TERAMO – Sarà depositata domani in Procura la perizia effettuata dai tecnici sul cellulare di Melania Rea, la mamma di Somma Vesuviana uccisa con 32 coltellate il 18 aprile scorso  e ritrovata tre giorni dopo nel bosco di Ripe di Civitella (Teramo), ma le prime indiscrezioni parlano di risultati che sconfesserebbero l’alibi del marito, Salvatore Parolisi, finora unico indagato per l’omicidio e rinchiuso nel carcere di Castrogno.

Stando a quanto riporta il quotidiano Il Centro la sola cella ad essere agganciata dal telefonino della vittima è quella di Ripe, mentre quella di Colle San Marco non sarebbe stata minimamente rilevata.

Se l’indiscrezione fosse confermata per la Procura teramana che indaga sul caso si tratterebbe della prova del nove che incastrerebbe definitivamente il caporalmaggiore dell’Esercito, nei confronti del quale, comunque, nessuno ha trovato elementi probatori tali da poter ritenere con certezza che sia stato lui a sferrare i fendenti che hanno ucciso la donna.

Per i magistrati teramani, che possono contare su quelle che vengono definite prove critiche o indirette, hanno in mano elementi da far apparire Parolisi come un bugiardo, che ha mentito per discolparsi dell’omicidio.

Le altre prove indirette sono il Dna di Parolisi ritrovato sulle labbra della Rea, l’assenza di del polline degli abeti di Colle San Marco dalle suole delle scarpe della vittima e le testimonianza di persone di non aver visto il 18 aprile scorso la coppia sul pianoro di Colle San Marco, come invece affermato in più riprese dall’indagato che dichiarò di essere stato lì a giocare con la figlioletta e la moglie, scomparsa di lì a poco dopo essersi allontanata per andare in bagno.

Elementi che messi insieme per i Pm Greta Aloisi e Davide Rosati formano un quadro accusatorio completo sull’ipotesi di colpevolezza di Parolisi.