L’AQUILA – “C’è una forte fiducia in una possibile vittoria dopo la Sardegna: i tempi sono cambiati, gli elettori guardano alla qualità delle persone e l’ elezione di Alessandra Todde ha dimostrato che non si vota in base a un’appartenenza politica ma soprattutto in base alle qualità della persona che costituisce la leadership di una coalizione. E in questo io credo che noi siamo abbastanza avanti perché il nostro candidato Luciano D’Amico è riconosciuto come candidato di valore, di spessore, una persona che conosce benissimo il territorio, i suoi punti di forza e di debolezza. In questo periodo ho incontrato tanta gente delusa, non di area centrosinistra, che in qualche modo richiede ai candidati capacità tecniche che possano aiutare ad affrontare un periodo migliore”.
Così, in un’intervista ad AbruzzoWeb, Vanna Andreola, candidata nella lista Abruzzo Progressista e Solidale a sostegno del candidato del campo largo, Luciano D’Amico, alle elezioni regionali in programma il 10 marzo in Abruzzo.
“È stata una campagna diversa, anomala, perché come ho detto sin dall’inizio io non sono un politico ma sono un tecnico prestato alla politica – ha rimarcato Andreola – voglio continuare a considerarmi tale e lavorerò perché il mio ruolo di tecnico rimanga lo stesso, come ho sempre fatto per 30 anni in Regione Abruzzo. Quindi io non ho fatto comizi, non ho aperto comitati elettorali. Ho però incontrato le persone, ho affrontato le tematiche che mi proponevano dal punto di vista tecnico individuando, se possibile, soluzioni tecniche e concrete, reali, perché io sono abituata ad essere concreta e a dare risposte al territorio. Lo facevo nel mio ruolo di tecnico e a maggior ragione credo che lo debbano fare oggi i politici, perché non è più il tempo di dare false illusioni o false speranze, sia in tema di sanità che di lavoro, di rispetto di quelle che sono le condizioni di vita di un territorio che ha bisogno di essere supportato”.
“Tra i temi più sentiti la sanità, il lavoro, i centri storici che sono abbandonanti. Ma anche a necessità di destagionalizzare il turismo montano, riscoprendo il ruolo dei borghi autentici e dei cammini”.
“E c’è anche da riscoprire quello che è l’apporto che può dare il turismo in termini di marketing, l’enogastronomia. Nel lontano 2017, io l’ho fatto nel ruolo tecnico che ricoprivo all’epoca di dirigente delle politiche europee della Regione Abruzzo, insieme a un assessore che era Lorenzo Berardinetti e un gruppo di ristoratori illuminati. Ci siamo inventati il Marchio Europeo dei ristoranti tipici, legge che è stata provata a gennaio del 2018 che prevedeva una serie di step per essere messa sul tavolo, e che poi portava alla concessione del marchio europeo dei ristoranti tipici a tutti quei ristoranti che nel mondo utilizzavano quelle che erano le caratteristiche tecniche previste nella legge stessa. Ci tengo a precisare che l’unico marchio Europeo che esiste in Europa è il nostro, non ce ne sono stati altri”.






