L’AQUILA – “La situazione del Paese l’ho descritta da un po’ di tempo, c’è un malessere sociale profondo, lo vedo nella mia famiglia, non si riesce a dare una risposta a problemi strutturali, la classe media sta vivendo una situazione tale che non si sa dove si va a finire, anche a causa di una globalizzazione non gestita”.

Così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente del Partito democratico, che all’indomani del voto referendario che ha portato alle dimissioni del premier Matteo Renzi dice “no a governicchi a bagnomaria” e suggerisce al Pd di riflettere.

Cialente, che si è detto “davvero preoccupato” in un telegrafico post su Facebook di buonora, spiega ad AbruzzoWeb come “la preoccupazione deriva da non so cosa succede in questo momento in Italia e all’Aquila, tutte le volte che mi sono trovato a non avere una diagnosi e a dover fare una terapia ero preoccupato per il malato”.

In ballo, ricorda il sindaco, ci sono “quindici milioni di euro che devono arrivare al Comune per i mancati introiti dovuti al terremoto”, risorse che “stavano nella legge di stabilità perché il bilancio comunale va approvato entro il 31 gennaio”.

Fondi che “servono per fare il bilancio ma soprattutto per stabilire la tariffa Tari che già l’anno scorso fummo costretti ad aumentare – ricorda – invece quest’anno pensavo di diminuirla anche del 2 o 3 per cento ma di certo non la aumento!”.

“Altri soldi dagli aquilani non possiamo tirarli fuori”, aggiunge Cialente.

Lo sguardo è comunque rivolto anche al Pd, dove per il sindaco “ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità, ho sempre creduto nella politica diretta, mai agli infingimenti o ai giochini”.

“C’è da capire se il voto ha bocciato Renzi, il Governo, o il Pd”.

Per, Cialente, comunque, “è giusto andare alle elezioni”, non prima di aver formato un Governo di transizione “giusto per la legge elettorale e quella di stabilità”

“Già sento dire che la palla è in mano ai riti della politica, ma gli italiani hanno detto un’altra cosa, se si pensa di tornare ai soliti riti non va bene, sto cercando di sentire Cuperlo ma il telefono è sempre isolato”, aggiunge.

Sugli scenari, il sindaco si dice “molto sereno”, perché “quando parlano i cittadini vanno ascoltati” e in questo caso “hanno detto di rivotare”: “Vince Grillo? È la democrazia, non è che la democrazia si invoca e poi si fa di tutto per non far vincere questo o quello”.

Cialente sembra poi escludere una sua ricandidatura al Parlamento, nel caso in cui si dovesse andare al voto a primavera, in concomitanza con la fine del suo secondo mandato da sindaco: “Non ci ho pensato affatto, credo che ci pensa o abbia pensato ad un tornaconto personale in queste ore è come se quando fu sganciata la bomba atomica su Hiroshima uno avesse pensato ad andare a comprare il biglietto per il teatro”.

“Certo che penso ad un mio protagonismo nazionale – ammette – ma non per andare a occupare poltrone, le battaglie come Mariotto Segni posso farle anche da pensionato ricoverato all’ex Onpi!”.