Giovanni Lolli, Silvio Paolucci, Marinella Sclocco, Dino Pepe, Mario Mazzocca e Donato Di Matteo: i destini dell’Abruzzo sono in significativa parte nelle mani di queste sei persone, che il presidente, Luciano D’Alfonso, ha scelto come assessori, affidando loro la stanza dei bottoni della amministrazione della cosa pubblica regionale.

La luna di miele, ovvero il periodo di adattamento e insediamento cominciato all’indomani delle elezioni del 25 maggio, può dirsi concluso. I sei hanno avuto tutto il tempo come si dice in gergo per “studiarsi le carte”, per “farsi un’idea”, per ”rodare la macchina”. Ora bisogna passare all’azione, realizzare a spron battuto quanto promesso, ad anzi garantito in campagna elettorale.

AbruzzoWeb ha deciso di avviare un ciclo di interviste tese a fare il punto sui tempi e i modi con cui i nostri intenderanno passare dalla teoria alle pratica.

PESCARA – Si comincia con Donato Di Matteo, classe 1958, del Partito democratico, assessore con deleghe ai Lavori pubblici riferiti ai territori comunali, Urbanistica, Parchi, Riserve e Montagna, agli Abruzzesi, emigranti e tradizioni Locali e infine ai Progetti speciali territoriali e all’Impiantistica sportiva.

La sua candidatura nella circoscrizione di Pescara aveva creato qualche malumore nel fronte sinistro della coalizione e da parte dei rottamatori radicali del Pd, che vedevano in Di Matteo, ex assessore della Giunta di Ottaviano Del Turco ed ex presidente dell’Aca, l’Azienda comprensoriale acquedottistica di Pescara, politico troppo legato alla vecchia guardia del potere politico abruzzese. Poi, però, il medico di Roccamorice ha ottenuto ben 6.587 preferenze e ha messo più o meno tutti d’accordo.

Di Matteo, quali saranno le prime opere pubbliche che saranno realizzate in Abruzzo?

Lo stiamo decidendo assieme ai cittadini e ai territori: ho già inviato a tutti i Comuni ed enti una lettera in cui viene chiesto di fare un elenco delle incompiute, rimaste a metà, che rappresentano, se restano come sono, solo orribili monumenti allo spreco. La priorità sarà dunque quella di completare le opere incompiute che saranno ritenute essere le più utili e urgenti. In accordo con il presidente D’Alfonso, stiamo adottando lo stesso metodo per il monitoraggio degli interventi urgenti per mettere in sicurezza idrogeologica il territorio, per adottare finalmente un piano di prevenzione delle frane. Avremo questo elenco già a settembre.

Quanti soldi la Regione ha a disposizione per mettere poi in pratica questi interventi?

Le risorse economiche contiamo di ottenerle grazie al decreto “sblocca cantieri”, che sarà presentato al prossimo Consiglio dei ministri, forse già la prossima settimana. Grazie a esso si libereranno 43 miliardi di euro destinati proprio per le piccole opere bloccate da lungaggini burocratiche, veti, o carenza di risorse. Il monitoraggio che stiamo effettuando è funzionale proprio per quantificare il fabbisogno dell’Abruzzo.

Quale sarà il primo progetto di legge si appresta a presentare in Giunta e in Consiglio?

L’accorpamento in un unico ente della gestione e della valorizzazione del patrimonio edilizio pubblico: ovvero le case popolari di cui si occupano oggi le Ater, le strutture edilizie universitarie, che fanno capo alle Adsu, ma anche le aree industriali e così via. Il vantaggio sarebbe un’importante economia in termini di organismi dirigenziali e costi di gestione, ma anche in termini di dinamismo economico. Un esempio: i ricavi provenienti dall’affitto di capannoni industriali potranno essere, se necessario utilizzati per ristrutturare le case popolari o per finanziare politiche abitative di social housing, cosa che oggi non è possibile. Va poi rivista la legge urbanistica e che parta da precisi presupposti: il suo essere uno strumento non rigido, ma adattabile a seconda delle situazioni, che impedisca la cementificazione, che garantisca la riqualificazione delle periferie che hanno bisogno di verde e spazi pubblici.

Lei ha la delega ai Parchi, che cosa ha in animo di fare su questo ambito di competenza?

Ho ha già annunciato che una priorità sarà la creazione di una grande riserva che abbracci tutta la costa Adriatica, da Tortoreto fino a San Salvo, dove è oramai anacronistico pesare di proseguire con la cementificazione della costa. Bisogna immaginare questo unica area protetta come una connessione tra i parchi e riserve marine già esistenti, unite da politiche turistiche unitarie e anche dalla pista ciclabile in via di realizzazione. Per quanto riguarda i nostri Parchi nazionali e il Parco regionale, ritengo che sia da rivedere l’eccesso di vincoli, che creano grosse difficoltà anche nel recuperare il patrimonio edilizio esistente per dargli una nuova destinazione d’uso. Ci vuole un giusto equilibrio, tra sviluppo e conservazione, lo dico da grande amante della natura e della bellezza del nostro territorio.

Abruzzesi nel mondo, un suo cavallo di battaglia anche nella Giunta Del Turco: ripartirà dal lavoro già avviato?

Quello degli abruzzesi nel mondo è una mia grande passione: abbiamo un grande patrimonio rappresentato da 1,4 milioni di corregionali sparsi nei 5 continenti, ci sono associazioni di emigranti attive in quasi 50 stati. Ebbene parto da dove mi sono fermato, dalla politica avviata con Del Turco e poi abbandonata, non ho mai capito il perché, da Chiodi: far sì che le associazioni di emigranti diventino terminali di promozione turistica, economica e culturale, creare un’anagrafe e una immensa mailing list a disposizione dei nostri operatori turistici. Gli sforzi vanno concentrati in particolare in territori emergenti come il Brasile, o consolidati come Canada e Stati Uniti . E una colonia in Giappone.

La politica abruzzese è in mano ai poteri forti, come diceva l’ormai ex presidente Chiodi?

I poteri forti prevalgono quando la politica è debole. Io ritengo che a prevalere debba essere sempre l’interesse pubblico.

Quanto contano il clientelismo e il localismo per la conquista del potere?

Il gasparismo è finito, appartiene a un’altra epoca, che io conosco perché l’ho vissuta. Ora non è neanche più possibile scambiare voti con promesse di posti di lavoro, perché i politici non hanno questo potere. Meglio così, a prevalere dovrà essere il merito, a essere premiate le persone davvero capaci. Per quanto riguarda la politica fatta solo a beneficio del proprio territorio, con la vecchia logica del campanile: dovremmo tutti capire che in Abruzzo siano siamo solo 1,2 milioni di persone, un terzo di quelli di Roma. È assurdo non ragionare come fossimo un’unica e coesa comunità.