L’AQUILA – Un piano di rateizzazione a vantaggio di quei dirigenti e dipendenti regionali che dovranno restituire somme anche superiori a 100 mila euro della Retribuzione individuale di anzianità (Ria), che in molti casi potrebbero essere non dovute, in quanto avvenute dopo una sentenza della Corte costituzionale che ha stabilito che fossero illegittime.
La proposta è stata discussa a inizio settembre in un incontro tra il sindacato della Funzione pubblica Cgil, Uil e Cisl, e il sindacato dei dirigenti Direr, e che dovrebbe prendere forma in un disciplinare da far adottare alla Giunta regionale.
Nel frattempo la Uil funzione pubblica, la più agguerrita sulla vicenda Ria, ha confermato, anche nel corso dell’incontro con la Direr, l’intenzione di presentare un esposto alla procura della Repubblica, e di inoltrare una segnalazione alla Corte dei Conti, su eventuali responsabilità all’interno della Regione Abruzzo, per errori e omissioni che hanno portato a liquidare centinaia di migliaia di euro di Ria.
L’incredibile vicenda, che da anni avvelena il clima dentro i palazzi regionali, è nata con una legge del 2007, passata agli annali come legge “Babbo Natale”, che ha aumentato al massimo l’extra mensile per l’anzianità in busta paga per dipendenti e dirigenti, anche fino a 1.200 euro al mese. Legge poi cancellata nel luglio 2014 da una sentenza della Corte Costituzionale, che ha salvato i contribuenti abruzzesi da un esborso quantificato potenzialmente in 100 milioni di euro.
Ma un imprecisato numero di dirigenti e dipendenti nel frattempo aveva fatto ricorso ai giudici del lavoro contro la Regione per ottenere subito le spettanze che gli uffici ritardavano a mettere in busta paga. E chi aveva intanto ottenuto una sentenza definitiva a suo favore, prima della pronuncia della Corte Costituzionale, è potuto passare all’incasso della Ria, anche quella arretrata, fino al 2007.
C’è poi chi nonostante la sentenza della Corte è riuscito ad arrivare a sentenza definitiva, perché la Regione, con i suoi legali non ha impugnato quelle sentenze, ribaltadone l’esito a favore dell’ente.
In questo caso sarà molto difficile se non impossibile ottenere la restituzione delle somme, in quanto vale il principio giuridico del “rapporto esaurito”, ovvero del “chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto”.
Un altro consistente numero di dipendenti e dirigenti, invece, non è riuscito ad arrivare a sentenza definitiva, ma solo ad una sentenza di primo grado favorevole, immediatamente esecutiva. e dovrà ora restituire i soldi già incassati.
L’impegno della Direr va dunque per ora a loro vantaggio, consentendo una restituzione rateale.
I sindacati non hanno avuto nulla da obiettare. La Uil però ha ribadito la necessità di fare finalmente chiarezza sugli importi finora erogati, sul numero e la qualifica dei beneficiari. Una richiesta rimasta inevasa, nonostante una diffida con richiesta di chiarimenti inoltrata dalla Uil a febbraio 2016 al presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio, e una infruttuosa seduta della Commissione di Garanzia nel maggio 2016.
La Regione grazie alle sentenze favorevoli potrà recuperare dunque a rate ingenti risorse, quantificate come superiori al milione di euro.
Resta il fatto che altri dirigenti e dipendenti invece non saranno tenuti a restituire nulla. Anche in caso di azione giudiziarie come querele che potrebbero essere innescate dagli imminenti esposti della Uil, infatti a restituire i soldi potrebbero semmai essere dirigenti e legali delle Regione, nel caso sia riconosciuto il danno erariale, per le loro eventuali errori e omissioni, che hanno impedito alla Regione di impugnare le sentenze sfavorevoli.






