PESCARA – Che alle elezioni regionali della primavera prossima in corsa potrebbe esserci un terzo polo a sparigliare le carte, in molti lo considerano nel novero delle cose possibili. Ma mentre tutti gli occhi sono puntati ai movimenti nelle forze centriste, civiche, post-democristiane, o in Azione e Italia viva, un terzo polo civico potrebbe nascere invece, a sorpresa, su iniziativa di due protagonisti del centrosinistra e del Movimento 5 stelle, le due colonne portanti della costruenda coalizione di Abruzzo insieme: il consigliere regionale di Abruzzo in Comune, ma con tessera Pd, il teramano Sandro Mariani, ex capogruppo dem nella passata legislatura, e il vicepresidente del  Consiglio regionale, il pentastellato pescarese Domenico Pettinari, campione di preferenze del 2019 con 9.563 voti.

Entrambi condividono l’insoddisfazione su come si sta delineando la costruzione del campo largo che si dovrà opporre al centrodestra di Marco Marsilio, di Fdi, che sondaggi alla mano potrebbe ottenere un secondo mandato, per la prima volta nella storia della Regione Abruzzo. In particolare il malumore di Mariani è cresciuto da quando ha fatto irruzione il nome di Carlo Costantini di Azione, come possibile candidato della coalizione, visto che Mariani caldeggia il nome di Luciano D’Amico, l’ex rettore della università di Teramo ed ex presidente della Tua, la società regionale del trasporto pubblico.

E ha subito pertanto contattato Pettinari, con cui ha un ottimo rapporto nei banchi dell’opposizione, per valutare, se il centrosinistra farà scelte irricevibili, un progetto fuori dagli schemi, nella convinzione che esso potrebbe aggregare molte adesioni. Uno strappo che ha a che fare, come si illustra nel dettaglio qui di seguito, anche con la partita delle comunali di Pescara del giugno 2024, dove Pettinari è pronto a scendere in campo.

Plastica rappresentazione del tormento che i due stanno vivendo, l’atteggiamento di Pettinari nell’ultimo consiglio, in disparte e quasi corpo estraneo tra le fila di M5s, come pure quello di Mariani, che non ha nemmeno votato l’assestamento di bilancio, uscendo dall’aula. E non a caso per fermarli sarebbero già partiti i pontieri.

Entrambi, in particolare, contestano il fatto che dietro le quinte, a muovere i fili per la candidatura delle regionali è un direttorio costituito, per il Pd, dal deputato ed ex presidente della Regione, Luciano D’Alfonso e dall’ex segretario regionale e senatore Michele Fina, dal coordinatore del Movimento 5 stelle ed ex sottosegretario Gianluca Castaldi e dal segretario  regionale di Azione e deputato Cesare Sottanelli, tornato in parlamento dopo una prima esperienza con Azione civica di Mario Monti. I veri decisori, per Pettinari e Mariani, a dispetto della dichiarata pluralità, orizzontalità e pari dignità delle posizioni, e del mandato forte confermato anche ieri al tavolo programmatico del centrosinistra al capogruppo del Pd, Silvio Paolucci di sondare il campo e lavorare in prima persona alla costruzione dell’alleanza, per arrivare alla scelta del candidato presidente.

Ma soprattutto a farli sobbalzare dalla sedia, l’ipotesi della candidatura a presidente di Carlo Costantini di Azione, il partito di Carlo Calenda, ovvero dell’ala centrista e moderata, che a Teramo, ha appoggiato il candidato del centrodestra Carlo Antonetti.

Costantini, avvocato pescarese, è ex parlamentare, ex consigliere regionale dell’Italia dei Valori, già candidato presidente della Regione nel 2008, sconfitto da Gianni Chiodi di Forza Italia, e che ha poi aderito ad Azione nel settembre 2021.

Per di più con un  do ut des sotteso a questa ipotesi: la scelta della candidatura a sindaco di Pescara, a giugno 2024, sarà affidata a Castaldi, come contropartita per accettare Costantini.

Una ipotesi inaccettabile per Pettinari, che già a metà luglio ha di fatto annunciato la sua candidatura nella sua città. E, questo l’aspetto centrale della vicenda, non con il Movimento 5 stelle, di cui non solo è consigliere regionale ma anche segretario provinciale. Il regolamento pentastellato infatti impedirebbe la sua corsa a sindaco avendo fatto già due mandati in Regione, e al massimo potrebbe correre come consigliere comunale, sempre che il leader Giuseppe Conte non decida di modificare questi vincoli eredità del periodo degli esordi anti-casta di Beppe Grillo, oramai superato.

Pettinari del resto è contrario alla linea che è al centro anche della costruzione campo largo delle regionali, ovvero dell’alleanza organica tra M5s e Pd: “Sono pronte a servire la nostra Pescara candidandomi a sindaco, se continueranno a chiederlo. E a chi mi chiede con quale partito, rispondo che ho sempre sostenuto e sostengo che centrodestra e centrosinistra sono due facce della stessa medaglia, che hanno fatto solo del male alla nostra terra, adottando politiche da me sempre contrastate”, ha scritto nel famoso post, aggiungendo: “sono odiato per le mie idee, per la mia coerenza da diversi esponenti del M5s, che non accettano le mie vedute, e mi vorrebbero fuori. Esponenti locali del M5S non esitano a chiedere più volte la mia testa. Sono pronto, se dovesse servire, a guidare liste civiche”.

Insomma, una proposta civica e movimentista, che torna per certi aspetti alle origini del M5s, e che potrebbe scendere in campo anche alle elezioni regionali, e non solo alle comunali di Pescara, che si svolgeranno in concomitanza con le elezioni europee.

Disegno che ha registrato la convergenza di un altro battitore libero della politica regionale,  Sandro Mariani, che ha sì la tessera del Pd in tasca, ma ci tiene a mantenere un’autonomia d’azione come consigliere regionale di Abruzzo in comune, civica con cui si è ricandidato alle regionali del 2019, prendendo 4.109 voti. Per Mariani, va però evidenziato, tutto dipenderà dall’esito del tavolo del centrosinistra, e se davvero Costantini, nome su cui comunque si registrano anche altre resistenze, sarà davvero candidato. Ad ogni modo, nella riunione di ieri a Pescara del tavolo del centrosinistra Mariani c’era, con atteggiamento anche costruttivo.

Mariani alle elezioni comunali di Teramo, a riprova della sua autonomia, era arrivato sul punto di candidarsi a sindaco, contro il candidato del centro-sinistra, il sindaco uscente Gianguido D’Alberto, che seppure dopo un tormentato percorso, è stato appoggiato anche dal Pd. L’ipotesi è rimasta sulla carta e alla fine Mariani si è allineato alla posizione dei dem, pur non risparmiando critiche al sindaco D’Alberto e auspicando un deciso cambio di passo nel secondo mandato.