L’AQUILA – Nuova tegola sulla Provincia dell’Aquila: c’è un contenzioso in vista per l’amministrazione guidata da Antonio Del Corvo per alcuni lavori edili che sarebbero stati svolti e non pagati dall’ente.
Secondo quanto appreso da AbruzzoWeb, infatti, stanche di attendere il saldo di fatture rimaste a lungo inevase, alcune imprese abruzzesi sono passate alle vie di fatto. Chissà se a dare impulso allo sblocco di queste risorse potrà contribuire il varo da parte del governo Monti in prorogatio del decreto che sblocca i 40 miliardi di debiti che lo Stato deve alle aziende.
Sul tavolo dell’amministrazione provinciale, intanto, sono arrivati numerosi decreti ingiuntivi per pagamenti non effettuati, con cui le ditte chiedono che si provveda al più presto.
La cosa che più fa inferocire i ricorrenti, sempre secondo quanto si apprende, è che la Provincia avrebbe effettivamente i soldi in cassa per saldare questi lavori rimasti appesi, ma non chiude i conti.
Né regge, secondo gli insorti, la scusa che l’amministrazione ha dovuto affrontare un periodo di impasse e di meccanismi burocratici inceppati dopo l’arresto del suo ormai ex direttore generale, Valter Specchio, per un’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila legata a escort e appalti sui lavori di ricostruzione delle scuole danneggiate dal sisma del 6 aprile 2009.
È vero che il funzionario è finito in carcere, ma è stato da subito sospeso e poi sostituito da Domenico Palumbo nel dicembre 2012.
E alla luce di questa nuova chiave di lettura suona diverso il tenore di una nota che aveva diffuso qualche giorno fa il presidente dell’Associazione costruttori provinciale, Gianni Frattale.
“Siamo d’accordo sul dovere di rispettare i patti contrattuali, ma ricordiamo che non siamo i soli a dover stare alle regole – aveva detto – La responsabilità di una fluida ricostruzione è in capo anche e soprattutto a chi ne sta amministrando i processi”.
“Se i procedimenti burocratici per l’approvazione dei progetti e dei pagamenti in Sal saranno efficienti e snelli, se si risolverà l’ingorgo delle pratiche al Genio Civile, se vi sarà certezza dei fondi, non ci sarà motivo né convenienza per le imprese di ritardare i lavori”, aveva concluso.
Si pensava che ce l’avesse solo con le imprese “mordi e fuggi”, quelle che si sono accaparrate lavori a pioggia sperando di ossigenare le casse societarie con la ricostruzione, salvo poi fuggire quando i meccanismi di pagamento si sono inceppati.
Ora, invece, si capisce che ce l’aveva anche con gli enti pubblici, che sono i primi a essere morosi. Alberto Orsini



