AVEZZANO – “Il decreto Lorenzin, grazie alla Lega al governo del Paese va rivisto, perché può andar bene per un’area metropolitana, non certo per aree interne dove le distanze sono elevate, i trasporti difficoltosi e dove servono invece ospedali diffusi e di buon livello “.

A sostenerlo è Antonio Morgante, candidato della Lega nella circoscrizione della Provincia dell’Aquila alle regionali del 10 febbraio prossimo. 

Morgante, 47 anni, avvocato, sposato con due figli, è stato vice-sindaco della sua Magliano dei Marsi (L’Aquila), nonché braccio destro del presidente della Regione di Forza Italia Gianni Chiodi, e responsabile della segreteria del commissario delegato per la Ricostruzione dopo il sisma del 2009, ovvero lo stesso Chiodi.

Da sempre attivo politicamente nel campo del centrodestra, Morgante ha aderito alla Lega nella primavera del 2018.

Antonio Morgante, partiamo dai numeri, per comprendere la direzione da intraprendere…

C’è molto da fare in Abruzzo, abbiamo dati macroeconomici  drammatici, perdiamo posizioni rispetto ad altre regioni, il sistema produttivo è in forte affanno. E quando i dati sono questi, è grave che l’Abruzzo sia pure in coda nella spesa dei finanziamento europei, che riguardano il sociale, l’agricoltura, le infrastrutture. Dall’11 febbraio, ci sarà da rimboccarsi le maniche 

L’80 per cento della spesa regionale riguarda la sanità: quali sono le sue idee e proposte in materia?

Il decreto Lorenzin è stato scritto in stanze lontane dai territori, ed ha limiti importanti: penalizza le aree interne non densamente popolate, dove ci sono problemi di trasporti e viabilità, e le distanze sono oggettive maggiori. Un decreto che va cambiato assieme al governo e alla Lega alla guida del Paese.

Cambiato come?

Faccio un esempio, finora abbiamo assistito ad un input di organizzazione in verticale, quasi gerarchica: un ospedale grande, uno medio, uno piccolo, e poi servizi territoriali. Questo modello può andare bene per le aree metropolitane di Pescara e di Chieti, in parte per la provincia teramana, ma non per la provincia dell’Aquila dove serve un ospedale diffuso in tutto il territorio assicurando ovunque le specialità essenziali. Per lo stesso motivo il punto nascita di Sulmona va salvato dalla chiusura, perché è a sevizio di aree interne molto ampie, da Castel di Sangro sarebbe molto più difficile raggiungere il punto nascita di Avezzano. Le risorse per il punto nascita di Sulmona si possono trovare, magari togliendo qualcosa alla costa… 

Come andrà a finire con l’Udc, per ora fuori dalla coalizione rei di aver candidato l’ex consigliere di centrosinistra Mario Olivieri, e Marianna Scoccia, moglie di Andrea Gerosolimo, anche lui eletto con Luciano D’Alfonso?

Facciamo un passo indietro, alle elezioni politiche del marzo 2018: il nostro leader Matteo Salvini ha detto chiaro e tondo che non avrebbe mai governato con chi aveva appoggiato il governo di centrosinistra di Paolo Gentiloni, mentre già si andava costituendo l’alleanza giallo-verde. E noi abbiamo applicato questo principio in Abruzzo: nessun patto con chi direttamente è stato coinvolto fino a pochi mesi fa con l’amministrazione regionale di centrosinistra. Anche indirettamente, perchè non prendiamoci in giro: non si può accettare nemmeno la candidatura della moglie di Gerosolimo. L’Udc ha tradito gli impegni, ed ora è fuori. 

Sara Marcozzi e Giovanni Legnini: che giudizio sui vostri avversari?

Sara Marcozzi è l’esponente di un partito, M5s, che gli italiani hanno imparato a conoscere. Non dico né che sta facendo bene, nè che sta facendo male. Per quanto riguarda Legnini, gli elettori si sono stancati degli esponenti istituzionali dell’establishment: il popolo vota Lega e M5s, sempre più Lega, e sempre meno M5s perchè vuole cambiare, vuole voltare pagina, e il voto della Lega, vorrei sottolineare, non è estremista, dentro ci sono tanti, tantissimi moderati.

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