L’AQUILA – Risuonano tamburi di guerra nei palazzi della Giunta regionale abruzzese, dove i 1500 dipendenti già in stato di agitazione, minacciano scioperi e mobilitazioni davanti alla concreta ipotesi che il salario accessorio, legato ai risultati ottenuti, venga tagliato quest’anno di 500 euro in media procapite.

Solo l’ultimo taglio, dopo anni di riduzioni dovute al fatto che il fondo, sempre lo stesso, deve essere suddiviso per un numero maggiore di aventi diritto, con l’arrivo dei dipendenti degli enti strumentali soppressi.

La richiesta è che si attinga, per adeguare il fondo del salario accessorio dei dipendenti, dagli avanzi di amministrazione che vengono prodotti dal fondo dei premi di produzione dei dirigenti, che invece sono diminuiti di numero. Come prevede del resto la legge 56 del 18 dicembre 2013, mai applicata.

Tutte le sigle sindacali, al termine di un’affollata riunione ieri a Palazzo Silone, hanno concordato di alzare il livello dello scontro, chiedendo un incontro con il prefetto – come prevede la procedura dello stato di agitazione – annunciando azioni di protesta in occasione del prossimo Consiglio regionale convocato il 22 marzo a L’Aquila.

Ad Abruzzoweb Vincenzo Traniello, segretario regionale Cisl funzione pubblica, tiene a sottolineare che “la nostra proposta non solo è ragionevole, è quella prevista dalla legge, che consente di spostare 450 mila euro circa dal fondo dei dirigenti, che tanto non possono essere utilizzati per premi di produzione. Solo che la tecnostruttura dice che ci sono problemi di applicazione della norma, molto strano visto che la stessa legge è applicata nelle Marche e in altre Regioni, senza nessun problema”.

“Il presidente Luciano D’Alfonso – spiega poi Traniello – negli incontri con i sindacati agli inizi di novembre e poi il 18 dicembre aveva detto che i problemi tecnici sarebbero stati superati, e il fondo rimpinguato, ma da allora non abbiamo avuto più notizie”.

Durissime le parole di Carmine Ranieri, segretario regionale Cgil funzione pubblica.

“A conti fatti le retribuzioni dei dirigenti negli ultimi sette anni sono aumentate, mentre quelle dei dipendenti sono diminuite. Nel difendere il salario accessorio dei dipendenti vogliamo solo imporre un atto di giustizia”.

E aggiunge provocatoriamente che “se si vogliono fare risparmi basta ridurre il numero dei dirigenti, che sono uno ogni 15 dipendenti, uno sproposito, tenuto conto che un dirigente costa 120 mila euro l’anno, un dipendente appena 30 mila”.

Il salario accessorio, in media di circa 4 mila euro l’anno lordo (se non ci saranno tagli) si aggiunge al salario tabellare, che va da 1.000 a 1.400 euro al mese. Viene riconosciuto non solo come premio di produzione, ma anche per indennizzare il cosiddetto “disagio”, ad esempio quello dei dipendenti che devono lavorare in esterni e nelle ore notturne.

Il problema è nato quando sono stati assorbiti dalla Giunta regionale oltre 400 dipendenti degli enti strumentali smantellati durante la legislatura di centrodestra di Gianni Chiodi, ovvero l’azienda regionale di promozione turistica (Aptr), l’Agenzia regionale per i servizi di Sviluppo Agricolo (Arssa) e Abruzzo sviluppo.

Con la stessa torta, ovvero un fondo da circa 15 milioni di euro per il salario accessorio, ci si è trovati nella situazione di dover ricavare molte più fette, inevitabilmente più risicate.

L’opposto è accaduto con il fondo del salario accessorio dei dirigenti: qui le fette per qualche anno sono diventate più grosse, perché il numero degli aventi diritto è diminuito, visto che non c’è stato un travaso di dirigenti dagli enti strumentali.

La legge di stabilità del 2011 ha stabilito poi un tetto per i premi di produzione, per dire basta allo scandalo dei super premi resi possibili proprio dalla possibilità di ricavare fette più grosse, per ciascun dirigente.

Il fondo dunque ogni anno registra oggi un avanzo, una quota inutilizzata.

Dopo il primo e unico sciopero dei dipendenti regionali, nel dicembre 2013, è stata approvata una legge bipartisan, firmata da Lanfranco Venturoni capogruppo di Forza Italia, e Maurizio Acerbo di Rifondazione comunista, che ha introdotto al possibilità di spostare le somme in eccesso dal fondo dei dirigenti,in quello dei dipendenti, per una cifra pari 430 mila euro l’anno.

“La sordità finora mostrata dalla Regione – conclude Traniello – è solo un esempio del disagio di una macchia burocratica che dopo la riorganizzazione sta funzionando male, e dove il rapporto tra dipendenti e datore di lavoro, la Regione, sta peggiorando giorno dopo giorno”.