L’AQUILA – “L’accesso al credito per i giovani sarà garantito grazie agli accordi che la Regione ha già stretto con oltre 15 istituti di credito, ma comunque il Psr è rivolto ad imprenditori che è giusto che ci mettano del loro, e rischino qualcosa”.
Replica così l’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe a quanto evidenziato da Abruzzoweb sulle contraddizioni del bando che scadrà 31 luglio 2016, e che mette a disposizione 21 milioni di euro del Piano di sviluppo rurale per i progetti d’impresa agricola degli under 40.
Questa testata aveva evidenziato in particolare la rinuncia di molti potenziali beneficiari, soprattutto perché hanno difficoltà a reperire la quota di risorse economiche finanziarie da mettere di tasca propria, non meno, a conti fatti, di 61 mila euro, per ottenere i famigerati 90 mila euro del Psr, di cui 60 mila euro quale premio a fondo perduto e 30 mila euro di contributo agli investimenti.
Il bando, dunque, a detta dei diretti interessati, specie quelli che non hanno le spalle coperte, rischia diventare una micidiale trappola che potrebbe trasformarli da giovani disoccupati in futuri disoccupati, con in aggiunta pesanti debiti sulle spalle.
Ma Pepe invita in sostanza ad aver fiducia, ricordando che a metà febbraio proprio per superare questa difficoltà è stato sottoscritto lo schema di accordo tra la Regione e la Commissione regionale dell’Associazione bancaria italiana (Abi), al fine per agevolare gli investimenti nell’ambito del programma di Sviluppo rurale.
“Il protocollo d’intesa – ribadisce Pepe – è stato ampiamente condiviso con i principali attori del mondo agricolo, permetterà di facilitare l’accesso al credito delle aziende per le misure che prevedono investimenti, anche per i giovani. Oltre 15 istituti regionali si sono resi disponibili, e stiamo lavorando con concretezza a rendere l’accesso al credito fattibile per tutti. Ne è un esempio il pacchetto estremamente agevolato messo a punto da Intercredit Confidi e Banca dell’Adriatico”.
Ne consegue insomma che dal punto di vista di Pepe, le paure dei giovani aspiranti impreditori agricoli siano eccessive: se l’idea è buona, troverà senz’altro le risorse aggiuntive per avere successo
Fermo restando però che il rischio d’impresa è connaturato alla filosofia del Psr.
“Ovviamente per diventare imprenditore bisogna metterci anche una parte propria. Il bando regionale è estremamente vantaggioso, assegna anche 90 mila euro a fondo perduto, da non restituire, e la quota effettivamente a carico del beneficiario è molto contenuta”.
Confagricoltura in particolare aveva poi evidenziato altri limiti del bando, ovvero il limite troppo basso per accedere ai finanziamenti, pari ad un ‘valore di produzione standard’ di appena 10 mila euro nelle zone montane e di 15 mila euro nell’area del Fucino, che rischia di creare pericolose illusioni e che esclude nel contempo piccole aziende già esistenti, considerate troppo grandi, che invece potrebbero con il Psr avviare il ricambio generazionale.
O anche gli eccessivi punteggi ad esempio attribuiti a chi prevede innovazioni tecnologiche nel processo produttivo, non sempre necessari nell’agricoltura di frontiera.
“Il bando – taglia però corto Pepe – è stato condiviso con tutte le organizzazioni professionali agricole, i ogni suo aspetto, tant’è che ci hanno richiesto una proroga e noi l’abbiamo accordata al 31 luglio”.





