L’AQUILA – Sono ancora giorni di fuoco nel centrodestra che si avvia a chiudere la partita delle alleanze in vista delle elezioni regionali del prossimo 25 maggio.

Ieri sera a Roma è stato infatti chiuso l’accordo per il voto in Regione tra il Nuovo centro destra e l’Unione di centro che sarà effettivo in Abruzzo e in Piemonte, come anticipato nei giorni scorsi ad AbruzzoWeb dal segretario nazionale politico del partito, Lorenzo Cesa.

Così come alle Europee della stessa data, il simbolo sarà doppio e i due partiti avranno pari dignità.

Nei giorni scorsi si era scatenata una polemica tra uno dei due coordinatori abruzzesi, Giorgio De Matteis, che in un’intervista video aveva fatto intendere che l’Udc sarebbe confluita senza logo dentro Ncd, mentre il consigliere nazionale Sergio Tiberti aveva parlato di pari dignità, una polemica poi zittita da Cesa.

Nello schieramento misto tra alfaniani e democristiani figurano anche i Popolari di Mario Mauro che, tra l’altro, secondo quanto si è appreso, dovrebbe candidare all’Emiciclo Nicoletta Verì, ex Popolo della libertà, capolista al Senato alle Politiche 2013 con la Vela, che in quell’occasione ha rimediato un magro risultato scendendo sotto il 2%.

L’accordo tra i centristi e l’Ncd potrebbe segnare un colpo decisivo nel sostegno alla ricandidatura del presidente uscente, Gianni Chiodi, che nei giorni scorso era stata messa in dubbio da una polemica nota del segretario regionale del partito, la vice capogruppo al Senato Federica Chiavaroli.

Ma ora c’è l’avvento dell’Udc, i cui vertici regionali vanno d’amore e d’accordo con Forza Italia e, dopo un’intera legislatura passata all’opposizione per gli accordi nazionali di quasi sei anni fa, ora sono a pieno titolo classificabili come parte del centrodestra.

In questo scenario, una volta siglata l’intesa gli alfaniani d’Abruzzo hanno meno margine per la manovra di smarcamento da Chiodi, si può anzi dire che siano ormai quasi costretti a confluire nel centrodestra mentre perde terreno l’ipotesi di una corsa in solitaria.

D’altronde un Ncd contro il governatore sembra davvero difficile da immaginare: nella piazza teramana, per fare un esempio, i fedelissimi chiodiani Lanfranco Venturoni e Paolo Tancredi in una prospettiva di rottura definitiva potrebbero mai andare contro Chiodi, con il quale hanno caratterizzato l’ultimo decennio di governo della politica locale?

La svolta del Nuovo centro destra comporta un effetto domino anche in Fratelli d’Italia, partito che pure vive giorni decisivi e ora potrebbe essere influenzato dal ritorno tra i ranghi.

Il problema posto nelle scorse settimane era analogo, con la spaccatura in due poli raccontata da questo giornale: l’assessore uscente Giandonato Morra è con Chiodi a prescindere, mentre il capogruppo, Emiliano Di Matteo, e il vice presidente della Provincia di Chieti, Antonio Tavani, capeggiano la fronda.

In questi giorni i post-An dovrebbero sciogliere il nodo e l’intesa Ncd-Udc darà un’accelerata a tutto, con l’ulteriore peculiarità che Di Matteo non si ricandiderà.