SULMONA – “E meno male che il punto nascite era ancora aperto!”. Questo hanno pensato i cittadini di Sulmona (L’Aquila), a seguito della disavventura della partoriente bloccata sull’altopiano delle Cinque miglia dalla tormenta di neve, salvata dal provvidenziale intervento dei Vigili del fuoco e trasportata all’ospedale di Sulmona dove ha partorito Anna, una bellissima bambina.
Proprio nel punto nascite che a breve dovrà chiudere, perché sotto la soglia fatidica dei 500 parti all’anno prevista dall’accordo Stato-Regioni del 2010, applicato anche dall’Abruzzo, senza se e senza ma, incurante delle proteste, già per i punti nascita di Atri (Teramo), Ortona (Chieti) e Penne (Pescara). Al contrario, cronaca di questi giorni, in Lombardia la Regione fa marcia indietro e, disattenendo i diktat del governo, riapre punti nascita già chiusi.
Lo smantellamento di Sulmona avverrà, secondo i piani della Asl, non appena sarà predisposta la rete di emergenza urgenza per l’itera regione, e allestita nella città peligna la pista di atterraggio nei pressi del carcere, da dove l’elicottero del 118 dovrà trasportare in caso di emergenza le partorienti all’ospedale dell’Aquila.
Ma a Sulmona rialzano in questi giorni la testa comitati, cittadini e anche la politica, con in testa il sindaco Annamaria Casini, che vogliono salvare a tutti costi il punto nascite, proprio perché esso è ritenuto un importante presidio per un ampio bacino di utenza sparso nelle montagne.
Un servizio che va difeso con i denti a nome dei diritti delle aree interne dimenticate e a rischio di spopolamento. E desta preoccupazione anche la tragedia dell’elicottero precipitato a Campo Felice, che ha causato la morte di sei persone. Uno degli argomenti, seppure dettati dall’emotività, contro la chiusura del punto nascita di Sulmona, è anche la paura di eventuali voli in elicottero.
La capo ostetrica del punto nascite di Sulmona, Berta Gambino ribadisce ad AbruzzoWeb che chiudere il punto nascite “è una follia”.
“Alla luce di quello che è successo – spiega la Gambino – ci chiediamo tutti cosa sarebbe accaduto a quella partoriente, che aveva rotto le acque, se il nostro punto nascite fosse stato già dismesso. Ricordo che nel caso neanche l’elicottero sarebbe potuto decollare, a causa del maltempo e della scarsa visibilità, e nei periodi invernali queste avversità sono frequenti”.
Ribadisce, poi, che “il criterio della chiusura , ovvero la famosa soglia dei 500 parti annui, non può essere applicato in aree interne come la nostra, caratterizzate da centri montani, isolati e serviti da una viabilità interna che in inverno è pericolosa e spesso preclusa, visto che qui le nevicate non sono eventi eccezionali”.
“Il punto nascite di Sulmona per questi territori rappresenta un presidio e una garanzia come l’intero ospedale, che invece il piano di riorganizzazione della rete regionale vuole ridurre a struttura di primo livello, senza più i reparti di urologia, ginecologia, cardiologia, e rianimazione”, prosegue.
Eppure altre Regioni hanno puntato i piedi e hanno riaperto punti già chiusi. A dimostrazione che quello delle chiusure non è un destino ineluttabile. Avviene in Lombardia, dove a seguito delle proteste e delle manifestazioni dei cittadini durata settimane, sta riaprendo i battenti il punto nascite all’ospedale Ondoli di Angera, sul lago Maggiore, anch’esso strategico per le aree interne del varesotto.
E non solo, in Consiglio regionale è approdato un disegno di legge di maggioranza “per superare il numero 500 parti come unico elemento in grado di garantirne il livello di sicurezza e qualità”. Cosa che ha mandato su tutte le furie il governo, che ha condannato la decisione del presidente della Regione Roberto Maroni, aprendo un caso politico.
In Abruzzo invece l’assessore regionale Silvio Paolucci non ha nessuna intenzione, per ora, di fare passi indietro.
Intanto nel punto nascite di Sulmona, dopo una flessione dei parti dovuti proprio alle notizie della sua imminente chiusura, i numeri pare che stiano risalendo la china.
“Dal 1° gennaio abbiamo effettuato già 30 parti, uno al giorno. Molte mamme decidono di partorire qui proprio per contribuire a salvare il punto nascite del loro territorio e stiamo introducendo del resto altri servizi, come la parto analgesia, e anche l’analgesia senza addormentare la donna, che resta cosciente”, fa notare ancora.
“La tragedia di Campo Felice inevitabilmente ha creato molto allarme e preoccupazione qui a Sulmona. Certo, che cada un elicottero del 118 è cosa rarissima, e nel caso specifico vanno accertate le cause – conclude la Gambina – Ma l’impatto emotivo è stato forte, inutile negarlo, e questo ha rafforzato la determinazione di tante donne a difendere il nostro punto nascite, perchè vogliono partorire qui, e non volare altrove a bordo di un elicottero”.





