L’AQUILA – La rivoluzione è ormai imminente nella macchina della Regione Abruzzo. Effetto della riforma della struttura amministrativa e dirigenziale della Giunta regionale, approvata a meta agosto, e del tradizionale spoil system che fa seguito al cambio di schieramento al governo.
Secondo quanto appreso da AbruzzoWeb, è vicinissimo infatti l’azzeramento degli attuali 9 direttori, e arriverà subito dopo la nomina di nuovi 6 capi dipartimento, uno per assessorato, dunque con meno posizioni apicali a disposizione.
E tra gli attuali direttori, si assicura all’interno del palazzo, c’è chi si sta già guardando intorno, in cerca di una più che dignitosa exit strategy.
È il caso di Antonio Sorgi, direttore degli Affari della presidenza e titolare di altre deleghe come quella nel settore Ambiente e territorio. Sempre da quanto si apprende, potrebbe fare le valigie per la Capitale Roma e approdare al ministero dell’Ambiente.
C’è poi Pierluigi Caputi, da anni della direzione Lavori pubblici, Ciclo Idrico Integrato e Protezione civile che, si apprende, avrebbe assicurato un posto come presidente dell’Ersi, il nuovo ente unico regionale per il servizio idrico.
Tra gli aspiranti direttori c’è, per sua stessa ammissione nei mesi scorsi, l’assessore comunale dell’Aquila Alfredo Moroni, dirigente regionale in aspettativa.
Ma secondo alcune interpretazioni della legge anticorruzione ci sarebbe un conflitto, non eludibile neanche se Moroni si dimettesse tempestivamente dalla Giunta comunale.
C’è poi ovviamente grande attesa per conoscere il nome del nuovo direttore generale, inedita e potentissima figura introdotta dalla riforma, diretta emanazione del presidente, Luciano D’Alfonso, che nelle intenzioni del nuovo corso dovrà sbloccare le pratiche amministrative ferme negli uffici e coordinare i capidipartimento, spronandoli a massimizzare la produttività.
Finora il nome più accreditato era quello di Antonello Turturiello, componente della conferenza Stato-Regioni, già assistente dell’assessore al Bilancio della Regione Lombardia Romano Colozzi e poi vice segretario generale della Lombardia.
Ma ora il suo arrivo in Abruzzo viene dato in forse, se non altro perché il suo stipendio sarebbe più che dimezzato se accettasse il nuovo incarico: dai circa 300 mila euro annui che prende nella conferenza Stato-Regioni ai 125 mila previsti per il nuovo direttore generale abruzzese.
A rendere più elettrizzante il clima c’è anche l’imminente azzeramento degli incarichi dirigenziali, che significano anche buste paga più pesanti e per decine e decine di funzionari.
I dirigenti, essendo di ruolo, rimarranno comunque nello stesso numero, ma molti dovranno traslocare di ufficio, a seguito della ridefinizione delle materie che saranno affidate ai sei dipartimenti nuovi di conio e confine tematico.





