L’AQUILA – Può slittare di 6 mesi, e far risparmiare alla Regione Abruzzo altri 2,5 milioni di euro, il maxi piano di 172 prepensionamenti deciso a sorpresa e non senza polemiche dal presidente, Luciano D’Alfonso, e anticipato qualche giorno fa da AbruzzoWeb.

Lo slittamento potrebbe avvenire nonostante il Consiglio regionale, nell’ultima seduta, abbia già approvato, in via prudenziale, una variazione di bilancio per quella somma che servirà, nel caso non riesca lo spostamento temporale, per pagare il mancato preavviso di 6 mesi per i 172 dipendenti che l’ente ha deciso di mandare in pensione entro la fine dell’anno.

Questo grazie a una norma che risale a prima delle legge Fornero , di cui i vertici regionali hanno deciso di avvalersi in ogni caso per tagliare una bella fetta di costi del personale su pedine che vengono considerate esuberi.

Questa dilazione dei tempi espone, tuttavia, anche a un rischio, ossia che con il venire meno dell’incentivo economico e con la possibilità di avere più tempo per organizzarsi, i lavoratori decidano di ricorrere contro il prepensionamento, aprendo duri contenziosi.

A confermare a questo giornale la possibilità di uno scivolamento in avanti è il direttore generale dell’ente, Cristina Gerardis, che, dopo averlo concordato con il governatore, ha sollecitato “un approfondimento della questione al ministero della Funzione pubblica”.

“Abbiamo inoltrato una richiesta di parere per interpretare la norma in base alla quale potrebbero scattare i pensionamenti – spiega – perché è abbastanza incomprensibile e si presta a diverse interpretazioni. Sull’argomento abbiamo sollecitato anche l’Inps per capire quale sia il procedimento corretto”.

Se la domanda avrà esito positivo e passerà la linea interpretativa della Regione, “una volta sentiti i sindacati, potremo procedere a dare il preavviso ai dipendenti e, dopo il passaggio dei mesi, ma avendo una prestazione lavorativa nel frattempo, potremo mandarli in pensione”.

In questo interregno, rimarca la Gerardis senza celare la preferenza per questa soluzione ‘morbida’, “ci potrebbero essere affiancamenti e potremmo organizzarci un po’ perché, in alcuni casi, andare in pensione repentinamente può creare qualche problema agli uffici”.

L’operazione in sé, comunque, non è in discussione, complice anche la forte volontà politica del presidente D’Alfonso.

“Se la Funzione pubblica ci dirà che bisogna procedere al più entro il 31 dicembre, il piano andrà avanti così come ipotizzato”, conclude infatti la Gerardis.

In quel caso, il maxi piano di pensionamenti costerà circa 2,5 milioni di euro una tantum, ma ne farà risparmiare 4,5 all’anno, come viene spiegato per filo e per segno nella delibera di Giunta numero 817 del 5 dicembre scorso sulla “razionalizzazione della dotazione organica e conseguente identificazione dei ruoli in eccedenza o in soprannumero”.

I fondi per finanziare l’operazione sono stati come detto autorizzati dal Consiglio regionale con l’approvazione del progetto di legge già predisposto in un’altra delibera di Giunta, la numero 818.

E dopo l’uscita dei cosiddetti esuberi verosimilmente potrebbero arrivare le assunzioni, grazie alla già programmata “immissione nei ruoli delle professionalità necessarie”.