TERAMO – La prefettura di Teramo mette al bando la propaganda elettorale furbetta e i ‘faccioni’ dei candidati vengono oscurati dal Comune anche fuori dai comitati elettorali.

Ma fatta la legge, trovato l’inganno: è bastato appendere i manifesti dentro i comitati e non fuori, ma comunque visibili dall’esterno, per continuare a far fare bella mostra di sé ai candidati alle elezioni amministrative e regionali.

Basta fare un giro visitando alcuni ‘quartier generali’ in pieno centro cittadino per verificare come sia stata applicata alla lettera la circolare sulle “Principali norme e prescrizioni inerenti la propaganda elettorale”, stilata al termine di un incontro il 29 aprile scorso.

“Non è consentita l’affissione di manifesti elettorali o l’esposizione di stampati, giornali murali o altro, inerenti direttamente o indirettamente alla propaganda elettorale, in qualsiasi luogo pubblico o aperto al pubblico diverso dagli appositi spazi assegnati dai comuni”, si precisa.

Ancora, “è vietata l’affissione dei manifesti sulle vetrine dei negozi, sui portoni, sulle saracinesche, sui chioschi, su monumenti e opere d’arte di qualsiasi genere, a tutela dell’estetica cittadina, su strutture come gazebi o capannoni, sulle palizzate e  sugli alberi in quanto tali strutture hanno carattere fisso”.

Se non fosse abbastanza precisa questa prescrizione, segue un’ulteriore norma. “Le sedi dei comitati elettorali, sostenitori dei partiti o gruppi politici presenti nella competizione elettorale, sono equiparate alle sedi di partito – taglia corto la prefettura – I manifesti di propaganda elettorale possono essere affissi solo all’interno delle sedi dei partiti e dei comitati”.

Un canoninco “giro di vite”, ma del tutto inutile, perché la scappatoia è già stata trovata.

Episodi simili ci sono già stati a Pescara, con la mannaia dei vigili urbani che è stata più implacabile: hanno oscurato, pecettando da fuori, anche il candidato che il manifesto lo aveva esposto dentro.

Non resta che vedere che cosa accadrà a Teramo e se anche all’Aquila, Chieti e in altre città comincerà la guerra al comitato elettorale. (alb.or.)