L’AQUILA – Nuova legge elettorale sì, taglio dei consiglieri regionali no.
Gli inquilini dell’Emiciclo non ci stanno a ridurre a 30 i componenti dell’aula, e lo scrivono a chiare lettere nella norma sulle elezioni del Consiglio regionale e del presidente della Giunta, inserita nell’ordine del giorno della seduta che si svolge quest’oggi all’Emiciclo.
Infatti, nella proposta di legge, della sforbiciata imposta dall’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti con i suoi decreti di contenimento della spesa pubblica non se ne trova traccia, anche se almeno salta il famigerato listino dei nominati dai partiti che entravano in Consiglio a rimorchio del candidato presidente vincente.
Se dovesse passare l’attuale formulazione normativa del Consiglio formato da 42 persone, però, è in agguato il rischio che il provvedimento venga impugnato dal governo, come accaduto a Veneto e Puglia, che su questo argomento hanno fatto orecchie da mercante, più o meno come sta succedendo in Abruzzo.
Ma quello del numero dei consiglieri non è l’unico ostacolo sulla strada che porta all’approvazione della legge elettorale.
Il primo scoglio è lo sbarramento, fissato al 4%, ma incombe una proposta di modifica del Partito democratico che vorrebbe aumentare di due punti la soglia, e c’è da giurarci che i “piccoli” daranno battaglia, come ha annunciato il capogruppo di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, campione del “filibustering” d’aula combattuto a colpi di centinaia di emendamenti.
L’altro aspetto è quello dell’introduzione della cosiddetta “preferenza di genere”, cioè la possibilità di esprimere un doppio voto per i candidati di uno stesso partito purché di sesso diverso e l’obbligo di prevedere almeno il 50% di donne in lista, richiesta reclamata a gran voce dai sostenitori delle “quote rosa” che hanno lanciato la battaglia “Fino a quanto questa mezza democrazia?”.
I maligni, solitamente ben informati, sostengono che potrebbe essere una richiesta di voto segreto ad affossare la norma “salva-donne”.
IL DECRETO DI TREMONTI “TAGLIA-SPESE”
È articolato in sei punti cardine il decreto “taglia-spese” di Tremonti numero 138 del 2011 che riguarda le Regioni.
Si va, appunto, dalla riduzione del numero dei consiglieri (da un minimo di 20 nelle regioni fino a un milione di abitanti a un massimo di 80 in quelle con più di 8 milioni) a quella degli assessori, fissato al massimo a un quinto dei componenti dell’aula.
È prevista la riduzione delle indennità dei consiglieri e la commisurazione della stessa all’effettiva partecipazione ai lavori.
Infine il passaggio al sistema contributivo previdenziale per il trattamento pensionistico dei consiglieri e l’istituzione di un collegio di revisori sui conti delle Regioni.
Su vitalizi ed emolumenti mensili il Consiglio regionale dell’Abruzzo si è già adeguato, mentre sul controllo della spesa è in corso la procedura e presto dovrebbe diventare efficace. (red)
QUANTO GUADAGNA UN CONSIGLIERE REGIONALE
Consigliere semplice: indennità consiliare € 6.846,63; indennità di funzione € 0; rimborsi per presenze € 3.408,00; totale lordo € 10.254,63; ritenute € 3.822,23; netto spettante € 6.432,40.
Vice presidente e segretario di commissione: indennità consiliare € 6.846,63; indennità di funzione € 585,18; rimborsi per presenze € 3.408,00; totale lordo € 10.839,81; ritenute € 4.043,41; netto spettante € 6.796,40.
Presidente di commissione, capogruppo e segretario dell’ufficio di presidenza: indennità consiliare € 6.846,63; indennità di funzione € 1.755,55; rimborsi per presenze € 3.408,00; totale lordo € 12.010,18; ritenute € 4.546,89; netto spettante € 7.463,29.
Assessori e vice presidenti del Consiglio: indennità consiliare € 6.846,63; indennità di funzione € 2.340,73; rimborsi per presenze € 3.408,00; totale lordo € 12.595,36; ritenute € 4.798,33; netto spettante € 7.797,03.
Presidenti di Giunta e Consiglio: indennità consiliare € 6.846,63; indennità di funzione € 3.511,09; rimborsi per presenze € 3.408,00; totale lordo € 13.765,72; ritenute € 5.301,35; netto spettante € 8.464,37.
Il rimborso per le presenze può variare in relazione al costo della benzina rilevato mensilmente dal ministero dello Sviluppo economico; le ritenute operate sono relative al prelievo fiscale calcolato in base alle vigenti aliquote Irpef e ai contributi previdenziali e di fine mandato obbligatori; gli importi non comprendono i rimborsi spese documentati.



