L’AQUILA – “Il Rapporto Cave 2011 di Legambiente ha il merito di riportare l’attenzione su una delle tante vergogne nazionali e regionali. Come al solito non facciamo certo bella figura. Neanche i dati siamo in grado di fornire: “Anche in questa edizione del Rapporto sulle attività estrattive non si è in grado di fornire il dato completo a livello nazionale a causa delle mancanze di alcune Regioni come Abruzzo, Calabria e FriuliVenezia Giulia”. A dichiararlo è il capogruppo Prc in Regione, Maurizio Acerbo.

“Ma soprattutto l’Abruzzo  è tra le regioni che non si sono ancora dotate di un “piano cave” e quindi si continua a stuprare il territorio rilasciando autorizzazioni senza vincoli incisivi che tengano conto delle compatibilità ambientali e socio-economiche”.

“Sono anni che denunciamo questa vergogna e la responsabilità è da addebitarsi sia al centrosinistra che al centrodestra.  Prendersela con Chiodi sarebbe disonesto perchè la responsabilità è rigorosamente bipartisan (con l’eccezione di Rifondazione e Verdi)”.

“La questione cave dimostra quanto siano solo una perdita di tempo le chiacchiere su innovazione e riforme che provengono da Confindustria e dai principali partiti: da anni non sono in grado nè di colpire i privilegi nè di garantire uno sviluppo del territorio fondato sull’innovazione. Anche in questo campo siamo tra le regioni-canaglia. Dal 1983 la Regione deve approvare il Piano Cave ma nel frattempo il nostro territorio è diventato una gruviera grazie a una norma transitoria che è diventata eterna”.

“In attesa del “piano cave” è indispensabile approvare una moratoria, uno stop a nuove autorizzazioni. Una richiesta che avevamo avanzato e su cui ci scontrammo duramente durante la passata esperienza di centrosinistra (Del Turco mise in Giunta una rappresentante dei cavatori)”.

“Oltre alla moratoria sarebbe bene che la Regione Abruzzo raccogliesse le indicazioni contenute nel rapporto di Legambiente riguardo all’adeguamento e completamento della normativa. In particolare facciamo nostro l’invito di Legambiente: ‘Per uscire finalmente da una situazione di grandi guadagni privati e di rilevanti impatti nelpaesaggio, a fronte di canoni irrisori, occorre introdurre in ogni Regione canoni di concessione come quelli in vigore in Gran Bretagna, al 20% del prezzo di vendita’”.

“Una misura del genere consentirebbe all’Abruzzo, secondo i calcoli di Legambiente, di incassare circa 5.250.000 euro in più annui. Ecco una misura di effettivo risanamento dei conti pubblici”.

“Ricordo che l’avevamo già avanzata in occasione delle ultime due finanziarie regionali insieme a emendamenti per la moratoria”.

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