L’AQUILA – Per la sua collocazione strategica e i suoi porti, l’Abruzzo è da decenni uno snodo importante per i traffici illegali, soprattutto quello di stupefacenti controllato dai clan campani e gestito in loco da quelli albanesi.

Ma è anche un distretto produttivo legato all’industria e al ramo immobiliare che si presta da sempre a infiltrazioni e operazioni di riciclaggio.

È quanto emerge nel rapporto Ecomafia 2011 di Legambiente, presentato oggi a Roma presso la sede del Cnel.

Le inchieste degli ultimi anni hanno dimostrato anche come il tessuto economico della regione abbia subìto pesanti infiltrazioni della criminalità organizzata, camorra e ‘ndrangheta soprattutto.

Nel 2010 si piazza undicesimo nella classifica delle regioni per illegalità nel ciclo dei rifiuti, con 239 infrazioni accertate, 250 persone denunciate e 10 arrestate, 60 sequestri effettuati dalle forze dell’ordine.

Sono state quattro le inchieste ex articolo 260 (reato di organizzazione di traffico illecito), condotte dalle procure di Napoli, Teramo, Santa Maria Capua Vetere e Pescara che hanno coinvolto imprese abruzzesi.

L’ultima risale all’8 aprile del 2011: il Noe di Pescara ha denunciato 13 persone e messo i sigilli ad alcune aziende di trattamento di rifiuti ferrosi in Abruzzo, Marche e Puglia.

“Anche quest’anno il rapporto sulle ecomafie pone l’Abruzzo al centro del traffico illegale dei rifiuti e del ciclo del cemento – sottolinea Luzio Nelli, della segreteria regionale di Legambiente Abruzzo – con la conquista di un decimo posto a fronte del dodicesimo posto individuato nel 2010 nelle illegalità ambientali”.

“I dati – aggiunge – ci mostrano come dalle 210 infrazioni del 2009 si passa a 990 del 2010, mentre dalla denuncia di 217 persone si passa, in un solo anno, alla denuncia di ben 789. Questo evidenzia l’interessamento mai sopito, da parte delle organizzazioni malavitose, di penetrare nel tessuto economico della nostra regione, testimonianza ne sono gli accadimenti sul traffico dei rifiuti a Teramo e a Sambuceto, e anche gli allarmi della magistratura aquilana sulla Ricostruzione, ma dall’altra anche un rafforzato controllo da parte delle autorità competenti”.

Secondo Nelli, “in questa fase è fondamentale per la nostra regione non disperdere il prezioso lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine: bisogna tenere sempre alto il livello di guardia e l’impegno. Questa situazione potrebbe degenerare ancora di piu’ se la nostra regione dovesse precipitare in emergenza rifiuti”.

LE OPERAZIONI

Tra le operazioni che hanno visto coinvolte aziende abruzzesi, citate nel dossier ci sono la “Emelie”, che ha sgominato un’organizzazione dedita allo smaltimento e al traffico internazionale di rottami metallici che si è conclusa con il sequestro di sette aziende, quattro delle quali con base a Chieti Scalo, Montesilvano e Fermo.

L’operazione “Ragnatela”, traffico illecito di rifiuti industriali che ha visto giocare un ruolo di primo piano da alcuni imprenditori di Lanciano.

La gestione illecita e traffico di rifiuti speciali pericolosi che nel luglio scorso vedeva protagonisti alcuni imprenditori di Sambuceto.

Lo smaltimento e il traffico illecito di rifiuti nel Teramano, tra cui anche di pneumatici.

Tra tutte, però, spicca la vicenda legata alle acque di Bussi, che lo scorso maggio ha avuto esito non del tutto soddisfacente per Legambiente.

La conclusione di un’udienza preliminare che si è protratta per almeno due anni, infatti, ha portato alla trasformazione del reato ipotizzato da avvelenamento ad adulterazione, più lieve e prescrivibile in minor tempo.