L’AQUILA – Vacilla il patto tra gentiluomini, in Regione Abruzzo, che dovrebbe portare all’approvazione del bilancio di previsione 2020-2022 entro sabato 21 dicembre.

La tensione sull’approvazione del bilancio di previsione rischia di crescere a dismisura se, come pare, la maggioranza formalizzerà la presentazione di un maxi emendamento-mancia che potrebbe mettere nelle mani dei consiglieri, solo del centrodestra, qualcosa come 150 mila euro.

La notizia, che va ancora confermata, è stata rivelata dal consigliere di Abruzzo in comune, Sandro Mariani, durante i lavori della prima commissione per l’esame del Defr, il documento economico e finanziario che dovrebbe fornire il quadro strategico e programmatico entro cui calare il bilancio vero e proprio. 

Mariani ha sfidato la maggioranza: “Facciamo un patto: sono disponibile a restare qui, in silenzio, se mi confermerete o smentirete il fatto che che state predisponendo un maxi emendamento che dà 150 mila euro a ogni consigliere di maggioranza”.

Il presidente della commissione, il leghista Vincenzo D’Incecco, ha sviato: “Non parlo di cose che non conosco”. L’assessore al ramo, Guido Liris, Fratelli d’Italia, è rimasto in silenzio. Nelle prossime ore se ne saprà di più. 

Alle tensioni tutte interne alla maggioranza, con il blitz della Lega che è riuscita, in extremis e in modo inusuale, a far riaprire il documento per inserire coperture finanziarie per circa 800 mila euro, si aggiunge il malcontento dell’opposizione proprio per l’atteggiamento tenuto dal centrodestra.

Nel mirino sono i finite le continue incursioni last minute che, ad esempio, anche ieri pomeriggio hanno portato a un inserimento inatteso del cosiddetto “milleproroghe”, sotto forma di progetto di legge numero 88/2019, nell’ordine del giorno della prima commissione Bilancio che stamattina inaugura la sessione di bilancio.

L’opposizione è critica perché è stata resa edotta dei documenti ufficiali in tempi diversi da quelli paventati e, soprattutto, senza quelli necessari per un esame dettagliato e approfondito. Ragion per cui non è peregrino pensare che l’approvazione possa slittare rispetto a quella prevista.

Andiamo con ordine. In conferenza dei capigruppo, lo scorso martedì 10 dicembre, l’opposizione aveva accettato un calendario compresso (da martedì a giovedì lavori in commissione, venerdì in aula con eventuale prosecuzione a sabato), a patto di ottenere il bilancio l’11 dicembre, in modo da poter aver qualche giorno per poterlo esaminare. E arrivare al 18, giorno dell’esame di merito, con il parere dei revisori già acquisito. In realtà è accaduto altro. Il 12 la giunta si è riunita di nuovo, a sorpresa, per riaprire il bilancio e inserire il famigerato “addendum” della Lega. All’opposizione è stato trasmesso il documento corretto solo venerdì 13 all’ora di pranzo, con gli uffici in chiusura. Dunque senza tempo per poter stampare le carte e i faldoni e senza una finestra adatta per poter esaminare con attenzione tutto.

Già in quella fase Silvio Paolucci, del Pd, aveva sollecitato il presidente dell’assise, Lorenzo Sospiri, a convocare un nuovo incontro per modificare il calendario: “Non è pensabile avviare una discussione su provvedimenti così importanti per la nostra Regione senza che il Consiglio abbia la benché minima conoscenza dei loro contenuti. Neanche è immaginabile che in poche ore dall’inizio delle audizioni si possano analizzare tutti i dettagli della manovra”.

A questo, ieri si è aggiunto un ulteriore blitz, inatteso. Rispetto a un cliché consolidato rispetto a cui le variazioni per le sedute in commissione sono accettate fino a 24 ore prima, nel pomeriggio di ieri, intorno alle 17, i consiglieri hanno ricevuto comunicazione dal presidente, il leghista Vincenzo D’Incecco, dell’inserimento di una variazione, ovvero di un progetto di legge (numero 88), firmato da Sospiri e Umberto D’Annuntiis (Fi), il cosiddetto “milleproroghe”. Anche in questo caso, dunque, senza il tempo sufficiente per l’esame delle carte.

E’ assai probabile, dunque, che l’inizio dei lavori sarà turbolento. E che si possa arrivare a modificare il calendario già fissato. Facendo slittare un’approvazione che la maggioranza aveva già rivendicato politicamente perché insolitamente prevista prima del Natale.