto, chiedendo “la redazione di un complessivo progetto di riorganizzazione sociosanitaria abruzzese e per la stesura di un nuovo Piano Sanitario che abbia come fine la cura e la tutela del cittadino oltre alla riduzione degli sprechi e delle insufficienze che caratterizzano attualmente i servizi e le prestazioni fornite agli utenti sul territorio”.
L’opposizione di centrodestra insinua anche altri motivi di attrito interni alla maggioranza che potrebbero diventare crepe, riferendosi a risoluzioni che erano all’orine del giorno nella seduta rimandata che saranno riproposte domani.
Secondo i consiglieri di Forza Italia Febbo e Lorenzo Sospiri infatti, “il problema è che Luciano D’Alfonso non ha i numeri per affrontare i pesanti temi tradotti in tre risoluzioni riguardanti l’ospedale di Atessa, la riorganizzazione del Dipartimento Politiche agricole e la classificazione dei Comuni di Lanciano, Vasto e Sulmona quali Poli di attrazione”.





