L’AQUILA – “La coerenza in politica è un valore importante, ma che oggi viene ritenuto superfluo da alcune persone che saltano da un tavolo all’altro, da una poltrona all’altra. Ci sono troppe ”girelle emerite di molto merito”, che stanno facendo nauseare la gente e che fanno male alla politica”.
Parole dure, con tanto di citazione del poeta Giuseppe Giusti, contro gli esponenti di centrodestra che sono in questa tornata elettore passati con il centrosinistra, quelle di Romeo Ricciuti, papà del candidato consigliere di Forza Italia alle regionali Luca Ricciuti in appoggio a Gianni Chiodi candidato presidente, e storico esponente della Democrazia cristiana, presidente della Regione Abruzzo dal 1977 al 1981, deputato alla Camera dal 1983 al 1992, sottosegretario al ministero dell’Industria nel governo Giovanni Goria e al ministero dell’Agricoltura in due governi guidati Giulio Adreotti
Un protagonista della Prima Repubblica che rivendica i meriti di quella stagione politica: “Furono decenni straordinariamente positivi per l’Abruzzo – spiega Ricciuti – eravamo a fine anni ‘40 la penultima regione meridionale per reddito e progresso, l’abbiamo portata essere la prima e alla fine degli anni ‘70 esprimevamo una capacità di lavoro paragonabile a quella della Lombardia”.
Ricciuti intende sfatare un mito: quello del debito accumulato e lasciato oggi in eredità al Paese, e delle generazioni di italiani che hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità.
“I debiti contratti non furono soldi buttati via – afferma l’onorevole – peché furono usati investimenti strategici, per creare progresso, realizzare le infrastrutture oggi necessarie al Paese”.
“E partendo da questa premessa dico che anche oggi vanno messi in discussione i diktat dell’Europa, perché l’Italia, ieri come oggi, ha bisogno di investire per riprendere il cammino dello sviluppo”, conclude Ricciuti.





