L’AQUILA – Rischio contenzioso per l’appalto da 11 milioni di euro per la ricostruzione della sede degli ultimi decenni della Provincia dell’Aquila, il palazzo che si trova via Sant’Agostino all’Aquila, in pieno centro.

Una “tegola” per colpa della quale l’Ente potrebbe vedere vanificati i tempi record con cui è stato portato avanti l’importante e ambìto appalto.

L’iter amministrativo è nella fase dell’assegnazione provvisoria. Vincitrice della selezione è risultata l’associazione temporanea d’impresa (Ati) tra le venete Covevo e Guerrato, ma alcune aziende partecipanti al bando hanno già presentato richiesta d’accesso agli atti: una mossa che, in genere, precede il ricorso giudiziario.

Da quanto si apprende, oggetto del contendere sarebbero le modalità con cui è stata assegnata la gara, effettuata tramite il metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa: una valutazione mista che attribuisce un punteggio complessivo frutto della somma tra proposta tecnica e ribasso.

Ma l’Ati Coveco-Guerrato ha praticamente vinto con la sola offerta tecnica: infatti, prendendo il massimo (70 punti) sulla prima parte, si è piazzata in testa alla graduatoria nonostante abbia scritto nell’altra busta un prezzo di 1,6 milioni di euro in più rispetto alla seconda classificata.

La conclusione è che i lavori avranno costi maggiori, ma la nuova sede sarà (dovrà essere) certamente avveniristica, vista la quotazione al top ottenuta dall’Ati sul fronte qualitativo, al termine delle valutazioni della commissione di gara, presieduta dal dirigente del settore Edilizia e programmazione della Provincia, Domenico Palumbo.

Palumbo ha preso il posto di Valter Specchio come direttore generale dell’ente dopo l’arresto di quest’ultimo nel dicembre del 2012 (in seguito è stato scarcerato) al termine di un’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila su appalti ed escort.

L’epilogo ha creato malcontento tra le imprese che hanno partecipato, non solo tra quelle che hanno manifestato l’intenzione di denunciare: tra i temi di dibattito ci sono elementi legati alle due aziende vincitrici.

Il Coveco è un consorzio che recentemente è assurto alle cronache nazionali in quanto il suo presidente, Franco Morbiolo, è indagato nell’ambito della faraonica opera pubblica per la realizzazione del Mose, il sistema di difesa di Venezia dall’acqua alta.

Intercettato per mesi dalla Guardia di finanza, Morbiolo dimostrava di essere “uomo di mondo”, come l’ha definito il Corriere della Sera edizione Veneto, che “sa come funzionano gli appalti pubblici e ci mette un secondo a capire che quello ‘pilotato’ per la gara al Porto di Venezia puzza di ‘inciucio’ lontano un miglio”.

La Guerrato, invece, è una vecchia conoscenza del capoluogo. Per oltre 30 anni ha gestito la ricca “torta” della manutenzione degli impianti tecnologici e medicali dell’ospedale San Salvatore, inizialmente come fiduciaria dell’impresa che ha realizzato la struttura sanitaria.

Poi, dal 1991, attraverso una gara che, di proroga in proroga, è arrivata fino a quando l’attuale manager della Asl unica della provincia dell’Aquila, Giancarlo Silveri, non ha stoppato ogni tipo di affidamento promuovendo con un nuovo appalto da cui la Guerrato è uscita sconfitta, mantenendo, però, la parte della generazione dell’energia elettrica.

Non solo: nello stesso settore, la Guerrato ha rapporti molto stretti anche con l’Università dell’Aquila.

Tornando alla questione dei lavori alla sede di via Sant’Agostino, lo scorso giugno il presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, aveva illustrato nel dettaglio l’intera operazione di sostituzione edilizia, che porterà cambiamenti notevoli in una zona molto importante in pieno centro storico del capoluogo terremotato, con insediamenti di uffici e, tra le altre cose, la costruzione di un parcheggio.

L’apertura del cantiere è prevista per l’inizio del 2014 mentre la consegna “chiavi in mano” della nuova struttura è invece prevista in 20 mesi a partire dalla data di inizio dei lavori.

Un processo a tappe forzate che, però, potrebbe conoscere uno stop inaspettato se tutta la vicenda dovesse avere uno strascico fatto di carte bollate. Elisa Marulli