L’AQUILA – E se il prossimo presidente del Consiglio fosse un abruzzese?
Spunta anche il nome del chietino Giovanni Legnini, vice presidente del Consiglio superiore della Magistratura, tra quelli che vengono menzionati negli ambienti politici nazionali, nel caso in cui l’attuale premier, Matteo Renzi, fosse costretto a uscire di scena come estrema conseguenza a seguito di una vittoria del no al referendum sulla riforma costituzionale del 4 dicembre prossimo.
Uno scenario che sarebbe clamoroso, ma che comunque viene tenuto in considerazione: specie perché, dalle parti del Partito democratico, di cui sia Renzi che Legnini fanno parte, una sconfitta del sì a dicembre preoccupa e neppure poco.
E allora, tra i papabili c’è dunque Legnini, classe 1959, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, con delega all’Editoria e all’Attuazione del programma di governo, del governo di Enrico Letta, poi divenuto sottosegretario all’Economia nel successivo esecutivo Renzi.
Una scalata, quella di Legnini, partita nei banchi sia del Senato (dal 2004 e per tre legislature) che della Camera (nel 2013), un curriculum parlamentare di livello che lo ha portato a essere il relatore della legge finanziaria sia nel 2007 che nel 2012.
Ruoli in cui si è messo in luce, e che lo hanno portato alla chiamata come vice in quota parlamentare, sebbene egli sia comunque un avvocato, quindi appartenente al mondo legale, dell’organo di autogoverno della magistratura, facendolo diventare un’alta carica dello Stato.
Un posto talmente di prestigio che, al momento di eleggere il nuovo presidente della Repubblica dopo due mandati di Giorgio Napolitano, prima che la scelta cadesse su Sergio Mattarella, da alcuni analisti Legnini è stato perfino inserito tra i possibili outsider, e chissà che la cosa non possa ripetersi in futuro vista anche l’età verdissima per incarichi politici ai massimi livelli, 57 anni.
Per ora si parla di lui come possibile premier di garanzia anti-scossoni. Una figura che, a Roma come in Abruzzo, è considerata di ottimo livello, affidabile, in grado di ricoprire un incarico, seppur a tempo determinato, in un momento storico che, se si concretizzassero gli scenari peggiori per Renzi e il Pd, aprirebbe scenari delicatissimi non soltanto in Italia, ma anche e soprattutto a livello europeo.






