L’AQUILA – La Regione facilissima del presidente della Giunta regionale abruzzese, Luciano D’Alfonso, è più complicata del previsto.
La legge che, secondo le previsioni degli ideatori e dei promotori, avrebbe risolto i problemi per le imprese, riducendo le tasse e semplificando l’iter burocratico, si è infatti arenata in Terza commissione consiliare (Attività produttive), bersagliata dalle critiche delle opposizioni, e giudicata inconsistente da artigiani e industriali che invitano, piuttosto, ad applicare le leggi che già ci sono, come la legge numero 31 del 2013, anch’essa sulla semplificazione amministrativa e la tempistica delle procedure burocratiche.
Cosa che, del resto, si è già impegnata a fare la Giunta, a seguito dell’approvazione a fine ottobre, in Consiglio regionale, di una risoluzione ad hoc presentata dal Movimento 5 stelle.
La proposta di legge regionale “Regione facilissima per le imprese, misure a sostegno del sistema produttivo regionale” è stata licenziata dalla Giunta il 24 settembre, e presentata dal presidente D’Alfonso come un passaggio decisivo “per avviare quel processo di sburocratizzazione necessario per facilitare l’approccio degli imprenditori nei processi di investimento sul territorio”.
Per il governatore, inoltre, quella legge costituirebbe il mantenimento della solenne promessa fatta il 13 maggio in campagna elettorale, quando ha sottoscritto il progetto di semplificazione amministrativa “Abruzzo Regione semplice”, elaborato dal Comitato regionale Piccola Industria di Confindustria Abruzzo, firmato da tutte le sigle sindacali e anche dalla Direr, la Federazione nazionale dei dirigenti e dei quadri direttivi delle Regioni.
“Regione facilissima” è composto da 11 brevi articoli e introduce la possibilità per un imprenditore di avviare l’attività mediante una semplice comunicazione unica regionale allo Sportello unico per le attività produttive, da produrre sotto forma di dichiarazione sostituiva dell’atto di notorietà.
Sarà compito dello Sportello unico acquisire la documentazione tramite il fascicolo informatico ed entro 60 giorni le amministrazioni competenti effettuano i controlli.
Per quanto riguarda la localizzazione di nuovi insediamenti produttivi e l’ampliamento di quelli esistenti, la legge “promuove la stipula di contratti di localizzazione quali strumenti negoziali e precisi obblighi e diritti reciprochi tra imprese e pubblica amministrazione nella prospettiva di definire tempi certi, numero di posti di lavoro previsti, incentivi, e ricorso semplificato agli strumenti urbanistici”.
La Regione si impegna, poi, a ridurre la pressione fiscale, in particolare l’aliquota regionale Irap, ma solo a condizione che la lotta all’evasione fiscale determini un sufficiente flusso di cassa.
L’eventuale riduzione fiscale sarà prioritariamente destinata a vantaggio “dei soggetti che incrementano il numero dei lavoratori dipendenti”.
La “generalizzata riduzione delle aliquote Irap fino a un suo azzeramento” è invece subordinata all’uscita dal commissariamento della sanità, ovvero “al cessare degli automatismi fiscali previsti dalla vigente legislazione nel settore sanitario in caso di squilibrio economico”.
Per quanto riguarda il problema della mancanza di liquidità e delle banche che non fanno prestiti, sono previsti “interventi di facilitazione dell’accesso al credito, attraverso lo sviluppo di un sistema delle garanzie al credito”.
E ancora, vengono fissate “misure volte a ridurre le incidenze dei costi energetici delle imprese attraverso una revisione del sistema di produzione trasporto e distribuzione dell’energia stessa, nell’ambito delle competenze attribuite alle regioni stesse”.
Decisivo, infine, l’articolo 10 in cui si stabilisce che “l’applicazione della presente legge non comporta maggiori oneri a carico del bilancio della regione Abruzzo”, insomma è a costo zero.
FEBBO: “E’ SOLO ARIA FRITTA”
“È solo aria fritta”, ha subito liquidato a nome dell’opposizione del centrodestra Mauro Febbo, consigliere regionale di Forza Italia e componente della terza commissione che sta gestendo l’affaire.
“A cosa serve – ironizza – una legge in cui si dice che la Regione comunque non ci mette un euro, come pensa in questo modo di ridurre la pressione fiscale, di far funzionare gli sportelli unici e snellire la burocrazia? Che poi si dica che le tasse saranno abbattute solo con i soldi incassati dall’evasione fiscale fa un po’ sorridere, sono decenni che i governi hanno fato una promessa simile, che però non si è mai avverata”.
Lo stesso, secondo Febbo, vale anche “per l’articolo che prevede in modo vago ciò che già è in essere, ovvero il ruolo di garanzia dei Confidi!”. Inoltre, contesta, “non ha senso stabilire in una legge regionale una riduzioni dei costi energetici, perché la materia è di competenza statale”.
TORNINCASA (CONFINDUSTRIA): “NON SERVONO LEGGI INUTILI”
Perplessità vengono ribadite a questo giornale anche da Gennaro Tornincasa, presidente regionale dei servizi innovativi di Confindustria Abruzzo.
La sua argomentazione critica rimanda al filosofo inglese Gugliemo di Ockham, “che invitava con il suo famoso principio del rasoio a non moltiplicare le ipotesi più di quelle che siano strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno”. Applicando il suo principio alla pubblica amministrazione, non bisogna produrre leggi superflue.
“Prima di sfornare una nuova legge andrebbero applicate quelle già approvate – spiega – come la 31 del 2013, che è rimasta finora lettera morta, e in cui si attua una completa digitalizzazione delle pratiche burocratiche, si istituisce un Tavolo permanente per la semplificazione con le parti sociali, le associazioni di categoria e dei cittadini utenti dei servizi. La norma, inoltre, introduce tempi certi per la conclusione delle pratiche burocratiche, con penalità nei confronti dei dirigenti responsabili dei ritardi”.
Anche per Tornincasa “alcuni articoli della proposta di legge Regione facilissima, riguardano materie, come fisco ed energia, di cui hanno competenza il governo e la conferenza Stato-Regioni. Ha poco senso, dunque, approvare articoli di legge che poi non producono risultato – conclude – perché si rischia solo di perdere tempo prezioso, di complicare le cosa, quando l’obiettivo era semplificarle”.
M. LOLLI: ”MANCANO ASPETTI FONDAMENTALI”
Sulla stessa linea Modesto Lolli, ex presidente regionale del Comitato Piccola industria, che si è dimesso da poche settimane, ma che quando era in carica ha seguito passo l’elaborazione del progetto “Abruzzo regione facile”.
“Nella proposta di legge – spiega a questo giornale – mancano aspetti fondamentali che avevamo individuato nel nostro progetto e che D’Alfonso si era impegnato a realizzare. Le piccole imprese vogliono, per esempio, che la pubblica amministrazione renda note le informazioni su ogni singola pratica, di qualsiasi natura, con data e numero di protocollo di presentazione della domanda, tempi previsti sull’iter di approvazione, le informazioni nella filiera dell’approvazione, tecnico responsabile dell’esame, data prevista per l’esame, data effettiva dell’esame, stato della pratica con eventuali osservazioni e data di approvazione”.
“Un sistema di tracciamento delle pratiche che permetta a tutti, in maniera trasparente, di incrociare i dati per sapere, quando una pratica verrà esaminata, se l’esame delle pratiche rispetta l’ordine di protocollo e presentazione, e, nel caso, chi è l’ente e la persona responsabile dei ritardi nell’esame, nell’approvazione della domanda”, precisa poi.
“Quello che chiediamo – conclude Lolli – è che i diritti tornino a essere tali e non privilegi. Oggi se sei nella rete giusta di conoscenze tutto fila liscio, se sei fuori da questa rete finisci in mano ai pescecani, a cui chiedere una raccomandazione, un occhio di riguardo a buon rendere, per risolvere una qualsiasi pratica burocratica”.





