PESCARA – “Non ho sparato, non ho partecipato a nessuna aggressione, non ho visto niente e non c’entro niente”.
Lo ha detto Walter Natali, 34 anni, nel corso dell’interrogatorio condotto dal gip del tribunale di Pescara, Nicola Colantonio che ne ha convalidato l’arresto disponendo che Natali resti in carcere, rigettando la richiesta di concessione degli arresti domiciliari presentata dal legale dell’indagato, Roberto Serino.
L’uomo è stato arrestato con l’accusa di aver fatto parte del commando che domenica scorsa, in via Lago di Capestrano a Pescara, ha pestato e gambizzato il pugile Emanuel Zuanel.
Natali ha riferito al giudice che stava accompagnando la moglie e i figli a casa, quando ha sentito dei rumori simili a degli spari.
A quel punto si sarebbe incamminato verso il luogo dell’aggressione, ma giunto a metà strada sarebbe tornato sui suoi passi, per evitare di imbattersi in qualche guaio.
Due cittadini, affacciati ad un balcone confermerebbero la versione di Natali. Una donna, che avrebbe assistito all’agguato, avrebbe indicato in un uomo che indossava una tuta bluette, tarchiato e alto circa un metro e 70, l’autore della sparatoria: Natali è stato fermato con indosso una tuta bluette, ma è particolarmente robusto e alto più di un metro e 80.
La tuta è stata sequestrata dagli inquirenti e l’indagato è stato sottoposto alla prova dello stub. Natali si trova in carcere, con le accuse di concorso in tentato omicidio e porto abusivo di arma.
È stato trovato, poco dopo l’agguato, nei dintorni del luogo dove è avvenuta la sparatoria ed è stato indicato dalla vittima come uno dei quattro o cinque partecipanti all’aggressione.






