L’AQUILA – Non verrà formalizzata alcuna proposta per il rimasto nella giunta regionale durante la riunione del gruppo consiliare Pdl all’Emiciclo al quale prenderanno parte il presidente della Regione, Gianni Chiodi, il coordinatore del partito, Filippo Piccone, e il vice, Fabrizio Di Stefano. Un dato che se da un lato dà l’idea di quanto possa  essere ancora lontana l’ipotesi di riassetto dell’Esecutivo dall’altro conferma quanto i consiglieri, che avevano chiesto un coinvolgimento attivo, siano tenuti in considerazione nell’ottica del processo di rimpasto.

Solo dopo il confronto si procederà alle sostituzioni degli ex assessori Daniela Sati e Lanfranco Venturoni, dimessisi a seguito delle note vicende giudiziarie: una successione che potrebbe avvenire in due momenti ben distinti.

si procederebbe subito alla sostituzione della Stati e poi, in un secondo momento, a individuare il sostituto di Venturoni, le cui deleghe sono state trattenute da Chiodi, che è già commissario per la sanità; scenari da definire anche in virtù delle posizioni assunte da Udc e Fli alla luce degli scenari politici nazionali e ciò che potrebbe accadere il 14 dicembre prossimo, quando è prevista la discussione sulla fiducia al Governo Berlusconi.

Se la nomina fosse ristretta ad un solo assessore i nomi incorsa sarebbero due: quello del capogruppo Pdl, Gianfranco Giuliante, e del consigliere e presidente della seconda commissione consiliare Luca Ricciuti: il primo forte del sostegno del partito mentre il secondo più “gradito” al presidente Chiodi, al quale Giuliante non ha lesinato critiche relativamente alla ricostruzione.

Nel Pdl, inoltre, la nomina di Giuliante ad assessore consentirebbe di allentare alcune tensioni nate tra consiglieri e capogruppo, al posto del quale potrebbe subentrare il vice Emiliano Di Matteo o il consigliere Lorenzo Sospiri.

La partita è ancora tutta da giocare ma è evidente come il governatore Chiodi debba pensare al nuovo assetto di Giunta alla luce di un ‘riequilibrio’ territoriale dal momento che in provincia di Teramo ci sono cinque rappresentanti su undici, che diventano sei se si considera che l’assessore Federica Carpineta è stata una scelta fiduciaria del governatore.

Al riequilibrio si punta anche sulle competenze del presidente che ha deleghe pesanti e numerose, fatto questo che ha determinato la concentrazione di 19 servizi nelle mani del mega direttore della presidenza, Antonio Sorgi.