L’AQUILA – “È una giornata felice, voglio ringraziare il popolo abruzzese per questo riconoscimento, per aver partecipato alle elezioni nonostante il tentativo della sinistra di piazzarle il 10 febbraio sperando di allontanare il voto, e poi qui non c’è la giuria quindi quando il popolo vota, il voto rimane quello”.

Così Giorgia Meloni, con una punta d’ironia, stamattina nella sede della Giunta regionale dell’Abruzzo all’Aquila, accanto al neo presidente Marco Marsilio, che proprio Fratelli d’Italia indicò al tavolo nazionale del centrodestra fino a far convergere gli alleati, Lega e Forza Italia, inizialmente scettici.

“Stiamo crescendo, stiamo materializzando il nostro progetto di ricostruire il centrodestra, questo lavoro anche in queste elezioni ci ripaga e ne siamo estremamente fieri”, ha aggiunto, “noi con la Lega siamo maggioranza ovunque, lascia ben sperare per il Paese, credo ci siano tutti i margini per un governo senza Movimento cinque stelle, ci crediamo e ci lavoriamo. Un governo che nasca insieme dalle urne, con un contratto che si stipula con gli italiani alle urne e non nelle segrete stanze. Ho sempre rispetto per i vinti, mi è capitato qualche volta di perdere, ma bisogna anche saper perdere. Ho sentito la candidata dei cinque stelle dire che la loro sconfitta è la sconfitta della democrazia, questa è una sconfitta del clientelismo del Pd e del pressapochismo del M5s, non della democrazia!”.

Le regionali in Abruzzo si chiudono con una brusca accelerazione della Lega, che diventa il primo partito con il 27,5 per cento, riuscendo addirittura a raddoppiare i consensi raggiunti alle politiche del 4 marzo 2018, quando arrivò al 13,9 per cento. 

L’exploit del Carroccio in Abruzzo, che alle regionali del 2014 non si era presentato, ha registrato 164.154 voti, con capofila la provincia di Teramo (46.079), seguita da Chieti (44.550), Pescara (41.040) e L’Aquila (32.485). Flessione per il Pd, terzo partito in Abruzzo, che con l’11,5 per cento perde oltre il 14 per cento di consensi rispetto alla regionali 2014, quando ottenne il 25,5 per cento, quindi con oltre 105 mila voti in meno. Segno meno anche per il M5S, che passa dal 20,99 del 2014 al 19,70 per cento, con 23 mila voti in meno. Confronto più aspro se confrontato con il 40% delle Politiche del 4 marzo dello scorso anno. 

In termini di voti dai 303 mila voti delle Politiche nella circoscrizione Abruzzo si è passati agli attuali 117.502. 

È vero anche che da una affluenza del 75% si è passati al 53,11 per cento e che si tratta di elezioni dal carattere diverso. Lo dimostra anche il confronto con i 4 collegi provinciali alle regionali e i 5 collegi uninominali: in quello di Pescara il 4 marzo scorso il M5S prese il 41,28 per cento, alle regionali il 23,54 per cento. A Chieti dal 41,15 per cento al 24,32 per cento, tenendo presente che nell’uninominale di Vasto il Movimento si era attestato al 42,98 per cento. 

All’Aquila dal 32,98 per cento al 13,33 e a Teramo dal 40,58 per cento al 18,31. FdI è il quinto partito in regione che raddoppia i suoi voti, passando dal 2,95 per cento (si presentava con Alleanza Nazionale nel 2014) al 6,50, con 38.813 preferenze. 

Il combinato disposto dei risultati di questa tornata amministrativa consegna quindi l’Abruzzo al candidato di centrodestra Marco Marsilio, il quale si aggiudica con ampio margine lo scranno di presidente della regione incassando oltre il 48 per cento dei voti, contro circa il 31,3 del candidato di centrosinistra Giovanni Legnini e staccando di 28 punti percentuali la candidata del Movimento Cinquestelle Sara Marcozzi, che ha raggiunto il 20,2 per cento. 

La coalizione di centrosinistra, che ha appoggiato l’ex vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha in ogni caso raccolto un risultato significativo, 31,28%: oltre al Pd, erano 7, infatti, le liste a sostegno di Legnini, compresa quella di Liberi e Uguali che alle politiche del 2018 aveva corso in modo indipendente. 

In sostanza il centrodestra, che viaggia ormai a trazione Carroccio, esce vincente da questo test elettorale del 2019 grazie a una formazione ‘classica’ del rassemblement, vale a dire insieme a Forza Italia, Fratelli d’Italia e le altre forze centriste. 

In questo modo la regione Abruzzo risulta essere il settimo territorio guidato da una coalizione di centrodestra, insieme a Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Molise e Sicilia. 

In deciso calo il dato sull’affluenza: in totale ha raggiunto il 53,11%, facendo segnare un calo di 22,14 punti percentuali rispetto alle politiche del 4 marzo 2018 (75,25%). In base ai dati del Viminale che riguardano la Camera, in provincia dell’Aquila l’affluenza è scesa dal 74,75% al 54,70%, in quella di Chieti dal 75,08% al 50,18%, a Pescara dal 75,5 al 54,77% e a Teramo dal 75,70% al 53,84%.

La vittoria elettorale in Abruzzo “conta, perché ci dice quanto gli italiani abbiano bisogno di una proposta credibile. Ma paradossalmente, anche se avessimo perso, ci sarebbe stato comunque bisogno di un centrodestra coeso per governare l’Italia in un momento così difficile”. 

Lo dice – in un’intervista al Corriere della Sera – il vice presidente di Forza Italia, Antonio Tajani, per il quale “un dato è chiaro e innegabile: senza FI non si vince, non esiste un centrodestra che possa fare a meno di noi”. 

“La coalizione di centrodestra è l’unica che abbia la forza e la capacità di guidare questo Paese”, afferma, l’unica “possibile, omogenea, con un programma comune che si basa su contenuti, non su slogan”, “noi abbiamo idee comuni sul futuro del Paese e su come risolvere una crisi che ci ha portato in recessione: flat tax, sì alle grandi opere, sgravi alle famiglie, lavoro per i giovani. Non esiste altra coalizione che abbia programmi e ricette serie e compatibili come le abbiamo noi”. 

Salvini e Di Maio hanno contratto. “Che ha prodotto cosa? – chiede Tajani – Un reddito di cittadinanza che non dà alcuna prospettiva di crescita al Paese? Questo governo non sta facendo nulla per superare la crisi”. Avverte quindi il leader leghista e Meloni: “Col sovranismo degli slogan non si va da nessuna parte, non si incide nella realtà europea, non si lavora alle riforme”.

“Il voto di ieri in Abruzzo nel momento in cui consegna la vittoria al centrodestra, riapre però una speranza per il centrosinistra e per il Partito democratico. Una tornata elettorale che merita un’attenta riflessione. Si sono scontrati due approcci nettamente diversi: quello nostro attento ai temi regionali, a idee e programmi per l’Abruzzo e quello dei nostri avversari teso a politicizzare il voto, a trasformarlo in una prova nazionale. Salvini è venuto 14 volte, Di Maio 7, Meloni almeno 15. Nel momento in cui si sentivano sicuri della vittoria, tanto da candidare un non abruzzese che neanche si è potuto votare essendo romano, hanno trasformato il voto in un referendum personale come dimostra il tweet di Salvini che nel giorno del voto, invitava solo a votare Lega. E non c’è dubbio che la propaganda della Bestia si sia affermata con la Lega che passa dal non esistere delle scorse regionali, al 13 per cento delle politiche, all’attuale 27,5. Crollano i 5 stelle nonostante una candidatura in campo da anni (già presente alle scorse regionali) e nonostante la retorica del reddito di cittadinanza in una regione del Sud. Il centrosinistra si riscatta da quel terribile 17 per cento delle politiche e lo fa grazie a un candidato autorevole, all’aver messo al centro la vita quotidiana degli abruzzesi e con un approccio fortemente unitario come coalizione e come Pd, che si è dimostrato capace di marciare unito anche in una fase congressuale. Grazie agli abruzzesi che ci hanno dato fiducia. Da questa ripartiamo con più convinzione per il futuro”, dichiara invece la deputata abruzzese dem Stefania Pezzopane della presidenza del Gruppo Pd. 

“Messaggio molto chiaro dagli elettori abruzzesi: il centrodestra unito trionfa. Ed il centro è determinante per la vittoria. Ora si ponga fine alla infruttuosa esperienza del governo giallo verde che è stato sonoramente bocciato dalle urne – spiega Lorenzo Cesa, segretario nazionale Udc – Subito al lavoro per gli abruzzesi per migliorare la loro qualità di vita”.

“Saluto con favore il grande risultato della Lega e del centrodestra in Abruzzo, facendo i complimenti al nuovo presidente Marco Marsilio, che incontrerò presto, col quale sono sicuro che troveremo modo di condividere idee e proposte. L’impegno e la coerenza del ministro Matteo Salvini vengono premiati dagli elettori – dichiara Attilio Fontana (Lega), governatore della Regione Lombardia – Domenica 24 febbraio anche dalla Sardegna possano arrivare ottime notizie”.

Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Forza Italia dichiara: “Centrodestra unito unica alternativa al dilettantismo dei grillini. Ora l’Abruzzo vuole ripartire con quel buongoverno che da tempo esprimiamo in tante Regioni e Comuni. Grazie Berlusconi per l’impegno profuso, buon lavoro a Marsilio e a tutti i nostri eletti”.

“La vittoria del centrodestra non è solo una questione di numeri, peraltro esaltanti, ma soprattutto di idee e di condivisione di programmi. Il risultato colto alle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale e la strepitosa affermazione del nostro candidato presidente Marco Marsilio sono l’ennesima conferma che il centrodestra, quando si presenta compatto, rispecchia appieno i desideri, le aspettative e le garanzie di buon governo, frutto dell’impegno, dell’esperienza e delle capacità delle candidate e dei candidati”, commenta Nazario Pagano, senatore e coordinatore regionale Forza Italia.

Per Gianluca Vacca (M5S), sottosegretario Mibac: “Saranno 7 i consiglieri regionali #M5S in regione #Abruzzo, uno in più rispetto al 2014. Una splendida notizia! Però è innegabile che il risultato di ieri sia stato al di sotto delle nostre attese: abbiamo sì confermato più o meno il dato di cinque anni fa, ma ci aspettavamo di più. Si tratta di un voto locale, e non ha dunque senso generalizzare o parlare di equilibri di governo, ma sarà opportuno nei prossimi mesi riflettere tutti insieme, in maniera pacata e costruttiva, per capire come e dove migliorarci. Ci siamo comunque ritrovati a combattere una battaglia impari, contro coalizioni ‘artificiali’, veri e propri carrozzoni elettorali (e nonostante questo eleggiamo più consiglieri del centrosinistra). Ma l’elettorato è estremamente volatile, il consenso si acquisisce e si perde molto rapidamente al giorno d’oggi. C’è stato poi un vero e proprio crollo dei partiti tradizionali – Pd e Forza Italia – scesi rispettivamente all’11% e al 9%, entrambi molto lontani dal M5S. Infine il preoccupante dato dell’astensionismo: quasi un abruzzese su due non è andato a votare, un numero che evidenzia un’allarmante disaffezione dei cittadini nei confronti dei propri rappresentanti regionali, e su questo tutte le forze politiche dovrebbero avviare una seria riflessione. Tornando a noi, ci tengo a ringraziare tutti i sostenitori e gli attivisti del M5S che con grande impegno si sono spesi in questa campagna elettorale. Li abbraccio e dico loro di guardare avanti a testa alta, di continuare a credere in quello che facciamo e che vogliamo fare, sempre dalla parte dei cittadini. Siamo ancora in tanti, più del 20% è comunque un risultato di tutto rispetto per una forza giovane come la nostra. Al presidente Marsilio e al nuovo consiglio regionale auguro buon lavoro, c’è molto da fare per la nostra regione. Come unico rappresentante abruzzese del governo conto di incontrarli presto. E buon lavoro auguro ovviamente ai nuovi consiglieri regionali del M5S. So che continueranno a essere intransigenti e propositivi, e che continueranno a lavorare nell’interesse dell’Abruzzo e degli abruzzesi, come il M5S ha sempre fatto”.

Per Nicola Zingaretti (Pd), presidente Regione Lazio “Salvini ancora tiene. Il voto abruzzese ci dice che Di Maio e quel partito sono complici e vittime di un disegno drammatico per la vita degli italiani”. 

“Alcuni hanno chiesto voti per gli italiani e li stanno massacrando, altri – aggiunge – hanno chiesto voti per i cittadini e stanno tradendo quella fiducia. Questo basta per cambiare? Noi dobbiamo cambiare perché nel Pd c’è un immenso problema di fiducia e noi dobbiamo ricostruire questa fiducia e questa credibilità nei nostri confronti”.