L’AQUILA – Si apre la corsa dentro al Pd per la candidatura alla presidenza della Regione alle elezioni dell’anno prossimo.

Fino a poche settimane fa sembrava che i democrat, compattamente, volessero puntare sul senatore Giuseppe Legnini, ma le elezioni dell’Aquila hanno rimesso in discussione gli equilibri e all’orizzonte spunta il nome del deputato Giovanni Lolli.

Le prime avvisaglie che i vertici del Pd del capoluogo volessero scompaginare i piani del parlamentare teatino si erano avute già durante il comizio di chiusura di campagna elettorale in piazza Duomo del riconfermato sindaco Massimo Cialente, alla presenza dell’eurodeputato David Sassoli.

“L’Aquila dovrà contare di più in Regione e dentro il centrosinistra”, era stata la frase sibillina pronunciata dal primo cittadino. Una rivendicazione utile, piuttosto che ad arringare la folla presente, a lanciare un sasso nello stagno per vedere le reazioni dei big abruzzesi del partito.

A questo si è aggiunta la proposta dell’assessore comunale Stefania Pezzopane che, con netto anticipo rispetto ai tempi classici della politica, ha proposto le primarie per la scelta della persona che dovrà sfidare il governatore in carica, Gianni Chiodi, per il quale è praticamente certa l’investitura per tentare il bis da governatore, chiedendo nel contempo che Roma non interferisca sulle decisioni locali.

LA CHIUSURA DEL CERCHIO

La candidatura di Lolli, di fatto, chiuderebbe un cerchio aperto sin da quando si doveva decidere se Cialente dovesse o meno rimettersi alla testa della coalizione aquilana di centrosinistra. Il deputato sembrava la persona più adatta a sostituirlo, ma l’accelerata finale del primo cittadino uscente e la sua volontà di riprovarci ha messo la parola fine sulle sue velleità, lasciando un credito nei suoi confronti che potrebbe andare all’incasso alle regionali.

La stessa Pezzopane sa che un Lolli “benedetto” prima della scadenza della legislatura a Montecitorio renderebbe vacante una casella che il Pd non potrà che colmare con il nome di un esponente aquilano, vista la situazione particolarissima della città nello scenario nazionale. E, dunque, chi meglio di lei che ha una lunga gavetta alle spalle e ha sbancato le urne alle amministrative con le sue 1.000 preferenze, assegnandole il primato di consensi da quando esiste l’elezione diretta del sindaco?

Un tetris che si incastrerebbe alla perfezione, consentendo a ognuno della “triplice” piddina del capoluogo di ritagliarsi un ruolo di primissimo piano.

Naturalmente c’è da fare i conti con compagni di partito e alleati, che non staranno certamente a guardare.

L’INCOGNITA D’ALFONSO

In ambito democratico incombe anche l’incognita della lista civica dell’ex sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso e degli ex assessori regionali Marco Verticelli e Donato Di Matteo, quest’ultimo vincitore delle “primarie di collegio” del 2008 e poi estromesso dalla competizione per un veto dell’Idv.

Al progetto del trio guarda con molta attenzione una parte importante dei sindaci e degli amministratori locali del Pd.

GLI ALLEATI A SINISTRA

Se Sel, per bocca del segretario regionale, Gianni Melilla, si è già espressa favorevolmente sulle primarie, c’è l’altra ala della sinistra, quella rappresentata da Rifondazione e Comunisti italiani, che potrebbe farlo presto: non è un mistero che uno dei suoi più autorevoli rappresentanti, il capogruppo di Prc in Consiglio regionale, Maurizio Acerbo, in genere per nulla tenero nei confronti del Pd, abbia una simpatia spiccata per Lolli.

Problemi, invece, arriveranno certamente dall’Idv, che dopo aver piazzato due pedine strategiche nell’ultima tornata amministrativa con i consiglieri provinciali Attilio Di Mattia e Luciano Di Lorito, eletti rispettivamente sindaci di Montesilvano e Spoltore, nel Pescarese, punta alla rivincita con il capogruppo all’Emiciclo, Carlo Costantini, lo sconfitto della disputa del dicembre 2008.

Il coordinatore regionale dipietrista, Alfonso Mascitelli, non ha chiuso la porta in faccia alle primarie, “purché – ha detto – siano vere nei tempi, nei modi e nei contenuti”, lasciando presagire da un lato che ha fiutato puzza di bruciato e dall’altro che l’ok a un uomo del Pd alzerebbe decisamente i bonus spendibili al tavolo delle trattative.

L’UDC E DE LAURENTIIS

C’è, poi, lo scoglio dell’Udc che sembra ormai saldamente schierato contro il centrodestra, e con la fine del Terzo polo decisa unilateralmente dal leader della Vela Pier Ferdinando Casini, il naturale approdo è sull’altra sponda. I tempi delle vittoriose intese con il Pdl alle provinciali 2009-2010 sono lontanissimi: lo testimoniano le alleanze siglate ad Avezzano, Montesilvano, Ortona e Spoltore con il centrosinistra.

Tra i centristi non è un mistero che il consigliere di amministrazione della Rai Rodolfo De Laurentiis abbia da tempo messo nel mirino la poltrona di governatore, ma l’ex deputato sa benissimo che una sua scelta decisa direttamente dalle segreterie romane porterebbe alla rottura con la Federazione della sinistra e, probabilmente, anche con Sel: un lusso che a elezioni a turno unico come quelle regionali non si può permettere nessuno.

Meglio, dunque, correre alle primarie e giocarsi la partita, piuttosto che forzare la mano su un’ipotesi che scontenterebbe un po’ tutti, facendo implodere la coalizione e destinandolo a una sconfitta quasi certa.

L'”EXIT STRATEGY” DI LEGNINI

Rimane il nodo di Legnini: il senatore è al suo terzo mandato (due, però, interrotti anzitempo dallo scioglimento delle Camere) e, benché le regole rigide in voga nel Pci e poi nei riformati Pds e Ds si siano decisamente annacquate, rischia che il partito gli chieda di fare un passo indietro per lasciare spazio a qualcun altro.

Perciò anche lui ha tutto l’interesse che il competitore anti-Chiodi sia individuato, almeno ufficiosamente, prima che si torni alle urne per le politiche: se dovesse essere Lolli potrebbe reclamare a buon diritto un altro quinquennio a Roma e, in caso di vittoria di Pier Luigi Bersani & co., anche un posto da sottosegretario. Legnini, per cogliere l’obiettivo, potrà contare sui buoni uffici di cui gode presso la segreteria nazionale e degli attestati di stima che il Pd non manca di concedergli, non a caso fu scelto come relatore per la Legge finanziaria 2008 durante la breve stagione del governo Prodi II.

Per gli stessi motivi Lolli potrebbe aver chiesto garanzie solide sin da subito, per evitare di rimanere con il cerino in mano nei mesi che separeranno il rinnovo dei due rami del Parlamento dalle regionali, con il rischio di ritrovarsi senza un “paracadute” se qualcosa dovesse andare storto.

Lette in quest’ottica, le prime mosse di Cialente e della Pezzopane, magari sottovalutate da alcuni, non sono altro che i tasselli essenziali per comporre l’intero puzzle.