L’AQUILA – “Attualmente, nel processo, il giudice scende in campo con la casacca del Pm”.
Con questa frase il comitato cittadino aquilano per il Sì al referendum sulla giustizia ha evidenziato una delle principali ragioni per condividere la riforma per una “giustizia giusta” ai fini un un corretto bilanciamento nel giudizio”.
Il messaggio scaturisce dalla conferenza stampa che hanno tenuto alcuni avvocati del capoluogo regionale al palazzetto dei Nobili per presentare il comitato locale che sostiene il Sì al referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026.
Lo compongono Dario Visconti, Fabio Alessandroni, Massimo Costantini, Fabiana Gubitoso, Maria Leone, Stefano Santoro e Giulio Michele Lazzaro, che è il portavoce. Il comitato aquilano fa parte di una rete nazionale promossa dal professor Nicolò Zanon, ex vicepresidente della Corte Costituzionale ed ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura. Al suo fianco, come portavoce, c’è il giornalista Alessandro Sallusti, ex direttore del Giornale.
Tra gli annunci anche il fatto che, in questa stessa sede, il 10 febbraio, in un’altra iniziativa, ci sarà anche il procuratore della Repubblica di Pescara, Gennaro Varone, che si schiera con il Sì a differenza della maggioranza dei suoi colleghi. All’evento parteciperà anche l’avvocato romano Cesare Placanica.
Inoltre ci saranno delle iniziative nelle frazioni e nei comuni di Ofena il 6 febbraio, Montereale il 13 e Barete il 27 dello stesso mese.
“Alcuni dicono che la separazione delle funzioni già esiste”, ha detto l’avvocato Lazzaro in riferimento allo svolgimento dei processi, “ma il cittadino gradirebbe che il giudice guardasse con la stessa diffidenza l’avvocato come il pm. Occorre eliminare la contiguità e dividerli davvero che è cosa ben diversa dalla semplice separazione delle funzioni”,
Ma una delle preoccupazioni dei comitato è quello di far capire che riforma non penalizza i giudici e non li assoggetta a nessun potere politico. “In nessun passaggio del testo di riforma costituzionale”, ha detto l’avvocato Alessandroni, “si ravvisa un condizionamento del pubblico ministero”. E a suo dire, la riforma completa le direttive del passagio al sistema accusatorio voluto dalla riforma Vassalli. Riforma che era stata apprezzata anche dall’ex premier Massimo D’Alema del Pds in occasione della Bicamerale per le riforme quasi 20 anni fa.
“Il cittadino quando entra in un’aula di giustizia da imputato (magari innocente)”, hanno detto i componenti del Comitato, “deve avere anche solo la sensazione che il magistrato che lo giudica non abbia nulla a che vedere con il magistrato che lo accusa! Per comprendere il rapporto di connessione che lega pm e giudici (sopratutto gip) si valuti per esempio, quante poche domande del pm (tutte,dalle proroghe di indagini alle misure) il gip rigetta! È un dato (quello relativo alle misure cautelari reali e personali) che neanche il Ministero fornisce solo perchè non ne è in possesso! Perché il gip non le rigetta pur essendoci un vaglio richiesto dal codice di procedura? Perché il suo operato, tutta la sua vita professionale è soggetta ai ‘voti’ che si danno tra loro al Csm che è composto massimamente da Pubblici Ministeri: il “sistema” lo ha descritto fedelmente l’ex giudice Luca Palamara nel suo libro”.
“La Corte di Cassazione si è stufata di ripetere che è inammissibile la prassi del “copia/incolla” (ovvero il PM passa la chiavetta, se non proprio scrive per mail la richiesta di misura ed il gip la incolla nell’ordinanza cautelare)! Da ultimo l’ex pm di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, ha ‘confessato’ che quando era pm a Milano al tempo di Mani pulite diceva, anche con sms, al gip di voler arrestare Tizio per il reato X ed il gip gli rispondeva “cambia reato perchè quello che hai indicato non regge!”.
“Perché due Csm, uno per i pm ed uno per i giudici? Perché in questo modo ciascuno – al suo interno e senza ingerenze dell’altro Csm – curerà ciò che è imposto dall’articolo 105 della Costituzione ovvero: adottare tutti i provvedimenti che incidono sullo status dei magistrati: assegnazione di incarichi direttivi e semidirettivi, procedure di assegnazione e trasferimento, progressioni di carriera, giudica le condotte disciplinarmente rilevanti, provvede alla gestione dei giudici onorari”.
“Con la creazione dell’alta Corte disciplinare”, hanno detto i componenti del comitato, “la responsabilità del magistrato sarà verificata in modo più serio senza che incida la eventuale appartenenza alle correnti”. Inoltre è stato evidenziato come troppe volte alcuni magistrati che commettono errori, anche gravi come nel caso Tortora, poi ottengono promozioni immeritate o discutibili.
Critiche anche al giornalista Roberto Saviano per il quale la riforma indebolirebbe la lotta alla mafia. “Saviano con questa pillola di saggezza parla solo alla pancia della gente per intimorirla ma non riesco a capire da dove deduce ciò, visto che la legge di riforma non va ad intaccare i poteri dello Stato su intercettazioni e altro e nemmeno l’assetto della Dda”, ha commentato l’avvocato Gubitoso.
Alla manifestazione sono intervenuti l’ex sindaco dell’Aquila, Biagio Tempesta, anche egli avvocato, e l’ex manager Asl Giancarlo Silveri i quali hanno raccomandato al comitato di evitare i tecnicismi ai fini di una maggiore chiarezza. Presente, infine, anche il vice sindaco Raffaele Daniele.




