L’AQUILA – Se nel centrodestra si prefigura un'”ammucchiata” in vista delle elezioni regionali, che non è ancora chiaro se si terranno in autunno o alla fine naturale della legislatura, nella primavera 2019, nel centrosinistra, ai minimi storici dopo le politiche del 4 marzo, si registra il problema opposto, con un fuggi fuggi generale che ha sfoltito, e di molto, qualsiasi velleità di potenziali pretendenti.
In provincia dell’Aquila il centrosinistra può contare su quattro uscenti dai quali ripartire: il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio, Pierpaolo Pietrucci e Lorenzo Berardinetti del Partito democratico, anche se il terzo eletto con Regione Facile, e Maurizio Di Nicola di Centro democratico.
Dalle amministrazioni locali, poi, si fa largo un piccolo esercito di sindaci che potrebbe trovare spazio nelle liste civiche: almeno un paio, da quanto si apprende, potrebbero essere quelle che affiancheranno il Pd nel tentativo di drenare quei consensi che il partito ha perso per strada negli ultimi anni.
Tra questi i sindaci di Aielli, Enzo Di Natale, Carsoli, Velia Nazzarro, entrambi in prima fila, nei mesi scorsi, nella battaglia contro l’aumento dei pedaggi autostradali, e Capitignano Maurizio Pelosi, al quale avrebbe chiesto la disponibilità lo stesso presidente della Regione e neo senatore Luciano D’Alfonso.
La Nazzarro, che guida un’amministrazione monocolore Pd, ha poi innescato dei malumori nel partito per la candidatura alle politiche con la lista, comunque alleata del centrosinistra, +Europa, scelta che la potrebbe portare a tentare la corsa all’Emiciclo con una lista civica, forse la stessa dove troverà posto Di Nicola, che con lei ha condiviso l’impegno alle ultime elezioni nella stessa lista della Bonino.
Da ambienti del Pd, intanto, si esclude l’ipotesi di una candidatura dell’ex sindaco di Avezzano Giovanni Di Pangrazio: con il centrosinistra c’è già il fratello, anche se avrebbe bisogno di una deroga dal Pd per il terzo mandato, e dall’altro lato – è il ragionamento di molti – gli spazi gli sono stati tagliati dopo che l’amministrazione guidata da Gabriele De Angelis ha virato al centrodestra per proseguire la consiliatura, dopo la sentenza che aveva sancito la cosiddetta anatra zoppa.
Sulle civiche, intanto, si registra l’altolà del segretario provinciale del Partito democratico Francesco Piacente, che in una delle ultime direzioni regionali ha chiesto che sia impedito agli iscritti di candidarsi con liste diverse da quella del partito. Piacente, come altri, ritiene infatti un errore quello compiuto quattro anni fa con Berardinetti, e considera quella di rafforzare la lista del Pd, oggi, un’esigenza non più declinabile.
L’orientamento, poi, sembra essere quello di escludere la possibilità di svolgere elezioni primarie per la scelta dei candidati consiglieri: in Marsica brucia ancora, infatti, la mancata elezione del secondo consigliere oltre a Di Pangrazio, che molti imputano al fatto che il comprensorio aquilano, affidando alle primarie la scelta del cavallo sul quale puntare, è riuscito per la prima volta dopo anni a far convergere circa 7mila preferenze su Pietrucci e, quindi, a tornare ad avere un rappresentante all’Emiciclo.
Ad insidiare Pietrucci in casa propria, potrebbe esserci poi Americo Di Benedetto, candidato sindaco dell’Aquila sconfitto nel 2017.
Dall’area peligna, intanto, lavorano ad una candidatura l’ex sindaco di Pratola Peligna ed ex presidente della Provincia Antonio De Crescentiis, espressione di quello che è considerato uno degli ultimi baluardi del Pd quanto a vivacità del circolo dem, e Alessio Di Masci, figlio dell’ex consigliere regionale Bruno. Mentre il marsicano Michele Fina, alle politiche rimasto a casa nonostante le pressioni di Andrea Orlando, di cui è stato consigliere politico al Ministero della Giustizia, potrebbe tentare la sfida delle preferenze.
Resta invece completamente scoperto l’Alto Sangro, dove non sembra esserci nessun papabile e dove il Pd ancora non digerisce la scelta di D’Alfonso di sostenere un uomo di centrodestra come Angelo Caruso, diventato presidente della Provincia grazie al sostegno del governatore. Il Pd a Castel di Sangro ha racimolato un impietoso 11 per cento il 4 marzo nonostante – affermano poi i critici – l’operazione condotta da D’Alfonso che ha portato 11 milioni di euro agli impianti sciistici.
Dal variegato mondo civico potrebbe poi farsi avanti Enrico Verini, figlio dell’ex consigliere regionale Antonio, da un po’ fuori dalla scena ma attento “manovratore”, e potrebbero riprovarci Giampaolo Arduini, che del Consiglio regionale è capo dell’ufficio stampa, e Alfredo Moroni, a lungo assessore comunale dell’Aquila che fu sconfitto alle primarie proprio da Pietrucci.






