PESCARA – “Il 10 febbraio prossimo cacceremo il Pd all’opposizione per decenni”. Lo ha detto il candidato presidente del centrodestra in Abruzzo Marco Marsilio durante il forum che si è tenuto nella sede Ansa di Pescara.
“Scegliere quella data per il voto, in un clima difficile, è l’ultimo dispetto del Pd e di D’Alfonso: prima hanno dovuto spicciare le faccende di casa propria. E’ stato un attaccamento alla poltrona – ha continuato Marsilio – Il ministro dell’Interno non poteva arrogarsi il diritto di rinviare le elezioni, e anche io ero contrario. Sarebbe stato un danno per l’Abruzzo prolungare l’agonia, una regione che non è governata da un anno e mezzo, che ha proseguito a scartamento ridotto, e quindi ferma e commissariata, un danno che l’Abruzzo non si poteva permettere”.
Marsilio, ha risposto anche a Giovanni Legnini, candidato del centrosinistra che, nei giorni scorsi aveva parlato di “invasione di ministri” per la campagna elettorale: “Legnini è invidioso dei ministri e dei leader del centrodestra che stanno venendo in Abruzzo per supportare la nostra campagna elettorale: se vengono i suoi leader nazionali gli tirano i pomodori”. Durante il Forum all’Ansa ha poi confermato che nei prossimi giorni, specie nel prossimo weekend, si recheranno in Abruzzo la leader di FdI Giorgia Meloni, i ministri Bussetti e Centinaio, oltre al ritorno di Salvini previsto per il 27.
Per quanto riguarda la vicenda della megadiscarica dei veleni della Montedison, a Bussi, dove sono seppellite tonnellate di rifiuti tossici, Marsilio ha precisato: “c’è una grave responsabilità dello Stato. Il ritardo processuale e le prescrizioni per i reati penali non impediscono però le vicende civili: è evidente che chi ha inquinato deve bonificare, la Edison deve bonificare. Se non lo fa, deve essere lo Stato che poi si rivarrà in danno sull’azienda, perché dopo decenni non si può più aspettare”. Marsilio ha anche rivelato che il 25 gennaio sarà proprio a Bussi sul Tirino (Pescara) con la leader del suo partito Giorgia Meloni per una conferenza stampa.
“A Roma ho posto il tema di fare dell’Abruzzo una priorità”, ha aggiunto Marsilio.
“Ho l’impressione che dal sisma dell’Aquila in poi, e dai terremoti successivi, è come se quell’attenzione dello Stato verso il terremoto e la ricostruzione avesse assorbito tutti i doveri dello Stato nei confronti dell’Abruzzo. È un fatto che i soldi destinati all’Abruzzo nello sviluppo e coesione siano molto inferiori al peso che l’Abruzzo ha nell’Italia del Centro sud. Abbiamo raccolto meno della metà dei fondi e dell’attenzione necessaria. L’impegno è questo. E la presenza dei leader nazionali che stanno calcando la scena in Abruzzo in questa campagna elettorale per me è sempre un’occasione per richiamarli a quest’attenzione e sensibilità e occasione preziosa per far prendere loro contatto con una realtà che giustamente molti possono non conoscere o non conoscere così bene perché vengono da altre zone”.
“Lo Stato deve tornare a occuparsi di tutto l’Abruzzo e non solo dell’emergenza che arriva dopo una calamità o dopo una tragedia. Per questo vogliamo spendere anche la nostra esperienza al Parlamento e la nostra presenza per aprire una vertenza con Roma e con Bruxelles. Serve un Abruzzo più forte”.
Sul tema della Sanità e la riorganizzazione della rete ospedaliera ha poi sottolineato: “Riaprire gli ospedali? E’ semplicistico dirlo. E’ necessario però riorganizzare la rete. Una volta a Tocco da Casauria c’era un ospedale dove io da bambino mi sono operato alle tonsille e vi lascio immaginare le reazioni dei toccolani quando fu chiuso, ma oggi non mi sognerei mai di promettere la riapertura di quegli ospedali. Per certe specialità sono gli stessi cittadini oggi ad essere coscienti che non ci può essere qualità nei piccoli centri, le patologie complesse necessitano di centri ospedalieri evoluti. Ma sul territorio devono essere garantite le emergenze, i pronti soccorsi devono essere a portata di mano”.
Marsilio ha poi spiegato che “la razionalizzazione è stata fatta male, con le stesse regole altrove si è lavorato meglio e lo dimostra poi l’affollamento degli ospedali grandi dove la gente sta con le barelle nei corridoi dei pronto soccorsi, dove finiscono più utenze del possibile. Oppure la mobilità passiva verso Molise o Marche, Roma. Riapriremo i reparti che servono, non tutti, perchè se no sarebbe un messaggio sbagliato. Immagino però che alcuni luoghi debbano essere ridisegnati, penso a Castel di Sangro e la traumatologia, visto che lì ci sono impianti di sci, per esempio”.
E sulle polemiche circa la sua provenienza e la mancanza di legami forti con l’Abruzzo, ha puntualizzato: “sto registrando molto entusiasmo che cozza con la narrazione di chi dice che sono ‘estraneo’ all’Abruzzo. Provengo da una famiglia di trapiantati. Genitori, nonni trisavoli sono abruzzesi. Nessuno ha posto il problema ma per i 5 stelle è un grave delitto non essere nato in Abruzzo. E questo è discriminatorio e un po’ razzista. Accuse che guarda caso arrivano da chi vuole lo ius soli, e pensa che il figlio nato in Abruzzo da una donna eritrea sbarcata in Italia sia abruzzese e io no, che sono nipote e figlio di abruzzesi”.
Marsilio, con origini di Tocco da Casauria, comune dell’ entroterra pescarese, ha poi parlato della difficoltà in cui versano le aree interne dell’Abruzzo. In questi territori, ha sottolineato il candidato di centrodestra per la presidenza alla Regione, “è evidente il senso di abbandono. Come vivessero con il deserto intorno e si sentissero sotto assedio”. Da qui, ha evidenziato Marsilio, la necessità di un “riequilibrio territoriale senza far danno a qualcuno”. “Non ho trovato un pezzo di Abruzzo che possa dirsi in forma. Si pensa che a Pescara ci si ingrassi ma a Pescara – ha aggiunto Marsilio – si vivono le stesse marginalità e problematiche del resto del territorio”.





