L’AQUILA – “Per garantire il diritto alla salute sancito dalla Costituzione, dobbiamo stabilire, in un sistema con risorse date, le priorità e un’attenta programmazione. Va cambiato l’approccio, non possiamo più utilizzare, come avvenuto finora, l’ospedale come unica fonte di prestazione sanitaria. Occorre destinare alle acuzie gli ospedali con elevata tecnologia, e lavorare poi nel territorio secondo i criteri della sussidiarietà, vicini alla gente”.

Ad affermarlo, Patrizia Masciovecchio, candidata al Consiglio regionale nella lista del Partito democratico in provincia dell’Aquila.

Masciovecchio, 64 anni, è direttore dell’Unita operativa di medicina legale della Asl Avezzano- Sulmona-L’Aquila , dedicandosi in particolare alle problematiche della disabilità.

Ha partecipato alla fondazione del Partito democratico nel 2007, ma è alla sua prima esperienza politica, come candidata, al fianco di Piepaolo Pietrucci, consigliere regionale Pd uscente , con cui si presenta in “tandem”, a sostegno del candidato presidente della coalizione del centrosinistra Giovanni Legnini, ex vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura, e ancor prima sottosegretario all’Economia e con delega alla Ricostruzione post simsica 2009. 

Patrizia Masciovecchio, prima di tutto, cosa l’ha spinta a candidarsi? 

Innanzitutto perché sono preoccupata da questo vento di destra, d questo governo a trazione legista. Inoltre perché vedo in Giovanni Legnini un uomo delle istituzioni, che quando ha avuto ruoli di governo ha fatto molto per l’Abruzzo e il nostro territorio, e stato ad esempio determinante per l’ottenimento delle adeguate coperture economica della ricostruzione post sismica. Poi è abruzzese, non dovrebbe essere una qualità particolare, ma Marsilio non lo è, conosce la realtà è la sua idea di un nuovo Abruzzo, che sia veramente in rete, senza dualismo deteriore tra costa e aree interne.

Da addetta ai lavori, quali sono i mali della Sanità, e quali sono le cure efficaci?

La sanità a seguito di un serie di tagli disposti a livello nazionale, e a causa del blocco del turn over e delle assunzioni, sta attraversando un momento difficile. La medicina è poi mutata, è diventata molto tecnologica e costa di più. Per garantire il diritto alla salute sancito dalla Costituzione, dobbiamo stabilire, in un sistema con risorse date, le priorità, e un attenta programmazione. Va cambiato l’approccio, non possiamo più utilizzare, come avvenuto finora, l’ospedale come unica fonte di prestazione sanitaria. Occorre destinare alle acuzie gli ospedali con elevata tecnologia, e lavorare poi nel territorio secondo i criteri della sussidiarietà, vicini alla gente. Non intendo solo il poliambulatorio, va creata una rete, dove possono entrare i piccoli ospedali, che non devono essere assolutamente eliminati, gli specialisti del territorio, i medici di famiglia, la rete dell’emergenza urgenza.

Tutto sommato quello che è previsto nel decreto Lorenzin, dunque?

Il decreto prevede un nuovo assetto, ma con l’applicazione sic et simpliciter, in realtà il rischio è di dover chiudere i piccoli ospedali. che vanno invece salvaguardati, ecco perché prioritario riconvertirli: devono trattare i bisogni più semplici, e quelli della cronicità in modo tale da ridurre l’utilizzo improprio della struttura ospedaliera per acuti. 

Come si abbattono le liste di attesa?

Occorre in primo luogo più personale, che negli anni si è ridotto con il blocco del turn over, c’è poi una carenza sul fronte della formazione, e così i nuovi medici cominciano a scarseggiare. Servono quindi rapide ed adeguate assunzioni, e poi appropriatezza dei ricoveri e delle prestazioni. E’ un dovere programmatorio anche dell’ente regionale. 

Feroci polemiche da parte del centrodestra per la nomina, a poche settimane dal voto, della dottoressa Simonetta Santini, a nuovo direttore sanitario della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, al posto Maria Teresa Colizza, andata in pensione. Lei cosa ne pensa?

Le norme vigenti prevedono che i direttori sanitari vengano nominati con bando pubblico, emanato dalle Regioni. La Regione Abruzzo, solo il 10 gennaio scorso ha indetto il bando, ma per arrivare alla nomina ci vorranno i dovuti tempi tecnici. Se non si fosse proceduto alla nomina della dottoressa Santini, si sarebbe verificato un drammatico blocco delle attività, che non possiamo permetterci. Ritengo che sia stata una scelta necessaria.

Ha detto il nostro nuovo rappresentate alla commissione Unesco Lino Banfi, nominato dal governo giallo-verde, “per accettare ho posto subito le mie due condizioni: niente inglese e niente laurea”. Un commento…

Il titolo di studio e la cultura sono l’elemento chiave per l’evoluzione dei popoli, quello a cui assistiamo a livello di governo fa temere tutto il contrario.

Cosa la fa essere distante dal Movimento 5 stelle? 

Sono improvvisatori, populisti che rifiutano la scienza, basti vedere cosa dicono suoi vaccini, li ritengo dilettanti allo sbaraglio. I meno indicati per una politica di crescita a favore dei cittadini e delle persone più fragili. (ft)

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