ROMA – “Ritengo di dover offrire la disponibilità che mi è stata richiesta”.
Giorgio Napolitano ha accettato la candidatura così come richiesto dal Partito democratico. Il Capo dello Stato uscente si è preso qualche ora di tempo per decidere e infine ha dato l’ok.
“Nella consapevolezza delle ragioni che mi sono state rappresentate – continua Napolitano – e nel rispetto delle personalità finora sottopostesi al voto per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, ritengo di dover offrire la disponibilità che mi è stata richiesta. Naturalmente, nei colloqui di questa mattina, non si è discusso di argomenti estranei al tema dell’elezione del Presidente della Repubblica”.
La sesta votazione è in programma alle 15.
QUINTA FUMATA NERA
Nuova fumata nera per l’elezione del capo dello Stato alla quinta votazione.
La somma del numero dei voti ottenuti dal candidato più votato, Stefano Rodotà, e quelli delle schede bianche o assegnati ad altri candidati, non consente infatti più il raggiungimento del quorum dei 504 voti.
Dopo Amato, Marini, Prodi, spunta adesso il nome di Giorgio Napolitano.
BERSANI SI DIMETTE
“Non posso accettare il gesto gravissimo compiuto nei confronti di Prodi. Le mie dimissioni saranno operative un minuto dopo l’elezione del presidente della Repubblica”.
Pierluigi Bersani lascia. Lo ha comunicato lui stesso ai grandi elettori del Pd in assemblea al termine di una delle giornate più nere della storia del Partito democratico.
Un partito ormai a brandelli, esploso dopo la bocciatura di Romano Prodi al quarto voto per il Colle.”Abbiamo preso una persona, Romano Prodi, fondatore dell’Ulivo, ex presidente del Consiglio, inviato in Mali, e l’abbiamo messo in queste condizioni. Io non posso accettarlo. Io non posso accettare il gesto gravissimo. Questo è troppo”, ha detto Bersani.
“L’assemblea è fatta di dirigenti che oggi hanno preferito l’ovazione e l’unanimità, poi uno su quattro di noi qui ha tradito. Ci sono state in alcuni pulsioni a distruggere senza rimedio. Spero che la mia decisione serva ad arrivare ad un’assunzione di responsabilità”, ha concluso Bersani prima di lasciare l’assemblea.
Il Professore si è ritirato subito dalla corsa scrivendo una lettera a Roma dal Mali, dove è inviato per l’Onu in una missione di pace: “Chi mi ha portato fin qui si assuma le proprie responsabilità”.
Prima di Bersani, anche la presidente Rosi Bindi aveva annunciato le sue dimissioni. “Il partito ha dato cattiva prova di sè – ha affermato quest’ultima – ma la responsabilità non è mia: non sono stata direttamente coinvolta nelle scelte degli ultimi mesi”.
Alle 10 di questa mattina si è tornati a votare per la quinta volta.
D’ALESSANDRO: ”PD NON HA DIRITTO DI ESPRIMERE CANDIDATURA”
“Dopo quanto accaduto io non credo che il Pd abbia il diritto di esprimere un’altra candidatura. Il partito che ha bruciato prima Marini (che ho votato) e poi Prodi (che ho votato) non ha più alcun diritto. Ora il Pd faccia l’unica cosa possibile, chieda scusa al Paese”.
A sostenerlo è il più giovane degli elettori dei Consigli regionali, Camillo D’Alessandro, capogruppo Pd in Abruzzo, sul suo profilo Facebook.
“Il partito delle faide – aggiunge – degli ex, dei veti incrociati fatto da vecchi e da giovani vecchi. La portavoce del segretario che lo smentisce, Orfini che dichiara, l’altro che lo smentisce, Civati che pontifica, ma che gente è questa. Ho visto cose incredibili, gente che applaude la mattina e tradisce il pomeriggio. Questa classe dirigente non merita la passione ed il dolore di chi li ha mandati a essere classe dirigente del partito e del paese”.






