SAREGO – Cinque giorni in cui l’attenzione italiana ed internazionale del mondo del vino è concentrata tra Monticello di Fara a Sarego (Vicenza) e Verona, per le due fiere che paiono essere il diavolo e l’acqua santa della produzione enologica.

La prima kermesse, quella di Vinnatur a Villa Favorita, ha raccolto 150 produttori, ed è la più importante fiera europea di vini naturali, la seconda è l’ormai consolidata Vinitaly, che quest’anno ha spento le primo 50 candeline.

Le aziende, soprattutto quelle piccole, si aspettano molto dalla Regione.

“Il Psr (Piano di sviluppo rurale, ndr) è la cosa più importante che abbiamo in Abruzzo, la Regione come tutte è in difficoltà economiche quindi trovare le risorse è difficile e capisco le difficoltà nel far partire il Psr, di cui in realtà solo alcune misure sono state già finanziate, ma confidiamo molto in questa misura, che è l’unica rimasta per questo settore”, dice Pietro Topi di Tenuta Terraviva, una delle uniche due aziende abruzzesi a Vinnatur, che partecipa anche a Vinitaly, negli spazi Vivit dedicati ai produttori di vino artigianale.

“Possiamo ammetterlo, ‘piccolo è bello’, anche se sempre con maggiore difficoltà”, aggiunge.

“Le piccole aziende riescono ad esprimere l’artigianalità del prodotto, c’è grande richiesta di vino artigianale – dice – Negli ultimi anni con la crisi delle cantine sociali c’è stata un’esplosione di piccole aziende che personalizzano molto il loro prodotto e questo ha fatto sì che l’Abruzzo sia conosciuto non solo per i grandi nomi ma anche per le tante piccole realtà che si stanno facendo valere in giro per il mondo”.

“Purtroppo ancora non riusciamo ad invertire la tendenza nel rapporto tra il vino imbottigliato fuori regione e quello in regione, i 2/3 del vino prodotto in Abruzzo è imbottigliato fuori regione e il terzo rimanente lo imbottigliano le grandi cantine sociali. Fin quando non riusciremo ad imbottigliare il Montepulciano d’Abruzzo solo in Abruzzo soffriremo”, aggiunge.

“Il Consorzio Colline Teramane di cui facciamo parte, ad esempio, fa sì che che quei vini possono essere imbottigliati solo in regione. Col cambio del disciplinare possiamo presentare vini anche dopo 15 mesi quindi dalle annate 2015/2014 avremo sugli scaffali le bottiglie etichettate ‘Colline Teramane’. Questo non sarà altro che un bene per il nostro comprensorio”, spiega Topi, pur ammettendo che la strada da fare per dare riconoscibilità al prodotto sul mercato è tanta.

Poi, l’inevitabile confronto con gli appuntamenti esteri. “Alla fiera del ProWine a Dusseldorf a cui ho partecipato per la prima volta – racconta – in tre giorni ho avuto solo 10 contatti ma 10 contatti con professionisti e con alcuni dei quali ho già stretto rapporti. Qui in Italia diamo da bere a centinaia di persone e poi dobbiamo andare a cercarci le persone realmente interessate e dedicargli 10 minuti mentre le persone ti chiedono in continuazione da bere. Quindi anche qui andrebbero fatti almeno due giorni dedicati esclusivamente ai professionisti e chiusi alla stampa e alle persone comuni”.