L’AQUILA – Impossibilità di far arrivare a comando in Regione dipendenti da altri enti, dai Comuni in primis, per rimpiazzare postazioni sguarnite; direttori vicari pro tempore che devono mettere una pezza, in attesa che si possano firmare i contratti di quelli che hanno vinto i concorsi; dipendenti a tempo e con contratto scaduto che non possono essere riconfermati né rimpiazzati, come pure quelli che vanno in pensione.
Nella Regione Abruzzo che paralizza se stessa in vista delle elezioni politiche del 4 marzo, continua a incombere la maledizione dei mancati rendiconti dei debiti e crediti pregressi, a oggi fermi al 2014, che si riverbera sul personale e, quindi, sul funzionamento della macchina amministrativa.
Se non si completa l’analisi anche delle annualità 2015 e 2016, impone la Corte dei conti, in base alle leggi vigenti, la spesa per il personale dovrà rimanere contingentata, e ogni nuova assunzione sarà vietata, costringendo ai salti mortali per far quadrare la situazione.
In queste settimane gli uffici lavorano al più non posso ma, come evidenziato da Fabrizio Bernardini, capo dipartimento delle Risorse umane, in un’allarmata lettera al presidente della Regione e candidato al Senato, Luciano D’Alfonso, l’impresa non è affatto facile, visto che bisogna trovare nel caos delle scartoffie regionali, pezze d’appoggio e documenti contabili relative a spese effettuate da tempo.
Nei mesi scorsi si era annunciato, con eccessivo ottimismo, che la partita dei rendiconti si sarebbe conclusa prima a settembre 2017, poi a novembre, poi a dicembre. Ora si parla di massimo entro un mese, ma c’è chi dubita che anche questa volta l’obiettivo possa essere centrato.
C’è, poi, da aggiungere che, comunque, entro il 30 aprile andrà completato il rendiconto anche del 2017, per riallineare dopo anni di omissioni e faciloneria i conti della Regione, finalmente veritieri con uscite ed entrate certe.
L’impasse comincia a creare seri problemi al funzionamento della macchina regionale. In particolare i dipendenti a comando da altri enti, gente già formata e competente, sarebbe uno strumento prezioso per “tappare i buchi”, ma anche questa soluzione, la legge parla chiaro, rappresenterebbe una spesa non ammessa.
Non si può nemmeno ricorrere all’escamotage delle commesse esterne a società private per garantire determinati servizi, in quanto la legge 113 del 2016 dice chiaramente che “in caso di mancato rispetto dei termini previsti per l’approvazione dei bilanci di previsione, dei rendiconti e del bilancio consolidato”, gli enti locali “non possono procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto, fino a quando non abbiano adempiuto”, e sopratutto, ecco il passaggio chiave, “è fatto altresì divieto di stipulare contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi della disposizione”.
Inevitabile che questa situazione abbia conseguenze sempre più pesanti nel funzionamento della macchina. Come denunciato dal consigliere Mauro Febbo di Forza Italia, per dirne una, sono al palo centinaia di pratiche per il rimborso dei danni causati da fauna selvatica.
I ritardi negli iter amistrativi cominciano ad accumularsi anche per quanto riguarda i fondi comunitari. Del resto molti, troppi impiegati si devono occupare dei rendiconti, tralasciando altre pratiche.
Il problema non riguarda solo le “truppe”, ma anche e soprattutto i “generali”. A dicembre D’Alfonso è stato costretto a ricorrere a direttori supplenti, presi dall’organico dirigenziale in servizio, per riempire le caselle rimaste vacanti, in quanto, come detto, non è possibile prima della chiusura della partita dei rendiconti, far firmare il contratto ai vincitori del bando per la poltrona da direttore generale e di ben cinque direzioni di altrettanti dipartimenti.
Il citato Bernardini, così, coprirà per 6 mesi il dipartimento della Sanità e del Welfare; Vincenzo Rivera, già responsabile ad interim del dipartimento Trasporti, continuerà a rivestire, in virtù di una proroga di 6 mesi, la carica di direttore generale.
Ancora, a capo del dipartimento Turismo e Cultura è andato il dirigente Francesco Di Filippo. Il dipartimento delle attività produttive è stato assegnato pro tempore al dirigente Piergiorgio Tittarelli. L’uscente direttore Antonio Di Paolo resta invece per il momento a capo del dipartimento Politiche dello Sviluppo rurale e della Pesca.




